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RIOT

Immortal Soul

SPV/Steamhammer -2011

 

Favoloso! E’ l’unico commento possibile per “Immortal Soul”, il nuovo album dei Riot. Dilungarsi sulla biografia della band newyorkese sarebbe assurdo, e per chi ancora non conosce questa heavy hardrock metal band, con più di 30 anni di carriera alle spalle, farebbe bene a procurarsi qualche loro disco perché ne vale veramente la pena, soprattutto se patiti di un rock, tecnico, aggressivo e pieno di melodia. Sono stati tanti i cambi di line up nel corso del tempo, ma per questo nuovo splendido lavoro Mark Reale, storico chitarrista e leader della band, ha fatto le cose in grande, riuscendo nell’impresa di ricomporre la formazione di “Thundersteel”, insieme a “Fire Down Under”, uno degli album più ben riusciti della band. Tony Moore ha una voce mostruosa, tocca tutte le corde possibili, riesce a raggiungere tonalità altissime per poi soffermarsi su toni più caldi, mai un attimo di esitazione ne indecisioni. Adoro il lavoro che costruisce sulla sua voce in pezzi come “Crawling” o “Insanity”, dove la sua pulizia vocale è qualcosa che non si riscontra facilmente, soprattutto nei gruppi più giovani in giro in questo momento. Interpretazioni da grandissimo professionista, accompagnate dal lavoro sulle sei corde del superbo Mike Flyntz e del già citato Mark Reale. Ripartenze e cavalcate mai fuori dalle righe, con una straordinaria cadenza, caratterizzano canzoni come “Riot”, “Still Your Man” e “Sins Of The Father” che fanno la storia rinnovata di questa band dove è la melodia a farla da padrone, senza risultare mai melensa o mielosa e che permette ai Riot di essere allo stesso tempo furiosi e poetici. Metto al primo posto, della mia classifica personale del disco, “Whiskey Man” dove tutte le caratteristiche succitate, escono fuori alla grande, creando una hit che troverà il suo spazio sulla rotazione delle maggiori radio americane del settore. Nota di merito al lavoro ritmico di Don Van Stavern al basso e Bobby Jarzombek alla batteria, perché se è vero che quello che è più facile ricordare in una canzone, è il riff delle chitarre o lo stile vocale del cantante, senza una sezione ritmica all’altezza, tantissimi gruppi non occuperebbero posizioni di prestigio all’interno del piccolo grande mondo dell’heavy metal. Avvicinatevi a “Immortal Soul” senza paura, vi convincerà immediatamente!

 

Recensione di Emiliano Vallarino