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STEEL PANTHER

Balls Out

Universal Records - 2011

 

 

Il mio amore per la band losangelina è cominciato, cosi’ per caso, l’anno scorso allo Sweden Rock Festival. Piazzati in un palco defilato dai principali e in un pieno pomeriggio piovoso, con uno show energico, ironico( e talvolta comico) e che andava ad analizzare ogni cliches del glam metal (dal trucco esagerato, alla voglia di sbronzarsi e farsi come un caimano e alle immancabili fighe che mostravano le tette), furono decretati unanimamente come una delle migliori performances del festival. Appena tornato in Italia, mi precipitai in un negozio ben fornito e mi comprai il loro debutto “Feel the steel”, un disco must per ogni amante di tali sonorità. I titoli ironici la facevano da padrone, da “Death to all but metal”, “Asian hooker”,”Party all day,fuck all night” e soprattutto “I want your tits” o “I want pussy”.

 

 

Dopo “Feel The Steel” uscito nel 2009 e con innumerevoli concerti alle spalle, tornano a deliziarci le orecchie e regalarci qualche sorriso in più, i STEEL PANTHER con “Balls Out”, nuovo e davvero ben riuscito album. I loro shows dal vivo sono distruttivi ( li ho visti allo Sweden Rock Festival) e, fortunatamente, li vedremo nel marzo 2012 all’Alcatraz di Milano; sono sicuro già da adesso che sarà uno degli eventi top per noi Rockers per tutto il 2012 o perlomeno fino al 21 dicembre 2012 (vabbé ci siam capiti cosa succede secondo i simpatici Maya). Ma torniamo alle tette ops torniamo alla musica presente in questo cd. Già dalla copertina si capisce con chi abbiamo a che a fate: è raffigurata una stupenda ragazza in un costume assai striminzito con due enormi palle d’acciaio che le penzolano dall’oggetto principale di desiderio della band e di tanti di noi, vabbé quella cosuccia che piace tanto anche a Rocco Siffredi o al loro fraterno amico porno attore, Ron Jeremy. L'album è composto da 14 brani, che ovviamente si aprono con un intro oscuro “In the future”, che non c’entra nulla col resto e che credo sia li’ solo per poterli introdurre sul palco nei loro futuri shows e che viene declamata da un noto comico americano, Dane Cook. L’adrenalina scorre al massimo già dalle prime note di “Supersonic Sex Machine”, una cavalcata micidiale che va ad unire idealmente gente come Spinal Tap e W.A.S.P e che è un’assoluta lezione di padronanza nel suonare insieme. Presi singolarmente, sono quattro mostri e mi chiedo ancora come gli L.A.Guns si siano fatti scappare all’epoca un pazzo scatenato come Ralph Sainz, che tra l’altro molti ricordano in un tributo americano dei Van Halen, che fece furore su Metal Edge e RIP, quando esistevano ancora e, al posto di quella diavoleria dell’Iphone, c’era ancora la nonna che ti faceva da segreteria telefonica per le tue spasimanti. Ovviamente, visto che si tratta di loro, solo un pazzo scatenato come il sottoscritto, si trova subito a suo agio con l’enorme quantità di cazzate che canta spesso la band. Non vanno presi sul serio, di certo non parleranno mai della crisi economica del mondo o di Obama che ha deluso ma parleranno sempre di quattro cose che governano e spingono il mondo: passere, alcool, droghe e chitarre urlanti. Solo loro potevano scrivere un brano sull’ex campione di golf, Tiger Woods, travolto dalle mazzate (sue e da golf) dell’ex moglie per averla continuamente tradita con ragazze bianche, disinibite e giovani. Tale canzone in cui lo tributano e ti ribalti dalle risate per quello che raccontano nel testo è “Just like Tiger Woods”. La canzone abbassa un po’ il ritmo rispetto a quella iniziale. E’ piu’ che altro un anthem da concerto che si segnala anche per un grande assolo di chitarra di Satchel. Il primo singolo tratto dall’album è “17 Girls in a Row”, uscito ad agosto è brano molto ballabile, con influenze molto funkeggianti alla Extreme per fare un esempio ma forse unpo' scontata nel globale. Non riesco ancora totalmente ad amarla, anche se indubbiamente la produzione è pazzesca. E cosa sarebbe una band che si rifà nel look, nel trucco, nelle mosse, nei clichés senza una ballata strappa mutande? Puntualmente arriva tale momento , quindi indossate i migliori completino presi al sexy shop, olio per massaggi o Nutella ( insieme beh come direbbe la Carrà, a far l’amore comincia tu) e “If you Really, Really Love Me” ti fa subito effetto. Vabbé non ha effetti collaterali sull’organismo (scriviamolo in termini farmaceutici), ma ragazzi, che libidine di pezzo. Un leggero, ma soltanto leggero (usiamo un eufemismo) suono dei Van Halen /David Lee Roth(giustificato anche dal passato di Ralph), è presente in “It won’t suck myself”, che vede la presenza di due prezzemolini della scena rock-pop (visto che ce li troviamo in svariati dischi): Chad Kroeger dei Nickelback e l’inconfondibile chitarra di Nuno Bettencourt, guitar hero di Rihanna( ehm,ehm) ma soprattutto degli Extreme. “Tomorrow night”, chiudete gli occhi e pensate di essere sul Sunset Boulevard alla guida di una Mustang e con una bionda tettona al vostro fianco e ora riapriteli, siete invece alla guida di un Pandino, in tangenziale a Cesano Boscone e con una tipa un attimino inguardabile. Vabbé, basta Jagermeister prima di andare a dormire e continuo invece il mio headbanging stile Beavis and Butthead per questa energica canzone che dice semplicemente di andare ad una festa, domani sera. Si’, conoscendo la band, non vai certo alla Castagnata della Parrocchia! Altro ballatone, vagamente alla Darkness è “Why can’t you trust me”, davvero bella e forse meno potente di “If you really,really love me”. A quanti innamorati persi di una persona, sarà capitato di non essere creduti e Ralph (Michael Starr) sicuramente non è un soggetto che ispira la totale fiducia delle varie pollastrelle, ma alla fine anche Stix, Satchel e Lexxi sono gente da cui compreresti un ‘auto usata. La ballad è ovviamente scontata e non poco, ma sicuramente bands come loro, umiliano praticamente tutte o quasi le bands svedesi o anche qualcuna italiana che vogliono fare il verso ai Motley Crue, Wasp, Guns N’Roses, Cinderella etc di inizi carriera. Hanno nel dna l’ironia ma soprattutto sanno suonare alla grande. Non perché prendono in mano un basso e si cotonano i capelli come lui, automaticamente diventano un mostro di bravura e di stile quale Nikki Sixx. Questa è la loro filosofia e il rispetto verso loro per me è totale. Rispetto che arriva anche da tanti musicisti che hanno suonato con loro. Potrei citarvi Pink, Steven Adler e almeno cento altri. Continuando nell’analisi del disco “That’s what girls are for” è molto granitica, non veloce ed è una De Lorean che va al contrario e fa Ritorno al passato, destinazione Gazzarri 1983. “Gold digging whore” è una parafrasi per identificare quelle donne di facili costumi che cercano di spillare l’oro a facoltosi amanti, quasi un inno d’amore (vabbé non esattamente cosi’). Questa è sicuramente una delle canzoni piu’riuscite, con cori pazzeschi e cambi di tempo riuscitissimi. Scommetto che molti la balleranno in futuro, ho quasi questa sensazione. I Buckcherry saranno orgogliosi di sapere che altri non si vergognano piu’di dire che amano le droghe (Lit up), visto che la band di Michael Starr lo grida con “I like drugs”. Non ascoltate tanto i consigli che vi danno di “venire dentro” (se non ci son le dovute precauzioni ) con “Let me cum in”. Ecco, non son certo la band che il Ministero della Sanità sceglierebbe per la prevenzione di gravidanze o anche malattie sessualmente trasmissibili. Come canzone è davvero molto bella. Questo disco è chiuso da una splendida ballata orchestrata intitolata “Weenie Ride”, certamente forgiata sulle note di Beatles e Queen e che probabilmente sarebbe stata a pennello anche su lavori come “III sides to every story” degli Extreme. Quindi rockers, questo è un disco che merita l’acquisto o perlomeno un download legale tramite I-tunes o Amazon e che metterete spesso nel vostro lettore cd. Consigliatissimo.

 

 

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