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DARKEST HOUR + PROTEST THE HERO

 

 BORN OF OSIRIS + PURIFIED IN BLOOD

 

@ Sottotetto - Bologna - 8 Febbraio 2011

 

Report a cura di Mattia Jay Giambini

 

Dopo aver affrontato il traffico della Milano-Bologna arrivo al Sottotetto quando purtroppo i Purified in Blood hanno già concluso la loro performance. Giusto il tempo di fare un giro al banchetto del merch ed ecco salire sul palco i giovanissimi Born of Osiris. I sei ragazzi dell'Illinois nonostante la giovanissima età hanno una presenza scenica e un'affinità con palco e pubblico decisamente degne di nota, ma soprattutto, hanno già all'attivo 2 album con una terza release pronta ad uscire a fine marzo 2011. La loro proposta musicale è un metalcore/deathcore quadrato e monolitico con inserti di synth e tastiere che però purtroppo, non per colpa loro, spesso vanno un po' ad impastare i suoni e a coprire le linee di chitarra. Nulla da appuntare a questi ragazzi che, in mezz'ora di show, hanno dimostrato di avere tutte le carte in regola per meritarsi l'attenzione del pubblico europeo.

 

Dopo un quarto d'ora di cambio palco caratterizzato da una tarantella improvvisata dal bassista Arif Mirabdolbaghi, il resto della lineup dei Protest the Hero apre il suo show con una raffica di estratti da "Kezia" e "Fortress" e il pubblico non si fa cogliere impreparato e va in delirio particolarmente per "No stars ove Bethlehem", "Blindfolds aside" e dimostrando comunque apprezzamento anche per un pezzo inedito che comparirà sull'ormai imminente "Scurrilous". Dopo i vari siparietti comici di Rody Walker, particolarmente brillante aiutato dai fumi dell'alcool, la band giunge alla fine dei 45 minuti di liveset sparando a raffica "Sequoia Throne" e "The dissentience" per poi concludere in bellezza con "Bloodmeat" mandando in delirio i presenti. Quella dei canadesi va comunque ricordata come una performance degna di nota, sperando di non dover aspettare ancora così tanto prima di rivederli in Italia.

Durante l'ultimo cambio palco noto che parecchia gente purtroppo inizia a dirigersi verso l'uscita, tant'è che all'ingresso on stage i Darkest Hour, sulle note di "Doomsayer", si trovano di fronte ad un audience quasi dimezzato. Nonostante questo, i nostri non si fanno intimidire e cominciano ad elargire lattine di birra a tutto il pubblico presente nelle prime file e a scorrere tutta la loro discografia, dal primo "The mark of the Judas" all'ultimo "The eternal Return". L'impatto del quintetto di Washington è molto ispirato alle band death metal svedesi degli ultimi anni 90, quasi a volersi definitivamente scrollare di dosso l'etichetta di "band-meteora metalcore". La scelta dei brani è tanto varia quanto rischiosa, come l'esecuzione di un brano strumentale di oltre 6 minuti quale "Veritas Aequitas" tratto da "Hidden hands of a Sadist Nation" che purtroppo ha fatto allontanare ulteriormente i presenti, facendo abbandonare la venue ad altri paganti che evidentemente erano lì principalmente per i Protest the Hero. Lo show prosegue per 50 minuti circa, senza lasciare in me grandi impressioni, anzi, è parso proprio che la band abbia portato a termine il suo "compitino giornaliero", molto probabilmente questo è stato dato dal fatto che molti dei paganti hanno abbandonato il locale prima che loro salissero sul palco, ma è anche vero che una band ormai attiva da 15 anni deve essere pronta ad affrontare anche questo genere di situazioni.