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DEW SCENTED

 

Hyades + Methedras

 

Ghostrider +Totaldeath

 

Land of Live, Legnano (MI) 24/10/2010

 

Report a cura di Andrea Evolti

 

Foto a cura di Elena Merlin

 

Thrash e death metal, a volte solo vicini, a volte fusi in un connubio che richiama alle loro comuni radici, quelle del metal estremo nate negli ‘80s. Al Land of Live di Legnano, in occasione della data italiana del tour della formazione tedesca dei Dew-Scented, è andato in scena un minifestival di realtà italiane, passate e presenti, del metal estremo, un’ottima occasione per guardare oltre i confini dei ‘soliti noti’ nomi della scena metal.

Partenza con i Totaldeath, dei quali riusciamo a vedere solo gli ultimi due brani, per problemi di traffico dovuti all’intensa pioggia. La formazione, che gioca in casa, essendo di Busto Arsizio, si mostra grintosa nel suo thrash metal energico, diretta ed abbastanza classico. Si tratta di un ottimo antipasto che può stuzzicare molti ad avvicinarsi a Well Of Madness, l’album di debutto di questo four-piece molto interessante dal vivo: manca un po’ di personalità per quel che riguarda le composizioni, ma per quello c’è tempo.

Un balzo indietro nella storia del metal estremo italiano: 26 anni fa, a Genova, in concomitanza con le Olimpiadi di Los Angeles ’84, nasceva una formazione che sarebbe stata la forma embrionale di uno dei fiori all’occhiello della scena metal estrema italiana, un vanto nazionale famoso in tutto il mondo come Necrodeath…ma prima, quest’entità portava il nome di Ghostrider. Emersi dalle nebbie del passato, come demoni-zoombie del film di Lamberto Bava, il power-trio ligure, in occasione della pubblicazione di un’edizione speciale del loro demo storico Mayhemic Destruction, mettono a ferro e fuoco il locale legnanese con la ferocia del grezzo e primordiale thrash che si sarebbe evoluto nello spietato e tagliente thrash/black dei Necrodeath. Con Peso alla batteria a martoriare le pelli e dettare i tempi della danza macabra, il three-piece genovese rivista la sua discografia fatta di chitarre taglienti, essenziali e veloci, a cura di Zarathos, mentre i tempi di Peso vengono cuciti all’artiglieria delle chitarre dal basso di Helvete, urlo narrante e proveniente dall’oltretomba, di questo pezzo di storia dell’extreme metal italiano. Pochi pezzi, ma efficaci, con lo special featuring di Zanna, ex-singer dei ma troppo lodati Sadist, nel finale. Un’esperienza preziosa per vederli di nuovo dal vivo.

 

Dopo la leggenda del passato, una delle più belle realtà del nostro presente, in campo thrash, i Methedras. La formazione monzese, giunta al suo terzo lavoro ufficiale Katarsis, sale sul palco con la sicurezza di chi ha capacità, passione e carattere e, anche se con i suoni leggermente troppo saturi ed alti nelle chitarre, da vita ad uno splendido show dove le due asce di Eros Mozzi, solista di grande qualità (peccato per il volume un po' basso) e Patrick Fabiano hanno tessuto passaggi possenti e funambolici, come è da tradizione per il five-piece che ha negli ultimi Testament un grosso punto di riferimento. Attraversando tutta la loro discografia, da Recursive a Worst Within, per approdare, ovviamente, all'ultimo Katarsys, la fomrazione lombarda è stata un vero uragano energetico, uno tsunami con la precisione di un orologio svizzero, soprattutto nei perfetti cambi di ritmo dettati dalla batteria del terremotante Daniele Gotti e dalla fluida precisione (quanto è bello vedere un bassista di metal estremo che suona senza plettro!) di Andrea Bochi. Essenziale e robusta, la voce e la presenza scenica di Claudio Facheris, alla voce, che punta molto sulla resa dei brani tramite possenti raw-vocal ed energia rabbiosa. Un test importante con un risultato entusiasmante per i Methedras, che si confermano (se ce ne fosse ancora bisogno) come una tra le più belle realtà del metal estremo tricolore, pronti, ormai, per il grande passo.

Si torna a giocare 'in casa' con gli Hyades, essendo il quintetto speed/thrash anch'esso di Busto Arsizio, ed il tasso adrenalinico non accenna a diminuire....come anche quello alcolico! Aiutati per la serata dal loro ex-bassista Rob Orlando che sostituisce il defezionario Jerico Biagiotti, il combo italiano parte all'assalto, senza troppi preamboli, con il suo thrash dalle influenze speed americane che richiama ad Evil Dead (vista anche la copertina del loro ultimo lavoro The Roots Of Trash curata da Repka), Sacred Reich e Heathen. The Roots....è ovviamente sugli scudi e nei caricatori dei due 'mitraglieri' Testa e Negonda che producono veloci e roventi riff di brani tratti dalla loro ultima fatica, ma anche da Abuse Your Illusion e ..And The Worst Is Yet To Come, i due primi lavori della formazione guidata dal vocalist Marco Colombo, ottimo front-man e trascinatore di pubblico che si scalda con un pogo di tutto rispetto, nonostante il locale non sia di certo pieno (va ricordato che è domenica). La voce aspra e tagliente di Marco ben s'incastra con le strutture lineari e veloci dei brani scanditi dalla coppia ritmica Ridolfi-Orlando, un autentico treno lanciato alla massima velocità e con quella leggera vena melodica che rende ancora più immediata la violenza dei brani targati Hyades, per uno spettacolo pieno di energia e coinvolgente. Non si tratta di una band che fa dell'originalità il suo punto di forza, ma che macina brani diretti ed efficaci, oltre che con una buona personalità, e che in sede live dimostra di essere una perfetta squadra d'assalto.

I Dew-Scented sono una band dal destino strano e quasi beffardo; tra i primi a sviluppare le proprie composizioni all'interno di quel filone incredibile che è stato, soprattutto negli anni '90, lo swedish-melodic-death (ovviamente dopo la primissima ondata dei fondatori scandinavi come At The Gates, In Flames, Dark Tranquillity, Liars In Wait e Cerimonial Oath), il quintetto tedesco ha sempre prodotto con regolarità e grande qualità album su album (siamo arrivati all'8° con l'ultima release Invocation) dimostrandosi coerenti ed estremamente efficaci dal vivo. A Legnano non si sono smentiti, visitando in lungo ed in largo la loro discografia, da Ill-Natured a Issue VI, passando per Inwards ed Impact (la band ha la caratteristica di dare titoli agli album che iniziano solo per la lettera I N.d.A) scaricando sui presenti tonnellate di violenza, velocità e melodia, ingredienti ben elaborati dai riff antemici e serrati delle chitarre, dove spicca il lead-ax-man Michael Borchers, i virtuosismi del quale donano quel tocco complicazione ai brani della band, che riequilibra l'impatto e la melodia scandinava che vena tutta l'opera omnia del five-piece teutone. Già, perchè la compattezza e la solidità della formazione, specialmente dal vivo, è impressionante, grazie anche al drumming di Marc-Andrée Dieken, una macchina implacabile e che spinge tutti all'headbanging più massacrante, ed alla voce di Leif Jensen, il cuore organico della macchina, carico di rabbia addestrata per colpire i punti nevralgici del nemico. Inutile analizzare una singola canzone, visto che l'intensità dei Dew-Scented tende a creare una sorta di rapsodia di sogni e rabbia perfettamente armonizzata, quasi uno specchio della loro cordiale natura che si affianca alla furia dei loro brani. Una combattimento danzato costante, dove la fluidità diventa letale, una dirompente concentrazione, come ispira il loro nome. Concerto energico e di gran impatto emotivo ed una bella serata in cui passato, presente e (si spera) futuro metallico, si sono perfettamente incontrati.

DEW SCENTED

Hyades

Methedras

Ghostrider