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TESLA

Twisted Wires & The Acoustic Sessions

Scarlet Records - 2011

 

Luglio è uno di quei mesi, nei quali le case discografiche invadono il mercato con pseudo compilation e greatest hits tra i più disparati, in grado di suscitare interesse, giusto in “matrone” spiaggiate nella noia e “ragazzetti” cerebralmente in vacanza da una vita, categorie sempre poco avvezze all’ascolto e all’acquisto di dischi durante l’anno. E’ un “fuori tutto”, il saldo dei cataloghi musicali. Quando Angel ( il direttore di Rock Rebel Magazine) mi propone di recensire “Twisted Wires & The Acoustic Sessions” ultima fatica dei Tesla, storica hardrock band di Sacramento, è una boccata d’aria fresca completamente inaspettata. Dodici tracce splendide, emozionanti, genuine, potrei utilizzare tutte le aggettivazioni del mondo e ancora non andrei vicino a spiegare il vero valore di questo lavoro. Suona acustico, elettrico, un viaggio nel cuore della musica dei Tesla, attraverso rivisitazioni, intuizioni geniali e cambi di line up. Sarebbe stato facile prendere i loro maggiori successi e riarrangiarli come solo chi ha suonato “unplugged” in tempi non sospetti sa fare, (nel novanta suonare semi acustico per una band hardrock americana famosa poteva essere controproducente). No, i Tesla riprendono canzoni della loro produzione, meno pubblicizzate e forse sottovalutate dalla critica (ma non dai fan) come “Caught in a dream” o “Shine Away” e le rielaborano creando nuove armonie, nuove sensazioni, gemme dal taglio nuovo e brillante. Sotto la regia attenta di Brian Wheat, storico bassista della band, il disco scorre imperterrito per la sua strada, facendoci sognare ad occhi aperti lunghi viaggi in auto con gli amici di tutta una vita o infinite notti di lenzuola profumate d’amore. La prima parte dell’album vede all’opera l’attuale line up, oltre al sopracitato Wheat, Jeff Keith alla voce,Troy Luccketta alla batteria e alle chitarre Frank Hannon e l’ultimo arrivato Dave Rude, capace di dare nuove chiavi di lettura, energia e creatività alle composizioni del gruppo, mentre la seconda parte vede le ultime registrazioni effettuate prima del 2006 con il primo e storico chitarrista Tommy Skeoch. Da questo virtuale passaggio del testimone, il titolo emblematico “Twisted Wires”, (fili intrecciati) perché effettivamente ogni brano si intreccia in una dinamica precisa e non ci si accorge del tempo che passa durante l’ascolto, rapiti completamente dai suoni e dalle melodie. La timbrica di Keith è calda, rauca, piena, avvolgente e l’impressione generale e’ che l’andamento, ora acustico, ora elettrico delle canzoni, ne esalti ancora di più la personalità. Come se non bastasse, i nostri ci regalano due inediti spaziali come “Better Off Whitout You” e “Second Street”, (la canto da quattro giorni ininterrottamente e credo, anzi sono sicuro, che il mio vicino stia per assoldare un killer) oltre a quel diamante unico per bellezza e dolcezza che è secondo me “I Love You”. Se questo album doveva celebrare i venticinque anni di attività della band, auguro ai Tesla altri cinque lustri di musica composta per gente che, ama, sogna e vive attraverso le loro canzoni. Nel frattempo sto godendo.

 

Recensione di Emiliano Vallarino