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VANEXA

Metal City Live

My Graveyand Production - 2011

 

Con infinito piacere mi occupo di questo primo live dei Vanexa, band heavy metal storica savonese che insieme alla Strana Officina, ai Vanadium, ai Sabotage, ai Danger Zone e pochi altri sono state tra le prime band ad attirar l’attenzione dei rocker-metallari italiani all’interno dei nostri confini, sempre con gli sguardi e le orecchie rivolte all’estero. Questo live è stato registrato in occasione della prima data post-reunion tenutasi a Bologna il 28 febbraio 2008 in occasione del Play It Loud Festival. Della formazione storica è rimasta la massiccia sezione ritmica composta da Silvano Bottari alla batteria e Sergio Pagnacco al basso (da qualche tempo anche tra le fila dei Labyrinth), completano la line-up Roberto Tiranti, già presente nel terzo lavoro (“Against The Sun”, 1994) ed i due talentuosi chitarristi Alex Graziano e Artan Selishta. L’album contiene nove brani di metallo fuso capaci di percorrere in maniera trasversale la carriera discografica della band, qualcosa più di quaranta minuti che ci intrattengono e riaccendono i riflettori su questo quintetto che dopo la pubblicazione di un best of ha voluto da una parte fissare per sempre una tappa live storica ed dall’altra ha voluto far ascoltare a chi non è stato presente in quel di Bologna, di che pasta siano fatti questi rockers. Il disco si apre con “In The Shadow of the Cross”, estratta dall'ultima pubblicazione, un mid-tempo al quale è impossibile sfuggire. Le chitarre di Graziano e Selishta ci introducono “I Wanna See Fire” che riporta alla mente i maestri Iron Maiden-Judas Priest. La violentissima “Midnight Wolves” ha un effetto dirompente. “Night Rain on The Ruin” è la ballata che regala un momento ricco di intensità e proprio per non lasciare rilassare il pubblico viene proposta “1.000 Nights” che, come viene raccontato dal Roberto, si tratta di uno dei primi esempi di speed metal tricolore (datato 1979). Non ho parlato del Tiranti nazionale, forse perché è cosa superflua visto che tutti conoscono le sue capacità e qualità, dimostrate appieno anche un questa registrazione grazie ai suoi classici acuti talmente alti da sembrar ultrasuoni. Un album non solo per i fan della band, ma per tutti quelli che sono interessati a conoscere come si faceva heavy metal in Italia alla fine degli anni settanta inizio primi anni ottanta.

 

Recensione di Andrea Lami