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SEP7EMBER

Strange Ways Of Going Home

SPV STEAMHAMMER - 2011

 

 

Quando scopri che per registrare un disco qualcuno ha spaccato 250 bacchette da batteria, fatto saltare 1900 corde e licenziato due manager, inevitabilmente nutrirai una certa aspettativa dal punto di vista dell’energia che pensi uscirà dalle casse dello stereo: “come minimo – penserai – farà tremare il pavimento”. Ma “Strange Ways Of Going Home”, il disco d’esordio dei tedeschi Sep7ember è un disco imprevedibile e, per certi versi, sorprendente. L’album (13 tracce, se si include la versione unplugged di “So”) cambia ripetutamente registro stilistico pur muovendosi sempre fra i binari ben definiti segnati dal punk di fine anni ’80 e il rock nelle sue anime più “acide”. La partenza è al fulmicotone: “View into blur” e “I Hate NY” (primo singolo lanciato da un video geniale che ricalca con ironia al vetriolo le tante magliette “I love…”) hanno un ritmo e un’energia rabbiosa che si fa strada immediatamente nelle vene e fatica ad andarsene. Il merito è – soprattutto - del trio composto dalla voce di Boris Pillmann e dalle due chitarre di Guido Dobrautz e Bernd Siedler: una miscela ipnotica e distorta ben supportata dal basso Bill Peckham e dalla batteria di Hakan Cetin che ci trasporta in un mondo onirico ricco di rabbia, dove il ghigno malefico ha preso il posto della risata. E proprio come nei sogni più strani, in “Strange way of going home” c’è posto per molte storie – ed emozioni - diverse: la band rende probabilmente al meglio nei pezzi più “decisi” (“One thing” e l’ottima “Rocket to somewhere”, ad esempio) mentre le atmosfere più malinconiche di pezzi come “Gods are laughing” lasciano la sensazione del “già-sentito-ma-non-ricordo-dove” (in un brano comunque profondo e riflessivo). Ascoltando bene, poi, si troverà anche qualche pennellata (neppure troppo nascosta) di grunge, tracce che diventano evidenti in “Super hero smashing wonder”, “Remaining days” e la versione unplugged di “So”, in particolare. Ma non ditelo ai ragazzi di Hannover perché, come dichiarano nel loro sito, l’album dovrebbe essere “la risposta a tutti quelli che hanno perso la fede nei rock rumoroso e sfacciato”. “Strange ways of going home” però non è un disco sfacciato: è un buon prodotto, confezionato a tempi record (la band suona insieme dal 2007 ma il contratto discografico risale a giugno 2011, appena quattro mesi fa) e studiato a tavolino per attirare audience diverse. Non sarà il l’album più coraggioso e innovativo di questo 2011 ma merita sicuramente una chance. Ascoltatelo.

E magari guardatevi l’ottimo video di “I hate NY”, vi piacerà.

www.youtube.com/watch?v=LhikMVoHnSY

 

Alessandro Pantani