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THE HORRIBLE CROWES

Elsie

SideOneDummy – 2011

 

Prendete lo Springsteen dei tempi migliori, aggiungete un pizzico del Bob Dylan più introspettivo, mescolate insieme su una solida base rock dalle robuste venature soul, guarnite con la voce eccellente di Brian Fallon (voce inconfondibile dei Gaslight Anthems ) e le chitarre di Ian Perkins (chitarra aggiunta del gruppo di Fallon); cuocete a fiamma viva (la band – o meglio, il duo - nasce ufficialmente appena otto mesi fa, nel gennaio 2011) e otterrete “Elsie” uno dei migliori dischi nel suo genere degli ultimi dieci anni. Dodici tracce danno vita ad un album profondo e di eccezionale livello tecnico, merito, in parte, delle magie di Ted Hutt in regia e dell’apporto di numerose “guest star” come Steve Sidelnyk alla sezione ritmica, le Parkington Sisters per gli archi, lo stesso Ted Hutt come seconda chitarra, Adele Jensen agli ottoni e tutti I Gaslight Anthem a “riempire il tutto”. Un contributo importante che, tuttavia, non contamina l’anima e lo stile soul del disco: siamo lontani dalle atmosfere e dalle sonorità della punk band americana. Gli ascoltatori sono avvisati, i simbolismi e i testi metaforici dei Gaslight Anthems non abitano qui così come il sound tipico della band del New Jersey: traccia dopo traccia l’ascolto conduce nelle pieghe più personali, intime e spesso dolorose della vita di Fallon. Un percorso che parla di relazioni, della dipendenza dalla droga, del rapporto con la religione, un racconto autobiografico che dall’abisso conduce alla redenzione. Non a caso i brani si susseguono in perfetta coerenza narrativa e questo rende difficile immaginarli e ascoltarli singolarmente (un po’ come provare a isolare alcuni brani di The Wall). A rendere di alta qualità il tutto contribuisce la meravigliosa voce del cantante che, abbandonate le venature punk (che pure riemergono in “Mary Ann”, un brano dalle forti tinte floydiane e fra i più convincenti nelle 12 - pur ottime - tracce) si mostra perfettamente a suo agio anche in tonalità e sound tipicamente “black”, perfette non tanto per agitare la testa ma per scuotere le corde nascoste di anima, cuore e cervello. Il brano migliore? Forse “LadyKiller” ma è una scelta difficile: l’album assume tinte diverse ad ogni ascolto, come un rhum invecchiato man mano che lo si assapora. E migliora ad ogni ascolto, senza mai stancare.

Un consiglio: quando tornate a casa dopo un giorno di delirio, abbassate le luci, stappate una bottiglia di vino e mettete su “Elsie”. E al diavolo tutto il resto.

 

Alessandro Pantani