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LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA

 

@ Live Club Trezzo sull’Adda 8 Aprile 2011

 

Report a cura di Margherita Simonetti

 

In un club non stracolmo (per chi conosce il Live Club di Trezzo sull’Adda, per capirci, la gente arrivava fino alla consolle del dj) assistiamo a un concerto fatto di parole musica e nulla più, non serve, come del resto Vasco Brondi aka Le Luci della Centrale Elettrica ci ha abituati ad aspettarci solo ascoltando i suoi dischi. Dopo alcuni secondi di intro fatto di rumori di motori in sottofondo, la band esce attorno alle 23,30 e si apre subito con la più nota delle tracks contenute in “ Per ora la chiameremo felicità” full lenght datato 2010, quello nuovo: è “Cara catastrofe” che introduce un live fatto di buona musica e fraseggi che restano dentro, ma per i fan di Vasco è palese. Che Brondi col suo progetto di successo sia sostenuto da nomi di grosso calibro del panorama alternativo italiano (la produzione dei suoi lavori è firmata, tra l’altro, da Giorgio Canali) già lo si sapeva e qui se ne ha la conferma data la presenza con lui sul palco di musicisti di grandissima professionalità, tra i quali citiamo Rodrigo D’Erasmo al violino elettrico e Lorenzo Corti alla chitarra elettrica. E il loro spessore lo percepiamo tutto, nei giri armonici slow style sporcati da un rock potente come fosse una lama che taglia la lentezza dei brani e butta energia e potenza attorno, e dal cantato spesso in scream per enfatizzare la sofferenza e la rabbia represse. Vasco è anche timido dal vivo, ringrazia, parla poco, piace lui e piacciono i suoi testi non banali, che trattano, tra l’altro, anche dell’amore, ma in maniera realista visto dal punto di vista di coloro che, a volte, amano pur essendo disoccupati e ne manifestano le perplessità, o non riescono a tirare sera. I suoi discorsi sui sobborghi delle metropoli sono così veri e reali da sembrare di viverli sulla propria pelle, e nessuno gli deve insegnare nulla, la profondità e originalità della vena artistica è un marchio di fabbrica indelebile, i testi, non tutti di facile assimilazione, riscontrano parti che ci rimangono dentro ed è difficile non farci nostra almeno una strofa, perché noi lì ci ritroviamo. Tornando al live, si prosegue con la seconda track, “Piromani”, tratta dal primo lavoro completo “Canzoni da spiaggia deturpata” del 2008 (di cui la mia recensione è leggibile sempre qui su Rock Rebel Magazine), album che ne ha decretato il successo cantautorale e dove la potenza delle parole è tanto spessa come la nebbia in Val Padana. Si va avanti, con linearità, suonando i pezzi più noti, un totale di circa 15 brani, inframezzati a metà del concerto dall’unica cover, rubata ai C.C.C.P. l’immensa “Trafitto” dagli arrangiamenti completamenti rivisitati, più potenti, poi si procede per circa 1ora e mezza, con “Fuochi artificiali”, a cui segue la perfetta “Quando tornerai dall’estero” e “L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici”, poi l’attualissima “La lotta armata al bar”, quindi “Lacrimogeni”, da un boato è anticipata “Per combattere l’acne”, seguono “Monossido di carbonio” e altre piccole perle, se pensiamo che parti delle sue canzoni sono diventati dei veri e propri aforismi ci possiamo solo inchinare, fino alla chiusura in acustico, Vasco e chitarra, sul pezzo “La gigantesca scritta Coop”. Ciò che sicuramente rimane sono l’imponenza delle percussioni e il fatto che Vasco Brondi non è una rockstar, ma uno come tanti, che suona la sua chitarra come se si trovasse lì con tre amici a fare casino, è un puro, non è contaminato, uno che “rovistando tra futuri improbabili vuole solo futuri inverosimili”... Quindi, le due stecche (c’è chi dice ne abbia fatte di più, ma io non le ho sentite…) gliele perdoniamo? Sicuro… e … “se gli alberghi appena costruiti coprono i tramonti, tu non preoccuparti”… e noi non ci preoccupiamo e pensiamo, davanti a quel tramonto un po’nascosto, che avremmo voluto scrivere noi almeno un testo dei suoi.