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QUEENSRYCHE

Dedicated to chaos

Loud & Proud Records/Roadrunner Records

 

“Dedicated to chaos” non è un disco dei Queensryche, non gli assomiglia neanche. E se non fosse per l’inconfondibile voce di Tate il triryche in copertina verrebbe da gridare al plagio. Chi pensasse di comprarlo aspettandosi il sound e lo stile tipici della band statunitense farebbe bene a prepararsi: nelle 16 tracce della special edition (4 in più rispetto all’edizione “normale”) non c’è (quasi) traccia del gruppo nato nei gloriosi ’80 e dalle casse esce poco metallo simile quello cui i fan più granitici sono abituati.

Eppure “Dedicated to chaos” è un disco davvero bellissimo. O forse sarebbe meglio dire “un gruppo di canzoni”, perché se c’è un limite che si può imputare a questa produzione è un’evidente mancanza di un concept di fondo. Sono stati gli stessi membri della band – così dichiarano ufficialmente (quindi smettiamola con tutte le lamentele sul protagonismo di Geoff Tate) – a voler costruire i brani ragionando in termini di singoli download piuttosto che di album nel suo complesso. E il risultato si sente: le 16 tracce della special edition vivono ognuna di vita propria e all’ascolto sequenziale il disco suona un po’ “sconnesso”. Ma è un’impressione che non può cancellare il fatto che “Dedicated to chaos” sia un disco decisamente sopra la media e che segni, probabilmente, la definitiva svolta dei Queensryche: un album curato nei minimi dettagli dove si alternano potenza rock (“At the edge”, “Higher”, “Retail Therapy”, probabilmente rappresentano i brani più vicini al cuore dei fan più vecchi), introspezione, influenze floydiane (“Broken” e “Big Noize” ammiccano in modo inequivocabile alla grande epoca Waters-Gilmour, quella di “The Wall” in particolare) e qualche sperimentazione coraggiosa (non credo di essere l’unico che in “Got it bad” ha annusato profumo di Cure grazie agli arpeggi e alle sonorità vagamente orientaleggianti).

Nel complesso, quindi, “Dedicated to chaos” è un album che può piacere a molti ma – probabilmente – a pochi di quegli aficionados che mal digeriscono le trasformazioni: è un album che richiede intelligenza musicale e apertura mentale non solo per essere apprezzato adeguatamente ma anche solo per capire lo spessore dei brani (tutti tecnicamente ineccepibili, con Rockenfield e Jackson a fare da veri padroni di casa grazie ad una sezione ritmica perfetta e sempre protagonista e con Geoff Tate con una voce nuovamente in grande spolvero valorizzata da cori e contro cori). A trent’anni dal loro esordio invece di un “Best of..” i Queensryche ci hanno regalato un disco vigoroso e artisticamente innovativo ma soprattutto coraggioso, pronto a sfidare le critiche di una certa componente di fan un po’ “talebana”: “focalizzarsi su quello che la gente pensa è un atteggiamento inutile – ha dichiarato Tate di recente – esistono migliaia di modi differenti di interpretare la musica e l’arte in generale. Non è fatta per essere statica ma per muoversi, evolversi, crescere”. Ed è quello che i Queensryche hanno scelto, con decisione di fare: evolversi, sperimentare ed esplorare, nella miglior tradizione della cultura progressive di cui sono sempre fra i maggiori profeti. Forse “Dedicated to chaos” non vi farà agitare la testa come altri dischi di un passato ormai lontano ma mettetelo in cuffia e sgombrate la testa dai pregiudizi e dalle attese. Vi piacerà.

 

 

Recensione di Alessandro Pantani