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WEDNESDAY 13

Calling all the Corpses

Riot! Entertainment - 2011

 

 

E’periodo di Halloween e puntuale come uno zombie affamato e in crisi di astinenza, arriva sul mercato discografico il nuovo lavoro solista di Wednesday 13, leader dei Murderdolls. I Murderdolls sono una band horror glamsleazepunk (scritto tutto attaccato cosi’ da’ l’idea dell’impatto sonoro che scaturisce), che abbiamo visto l’anno scorso in Italia per due date insieme ai mitici Guns N’Roses. Progetto ad uso e consumo di Wednesday e di Joey Jordison, che tutti sappiamo batterista degli Slipknot. Ma torniamo al buon Wednesday. Il precedente album “Skeletons” risale al 2008 e fu francamente (per il sottoscritto) una mezza delusione; molto banale nei suoni e nei testi, sembrava far rimpiangere molto gli inizi del cantante coi suoi Frankestein Drag Queens. Come un’invocazione di un potente Dio o come certe invocazioni di aiuto di Crash Bandicoot, ecco lo spirito goliardico, perverso e retro’ di questa band, manifestarsi in questo cd. Si comincia a notare il tutto, già dalla copertina disegnata dal grande D. A Frizzell che disegna le copertine di una delle band di culto attualmente sul mercato, gli Avenged Sevenfold e dei pazzoidi Sevendust. Aggiungiamo la produzione ad opera di Tom Baker, che ha lavorato con Nine Inch Nails, Ministry, Marilyn Manson e Rob Zombie e capirete dove Wednesday vuole parare. Il lavoro si apre con un intro molto atipico e quasi marcetta; Blood fades to black e subito vira su care e inconfondibili ritmiche in “I wanna be created”. La voce inconfondibilmente nasale e gracchiante di Wednesday domina tutto il pezzo che è un concentrato di adrenalina totale, quasi come fossero tre lattine di Monster scolate in meno di un’ora. Vabbé piccola nota di folklore: sto facendo la recensione di questo cd col mio gatto accanto e non è molto d’accordo, visto che se n’è andato via, forse annientato da tale potenza sonora. Torniamo a noi, che è meglio!”Ghoul of my dream “è una quasi filastroffa, molto grintosa, con ritmiche di chitarra assassine, batteria al fulmicotone e tutto quello che ti puo’ far ballare all’istante. Il Maestro 13 dirige l’orchestra e anche le vecchiette delle prime fila alzerebbero il bastone in senso di approvazione. Ok, il sottoscritto Mau è pazzo e si sa, ma la compagnia musicale è davvero complementare in questo momento. “One knife stand” rallenta il ritmo del cd ed è molto adatta ad una scena di abbordaggio piratesco. Ok non siamo insieme a Johnny nei Caraibi, e quindi pensiamo all’abbordaggio di qualche bella preda femminile nei paraggi, sulle note di questa canzone. Fortuna che il mio gatto è uscito, avrebbe rischiato grosso! La title track “Calling all corpses” è quasi un power metal rivisitato e trasportato al 21 secolo. Chitarre granitiche e precise come un orologiaio svizzero, cantato da schiaffoni in faccia senza proferire una parola e atmosfera tipicamente oscura e zombiesca. “Miss Morgue” è invece quel pezzo che ti aggredisce e piace dal primo decimo di secondo. Non velocissimo, cori bei scanditi- produzione pazzesca-puri minuti di piacere sonoro. La successiva “Silver Bullets” farà sicuramente piacere nel titolo a miei cari amici toscani, che hanno la band di tributo ai Guns N’Roses chiamata cosi’. Di certo siam piu’ su territori dei primi Motley Crue ampiamente rivisitati e corretti con frequentazioni dei vari Rob Zombie,Trent Reznor e Al Jourgensen, ma io direi anche Joey Ramone soprattutto. Guns N’Roses? Li avete nominati! Sicuramente l’attacco di “Bad at being human” paga pegno alla canzone “Chinese democracy” dei Guns N’Roses, per poi sicuramente essere influenzato da vecchie cose dei Corrosion of Conformity e soprattutto “Black leather”dei Sex Pistols che aleggia per tutta la durata del pezzo. Non credo sian riferimenti voluti, ma la sensazione che mi ha dato è di una continua citazione di canzoni di altri. Per carità, anche molto carina come canzone. Nota di merito per “London after midnight” è puramente sullo stile delle sue bands, molto grintosa e veloce, un pezzo ampiamente ben riuscito. “Candle for the devil” è invece molto cadenzato come andamento. Sembra che i cori li faccia una ciurma di marinai contaminati da virus mandati in giro dalla Umbrella Inc. (e vabbé citiamo Resident Evil, anche…). “We all die” è ampiamente ironico: gli zombies sono morti, si rianimano e ti azzannano quando meno te l’aspetti. Creature anche simpatiche in alcuni momenti da vedersi, ma pronti a scarnificarti come un branco di piranhas. Pezzo al fulmicotone e molto ballabile, pure questo, forse anche con qualche vena psychobilly alla Creepshow sparsa qua e là. “Something wicked the way” è stato il primo singolo e francamente non mi era piaciuto al momento della sua pubblicazione e neanche adesso, c’entra pochissimo con l’album e lo trovo un pezzo molto deludente. Chiude questo validissimo lavoro, l’outro reprise di “Blood fades to black”, che è in acustico questa volta. Lavoro ampiamente apprezzato. Non un capolavoro, ma decisamente alle altezze delle mie aspettative.

 

MauRnrPirate