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STEELA

Un passo un dubbio

On The Road/Universal - 2011

 

Steela, in un primo momento, potrebbe farti subito venire in mente l’acciaio (visto che Steel in inglese, significa quello), invece la parola che ho associato subito a questi ragazzi è “groove”. Provenienti dal Salento, terra incredibilmente fervida di tanti talenti poi diventate superstars quali Sud Sound System e Negramaro, il sestetto dimostra decisamente di saperci fare e di non essere mai banale nella sua proposta. Il loro sound è sicuramente influenzato da Sud Sound System, Africa United ed Alma Negretta (tra l’altro aprirono anche i concerti del loro leader indiscusso, il carismatico Raiz). Non puoi stare inchiodato sulla sedia, appena partono le prime note di “Solo un’ora”. Una spiaggia di Kingston, un Mojito vicino a te e tanto sole, sono le prime immagini che ho associato a queste sonorità. Non è il solito disco di una band che vuole fare la pseudo-alternativa o cavalcare un’onda fortunata. I particolari sono curati minuziosamente e non mi sorprenderei che tra qualche tempo, questa band possa essere sulla bocca di tutti. C’è ovviamente il pezzo in dialetto salentino: “Cusi’ nu m’hai istu mai”, che tra vari dubs e un accattivante rap, ti da la giusta carica e se ti sei appena svegliato, subito ti mette di buonumore. “Nei tuoi silenzi” è un pezzo invece molto lento, con la voce di Moreno Turi assoluta protagonista. “Destra sinistra” è un altro pezzo ballabile, sicuramente piu’ atipico rispetto ai precedenti, con un certo retrogusto oscuro in sottofondo. Testo impegnato e vari loops molto consoni, completano questo brano. Il super ospite Samuel dei Subsonica e dei Motel Connection è insieme a loro in “Two”, pezzo che se spogliato dai vari campionamenti e ovviamente dall’idioma, potrebbe sicuramente essere scambiato per un pezzo di Peter Tosh o Jimmy Cliff. “Quiddrhu ca n’cete” è un raggamuffin indiavolato che ti porta al centro del mondo ed è il mio preferito. Una bomba assoluta! Si continua poi con “Perdizione” che va a toccare sonorità e territori molto cari ai Subsonica, con ottimi passaggi delle tastiere di “Cusci”Vitto ed Errico Carcagno. La voglia di sperimentare con l’elettronica ed unirla alle loro radici dub/reggae è lampante in “Cu’mme” ed essersi trasferiti nella casa di un assoluto guru quale Madaski, ha prodotto i risultati sperati per la band. “Senza te”, chiude un disco, che non ha mai realmente regalato un momento di noia totale e sinceramente il mio pollice alto verso questo lavoro è pienamente meritato.

 

MauRnrPirate