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STAIND

Staind

Roadrunners Records - 2011

 

Gli Staind tornano sul mercato discografico con questo lavoro omonimo che esce a distanza di tre anni dal precedente “The Illusion of progress”. Fin dal loro debutto discografico avvenuto nel 1996, due son state le caratteristiche della band: dominare le classifiche Usa di Billboard e un certo tempo d’attesa tra un lavoro e l’altro. Il cd segna sicuramente un ritorno prevalente alle sonorità alternative metal dei primi lavori. C’è anche una grande novità all’interno della band: lo storico batterista Jon Wysocki non sarà piu’con loro dopo questo lavoro (ed è quindi l’ultima occasione per sentire le sue rullate con Lewis & Co) e sarà sostituito (perlomeno nelle date autunnali) da Sal Giancarelli. La forza della band è sempre stata la voce inconfondibile e carica di pathos di Aaron Lewis che comincia subito a deliziarci con la consueta grintagià nell’opening track “Eyes wide open”, canzone dominata da un bel duello di chitarre Lewis/Mushok , con svariati cambi di tempo, un po’ “spettrale” come sonorità. “Not again” è molto d’atmosfera e ogni minimo dettaglio in chiave di produzione non è tralasciato da Johnny K che ha già prodotto nomi importantissimi quali 3 Doors Down, Disturbed e Sevendust e, che tra l’altro ha lavorato sul precedente lavoro della band. Urla incazzate, chitarre che sembrano pestarti come uno sparring partner in qualche desolata palestra di New York, sezione basso e batteria sincronizzata perfettamente sull’obiettivo di regalare una grande canzone: questa è la ricetta vincente del brano. “Failing” continua sapientemente l’opera intrapresa dagli Alice in Chains. Riffs molto lenti, quasi Sabbathiani e voce al tempo stesso sofferta e suadente dell’inimitabile Lewis. Cinque e passa minuti di assoluto benessere. La fase commerciale è quindi sicuramente messa alle spalle già da questi brani e continua con “Wannabe”, discreto pezzo per carità, ma che sicuramente è stato già realizzato in maniera migliore da Incubus, Rage Against the Machine (per alcune tonalità) ma soprattutto dai seminali Body Count di Ice-T ormai 20 anni fa (o quasi). L’effetto dejavu è quasi maleodorante come un pezzo di carne ormai coperto di mosche. A mio parere, la prima canzone non riuscita del lavoro. Fortunatamente il mio viso torna a sorridere per tale lavoro con “Throw it all away”, probabilmente la canzone che ogni sillaba pronunciata da Aaron è puro piacere per le mie orecchie. Pezzo claustrofobico e rallentato, che pero’ si discosta parecchio da canzoni stile ”Believe” o derivate. “Take a breath” potrebbe essere cantato in maniera convincente anche da Jonathan Davies. E’una critica, è un complimento? No, è solo una semplice constatazione (mica troppo amichevole, ma perlomeno sincera). Svariate volte, consapevolmente o meno, le bands alternative attingono a piene mani nelle sonorità degli altri colleghi. Vale lo stesso discorso che ho fatto per “Wannabe”, quindi.

“The bottom” è un pezzo che mi ha conquistato subito; non ti da tregua, non suonato alla velocità di un Testarossa, ma nella loro migliore tradizione di cosiddetta band post-grunge. Il buon Wysocki pesta le pelli come un ossesso e Lewis passa da tonalità molto introspettive a quasi growl parecchio riusciti. Le chitarre sono belle incazzate ed urlanti. Molto bella è anche “Now”, sicuramente un pezzo molto adatto ad una forte programmazione radiofonica. Suonato con maestria, con un riff di Mushok che ti entra subito in testa, dove Aaron fa quello che vuole con la sua voce e ti conquista inesorabilmente. “Paper wings” è il pezzo piu’ duro del lavoro e ricalca diversi lavori dei Down, senza riuscire comunque a raggiungere la potenza della voce di Anselmo. Un pezzo che comunque non decolla e che è un po’noioso per i miei gusti. Il lavoro si chiude in bellezza con la tenue ballata “Something to remind me”, pezzo solo acustica e chitarra, è un’ottima musica d’atmosfera quando hai bisogno di una canzone che sappia rilassarti completamente. Sostanzialmente un bel lavoro, non certo un capolavoro come i dischi degli inizi, e che pecca in alcuni momenti di qualche pericoloso dejavu’ o atteggiamento studiato per ottenere consensi dai loro fans.

 

MauRnrPirate