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SILVERSTEIN

Short Songs

Hopeless Records – 2012

 

 

Il ritorno della band canadese porta il nome di “Short Songs” e vedrà la luce il 6 febbraio 2012, in piena fibrillazione per l'imminente tour europeo e americano. Dal titolo alquanto singolare si evince il contenuto della loro ultima fatica discografica: il cd è diviso in due parti, la prima contenente canzoni originali e la seconda fatta di cover di artisti tra cui The Swarm, Descendents e Green Day, per un totale di 22 mini tracce che durano non più di 90 secondi. "Pensiamo sempre ai due 'lati' dell'album quando ne produciamo uno", spiega il batterista della band Paul Koehler, "e l'idea era di dare a chi ascolta un mini-disco targato Siverstein, toccando tutti i generi che ci si potesse aspettare da uno dei nostri cd". Detto fatto. Senza abbandonare la scia hardcore che li ha sempre caratterizzati, con “Short Songs” esplorano l'universo del vario ma buono, espandendosi (forse per la prima volta) in tutta la loro versatilità e senza il minimo timore.

 

Inizio regolare e nulla di particolarmente eclatante per la prima parte, che scorre liscia tra un buon metalcore ristretto come in “Truth&Temptation”, e le ballate “One last dance” e “Sleep Around” (quest'ultima arricchita da una piacevole introduzione acustica); è il "cambio lato" che vede i cinque alle prese con remake interessanti quanto tribolati, considerata la lavorazione faticosa per l'adattamento causata dalla differenza di tecnologie per la produzione musicale. Benchè meritevoli tutte e undici, l'orecchio finisce per cadere sulla scalzante “Destination:Blood!” (Orchid), la più pacata “Scenes of Parisian life” (The Promise Ring) e “The ballad of Wilhelm Fink” (Green Day), esempi di tracce dai sound piuttosto lontani tra loro che, pur se riadattate e rinnovate in chiave short, non fanno sentire la mancanza delle originali. Disponibile anche in una vinyl edition limitata (e purtroppo in vendita solo durante le tappe del tour americano), “Short Songs” promette faville per band e fans.

 

 

Recensione di Annalisa Esposito