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SODOM + Die Hard + Irreverence

 

Live Club, Trezzo sull'Adda- 10 Febbraio 2011

 

Report a cura di Andrea Evolti

 

 

Tornano in Italia, dopo l'uscita del nuovo lavoro In War and Pieces e, soprattutto, dopo la scomparsa, avvenuta nel 2008, di Chris 'Witchhunter' Dudeck, storico batterista della band. La formazione della Westfallia, arrivata carica, come suo solito, all'appuntamento con il pubblico italiano, viene introdotta dagli home-boy Irreverence, una realtà esaltante e da culto, ormai, nel panorama thrash italiano (e grandi amici del three-piece teutone) e dai feroci svedesi Die Hard, ottima formazione di thrash/black con forti richiami al black anni '80 di Celtic Frost e Bathory.

 

Gli ostili convenevoli sono introdotti da quella forza della natura che il pubblico italiano ha imparato a conoscere, in circa 10 anni, che risponde al nome di Irreverence; guidata dal chitarrista/cantante e leader della formazione meneghina, Ricky Paioro. E l'etichetta thrash della band impone di partire a razzo, scaricando sulla folla i dardi che provengono dal loro arsenale, nomi in codice degli ordigni Totally Negative Thoughts, War Was Won e, fresco d'armeria, Upon These Ashes.

 

Il thrash di marca teutone, ispirato a Destruction e Kreator in primis, si è evoluto, articolato ed appesantito moltissimo, incrociandosi con ultimi Machine Head, Pantera ed echi di Meshuggah, senza perdere, però, fede nel suo credo principale: impatto e velocità. Prestazione più che buona nel complesso, con il combo milanese che da il 101% e mostra una crescita, anche tecnica oltre che compositiva, sempre costante, ma che viene penalizzato da dei suoni di chitarra troppo impastati e con il difetto di soverchiare gli altri strumenti. Tra i migliori in campo, Davide Firinu dietro le pelli e, ovviamente, Ricky Paioro anima mai doma di questo ordigno esplosivo. Finale con botto con cover di Sodom e Motörhead.

 

Molto più cupi e ligi all'iconografia nordica del black dei primordi, pur essendo dediti ad un thrash/black con pesantezze death e atmosfere alla Celtic Frost, sono gli Svedesi Die Hard, guidati dal cantante/chitarrista Hasse, che colpiscono subito l'attenzione del pubblico (che appare, giustamente, nutrito e reattivo, fin dalla performance degli Irreverence), per l'atteggiamento più teatrale e black.oriented ed anche per una qualità di suoni sicuramente migliore di quella di Irreverence, ma anche dei Sodom (che avranno alcuni problemi). Il quartetto scandinavo, forte di uno stile che alterna brutale velocità thrash/black in stile primi Kreator, Living Death, primi Sodom, alla cupa e minimale atmosfera di Celtic Frost e Bathory (periodo anni '80), sfodera i brani migliori della propria discografia, caratterizzata da un solo full-length, Nihilistic Vision, e da ben tre EP. La formazione si dimostra sicura ed a proprio agio, sul palco e con il pubblico e la miscela presentata risulta gradevole, anche in virtù della capacità dei 4 svedesi di tenere alta la tensione anche nei passaggi più lenti ed atmosferici. Ottima prestazione, sicuramente aiutata dai suoni ben calibrati.

 

Il piatto forte è servito signori, ma è una pietanza che potrebbe essere realizzata solo dalla ruvida furia di un cuoco come Gordon Ramsay (il cuoco-metalhead per eccellenza! Una possibile nuova icona metallica? Se avete coraggio, provate a chiederglielo!): Damen und Herren, da Gelsenkirchen a nord del Reno, i Sodom.

Il power-trio per eccellenza del thrash tedesco, guidato da Tom Angelripper e Bernd "Bernemann" Kos, con il nuovo entrato Freiwald, dietro le pelli, a prendere il posto del compianto Witchhunter, aprono le ostilità con la title-track del loro nuovo lavoro In War and Pieces, ma alla seconda canzone, un blocco dell'impianto costringe i nostri ad abortire Sodom and Lust, che verrà eseguita subito dopo. Si riprende dopo pochi minuti, ma il suono della chitarra di Bernd non sarà mai ai massimi livelli di chiarezza ed incisività, handicap pregiudicante per una resa al 100% da parte della band. Così i pezzi da 90 della loro discografia, sparati fin dalle prime battute come M-16 o The Saw is the Law, Nuclear Winter e City of God, sono letali come colpi bazooka e scatenano dei mosh-pit di tutto rispetto, con il pubblico che è arrivato attorno alle 500-600 persone, ma solo per la bravura e l'energia di Bernd e Tom e la precisione chirurgica e spietata di Markus (gran prova, ottima tecnica e splendida fluidità nella precisione: il detonatore perfetto per dell'ottimo esplosivo), visto che i suoni lasceranno sempre un po' a desiderare, togliendo una certa forza d'urto al three-piece tedesco. Si assaggiano anche brani dell'ultimo lavoro come The Art of Killing Poetry o Knarrenheinz, ma i main course sono i classici come I am the War, Blasphemer e The Vive of Killing. L'intesa tra i tre sembra perfetta ed ormai già rodata, soprattutto con il newcomer Freiwald, assolutamente inarrestabile e preciso come un orologio, dotato di quel colpo secco di rullante ed una doppia cassa fluida che sono attributi fondamentali per la lineare brutalità di pezzi quali la mitologica Agent Orange, che apre la parte finale dell'operazione d'assalto, quella dedicata alle 'armi non convenzionali': Ausgebombt, Wachturm, Code Red, Bombenhagen e Napalm in the Morning. Rimane poco da dire e da fare, se non raccogliere i feriti, contare i morti e spazzare via le macerie; i Sodom sono una devastante, terribile e meravigliosa garanzia di violenza, come la voce carta-vetrosa e lacerante di Onkel Tom, il boia dai modi cortesi, talmente energici e solidi da superare anche i più comuni problemi tecnici, grazie al loro tanto amato e cordiale....friendly fire!!! Wir lieben ihr!!!!