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SEBASTIAN BACH

Kicking & Screaming

Frontiers Records - 2011

 

Finché avrà la musica Mr. Sebastian Bach continuerà a cantare e noi non possiamo che esserne felici! Parole sue! Fonte inesauribile di energia, con la sua voce ormai storica e mai giù di tono, riesce sempre a conquistare il suo pubblico. Le parti ritmiche sono pesanti come non mai, cattive e veloci, molto ben articolate e assolutamente moderne. Infatti per qualche secondo si può ancora immaginare di ascoltare un nuovo album degli Skid Row (e dopo la recente ma breve reunion sul palco con Rob Affuso, storico batterista dei 5 del New Jersey, non è poi così illecito) così da ritrovarsi scaraventati indietro nel lontano 1995 e credere che mai si sciolsero commettendo uno dei più gravi errori del mondo Hard Rock. Però sorge spontaneo chiedersi: “Cosa ce ne facciamo degli Skid Row se abbiamo comunque un Sebastian così in forma?!”. Infatti, basta eccome! L’album è ottimo! Scorre che è una meraviglia ed è così piacevole che fa pensare ormai definitivamente ad un Sebastian Bach cantante solista in stile Ozzy fuori dai Black Sabbath o Iggy Pop senza i suoi Stoogies. Dopo “Bring ‘Em Bach Alive!” (1998, album di cover storiche) e il fantastico “Angel Down” (2007, inediti) finalmente un’altra esplosione di fuochi artificiali con “Kicking & Screaming” a distanza di 4 anni passati sul palco e in studio. La titletrack è la #1, parte con un riff pesante e rockettaro al massimo che ti devasta insieme alle note siderali toccate dalla voce di Bach; voce fantastica e in rispolvero totale, forse davvero mai così buona da anni! 

Gli schemi sui quali sono costruite le canzoni sono quelli classici di strofa/ritornello/strofa/ritornello/solo/ritornello aggiungendo i finali prolungati di matrice Hard Rock ma non ti stanchi, specie se gli assoli di chitarra ti piacciono. “My Own Worst Enemy” seconda traccia è un capolavoro! Mai sentite certe sonorità sotto la voce di Sebastian. Assolutamente degna di nota e forse una delle migliori dell’album che prosegue con una hit dopo l’altra fino a “As Long As I Got The Music” che secondo voci do corridoio sarebbe dovuto essere anche il titolo dell’album, se non fosse stato così lungo! Personalmente sono contento che invece la scelta sia ricaduta sulla definitiva attuale anche perché non c’è assolutamente paragone tra le due canzoni; una devastante, l’altra un po‘ troppo trascinata. Andando avanti comunque nell’album troviamo anche “I’m Alive” una ballad strappalacrime già presentata live come anteprima da diverso tempo, “Caught In A Dream” dal ritornello perfettamente armonioso e sognatore, “Lost In The Light” che mi ha davvero riportato ai controversi ritmi di “Subhuman Race 1995” per finire il tutto con “Wishin’” altra ballad così piacevole da farti ricominciare subito tutto l’album da capo. Ottimo, come già detto. Sebastian si conferma una star che cavalca i palchi di tutto il mondo da più di 20 anni e la cosa si sente eccome!

 

Recensione di Bryan Vee