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ULTIMA

 

16 Dicembre 2010, Spazio Musica Pavia

 

Report a cura di Andrea Evolti

 

 

Luce soffuse, spazi piccoli ed intimi, brusio di un pubblico folto, per le occasioni speciali. E speciale è stata la serata di Giovedì 16 Dicembre per i pavesi Ultima che, in casa loro, in uno dei locali storici per il rock, il blues e la realtà musicale alternativa della città lombarda, hanno presentato 7 nuovi brani che andranno a comporre la track-list del successore di Sanguemiele, il debut-album che ha lanciato il quintetto pavese sulla scena rock-melodica italiana.

 

Dopo una intro di effetti e campionamenti che ricordano, come molti aspetti legati all’operato di Giovanni Lanfranchi (tastiere/violino elettrico), i Linkin Park di Meteora, il five-piece da inizio al suo show con Anche Se Io Muoio, seguita da Altrove e Guardami, tutte nuove produzioni che mostrano una sempre maggior amalgama compositivi e d’intesa da parte della formazione di Pavia, la quale, soprattutto in questa sede, sulle assi del palco, dal vivo, riesce ad esprimere la sua vera natura, quella di qualcosa di più di una semplice band, ma di una vera e propria onda musicale, un’entità sonora perfettamente armonizzata, in possesso di una propria, unica anima. Questa sintonia permetta agli Ultima di mostrare tutte le proprie influenze in maniera personale, senza scadere nella clonazione delle proprie fonti, che vanno da Linking Park, Negramaro, Placebo, Coldplay e Timoria dell’ultimo (purtroppo ! N.d.A.) periodo. Arriva poi Amico Mio, forse una delle migliori track del nuovo lotto, dove si può apprezzare il bel lavoro ritmico di Maurizio Vallati dietro le pelli, supportato dal basso pulsante di Davide Passantino, una delle due voci degli Ultima assieme ad uno dei due chitarristi, Paolo Ciotta; sfortunatamente, l’unica sbavatura di una serata da stato di grazia, sarà da rilevarsi nella voce di Passantino, dall’impasto leggermente roco ed adatto ai testi tra sogno, ricordo e nostalgia degli Ultima, ma stasera imprecisa in alcuni momenti, anche se, sostanzialmente, fautrice di una prestazione ben al di sopra della sufficienza. Uno dei punti di forza del quintetto è proprio la presenza di voci, che si alternano all’interno di un singolo brano oppure che si scambiano il ruolo di lead vocal da song a song, un dualismo esaltato sia dalla natura complementare di esse, con Paolo più limpido e squillante, sia dal supporto dei cori portato dal tastierista/violinista Giovanni (ottimi i suoi inserti di violino elettrico, malinconici in un contesto movimentato). Sospesa è una delle più belle canzoni realizzate, nel CD di debutto dagli Ultima, e merito va anche alle scelte sonore di chitarra, dove troviamo l’altra 6-corde, Francesco Negroni, che utilizza suoni molto U-2-oriented, e delle melodie di tastiere di Giovanni, anch’essa con un buon testo, forse un po’ troppo forzatamente accessibile, quando la natura onirica della band, come si nota in Polvere, potrebbe regalare momenti ancora più esaltanti. L’esibizione della formazione pavese scorre via fluida, propria come le immagini evocative dei loro brani ed attraversa la cover di Ron, Non Abbiam Bisogno di Parole, un piccolo gioiello, perché riesce a trasformare una delle più brutte canzoni della musica italiana contemporanea in un brano coinvolgente e viscerale, con un ritmo vicino ai Placebo ed una destrutturazione delle melodie vocali nel refrain che sanno di rabbia ed inquietudine, una sorta di piccolo miracolo. Chiudono la serata Domenica, dolcemente triste come potrebbe essere un brano dei primi Pearl Jam, altra gemma del primo lavoro, Ritardo Perfetto e Canzone N.1.

Gran prova per la formazione pavese, che si conferma interessante realtà in un panorama, quello del rock-melodico-alternativo italiano, spesso fin troppo legato al main-stream, nella sostanza, mentre l’alternativo è, sovente, solo make-up.

Pubblicato il 22 dicembre 2010