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HELL IN THE CLUB

Let The Games Begin

Red Pony Records

 

Esordio col botto per gli alessandrini HITC, i cui membri sono già noti a chi ama il (power)metal e dintorni: fanno parte del progetto il bassista Andrea “Andy” Buratto nonché ideatore della band (membro dei Secret Sphere), il cantante Davide “Dave” Moras (membro degli Elvenking), il chitarrista Andrea “Picco” Piccardo (membro dei Wrathchild, band tributo agli Iron Maiden e Seventhone, band tributo ai Toto), chiude il quartetto il batterista Federico “Fede” Pennazzato (altro membro dei Secret Sphere). Dall'unione di questi quattro brutti ceffi, viste le provenienze, ci si poteva aspettar di tutto tranne che del sano street-glam-sleazy-hard rock anche il look e lo splendido disegno della copertina (a cura di Alessandro Conti, singer dei Trick or Treat) un po' mi aveva aiutato. Schiaccio play e si parte con “Never Turn My Back” un pugno dritto nello stomaco, non faccio tempo a prendere fiato che arriva “Rock Down This Place” ancora più forte della precedente. La bonjoviana “On The Road” mi fa sobbalzare dalla sedia, non tanto come la superglam “Another Saturday Night” per la quale perdo il senso della ragione e inizio a ballare... (non proprio, ma quasi: alla fine rimango un rocker-metallaro!!!). Il disco prosegue su questi binari, regalandoci un bel po' di adrenalina allo stato puro, eccezion fatta per la dolce ballad “Star”. Un debutto davvero pregevole, figlio delle sonorità che ci giungono attualmente per lo più dal nord europa (chi ha detto Hardcore Superstar, Gemini5, Private Line ). Un album di valore, il cui unico intento è quello di divertire, intento che viene raggiunto già al primo ascolto tale è l'immediatezza delle dodici canzoni in esso contenute. Facile prevedere per questa band un futuro ricco di concerti e se l’originario “Hell In The Cell” era un incontro di wrestling senza regole rinchiuso in una gabbia, qui siamo di fronte ad una band, quindi il casino si svolgerà nei vari club. Io inizio a mettermi le protezioni ed i guantoni! Avete sentito anche voi il suono del gong?

 

Recensione di Andrea Lami

DANGER ZONE

Line Of Fire

Avenue Of Allies

 

Finalmente arriva nei negozi di cd il “nuovo” lavoro degli emiliani DANGER ZONE. Visti gli anni di inattività, urge una premessa storica: la band nasce nel 1980 grazie a Roberto Priori (chitarrista) sotto il nome Sbarbation e nel 1983 registra il primo demo. Alcuni cambi di line-up portano l’anno successivo alla registrazione dell’album d’esordio “Victim Of Time” dal quale viene realizzato un video “I’m Waiting For You” che ha avuto il piacere-l’onore di andar in rotazione su videomusic. Altri cambi di line-up ci portano al 1987, anno in cui la band parteciperà ad una compilation (Metal Maniac) con il brano “I Can't Live Without You”. Seguiranno altri due demo, sempre ben accolti, prima che maturi la decisione di volare negli States per registrare un album e promuoverlo adeguatamente proprio nella patria di questo tipo di musica, cosa che non è risultata fattibile per svariati problemi, non ultimo l’avvento della “peste bubbonica”, il grunge: la band è costretta a sciogliersi dopo 12 anni di attività. L'album in questione si apre con l'omonima canzone che come intro ha un solo in pieno stile “Eruption”, mentre la canzone si sviluppa nel più classico hard rock. Durante l'esecuzione dell'album, ed in particolare per merito-colpa delle composizioni, ma anche della voce di “Giga”, mi tornano alla mente band come Autograph, Ratt, Dokken, Love/Hate e compagnia bella. Molto divertente la cover dei T.Rex “Children Of The Revolution”, mentre “Walk Away” è il pezzo più bello dell'intero lotto, una ballad delicata che già dal secondo ascolto sarà capace di conquistare. Degna di nota anche “The Hungher”, per la velocità d'esecuzione. Dopo ben 19 anni non solo quest'album vede finalmente la luce (ricordiamo che si tratta di un album fatto e finito nel 1989 ma congelato fino ad oggi), ma membri originali Paolo Palmieri, Giacomo Giga Gigantelli (cantante dei JULIET KISS tributo ai Kiss, dei Live 4 Win tributo a Paul Stanley e dei SUNSETSKOOL) e Roberto Priori (autore di un disco solista “Avoid Yawed Flight” nonché membro dei MORPHOLOGY e titolare degli studi di registrazione Pristudio), si sono uniti il bassista Roberto Galli (già bassista di Spagna e Tozzi nonché membro di altre tre band i SUNSETSKOOL, la DIAPASONBAND tributo a Vasco Rossi e gli ERUPTION tributo a Van Halen) e tutti insieme hanno unito le forze per preparare al meglio una serie di concerti. Generalmente le reunion nascono su qualche palco con come primo obiettivo la ricerca dello smarrito divertimento, poi se le cose vanno bene, se torna il feeling e l'armonia, si parla di nuovo album. Qui siamo davanti ad un caso diverso: lo scongelamento dell'album ha permesso alla band di riunirsi e di ripartire. Ne vedremo-ascolteremo delle belle, visti i personaggi coinvolti nel progetto.

 

Recensito da Andrea Lami