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SWEDEN ROCK FEST @ Sottotetto - Bologna

 

 

Domenica 2 Maggio 2010

 

 

Report e foto a cura di Andrea Lami

 

 

Sono passati molti anni dall'ultima invasione ad opera dei popoli nordici, ma questa sera a Bologna l'impressione è stata proprio quella: un'invasione in piena regola, mettendo tutto a ferro e fuoco, senza lasciar prigionieri. In una fredda giornata di primavera, sotto una pioggia battente, sbarcano a Bologna un tris di band veramente d'eccezione. Tre gruppi svedesi, diversi per notorietà e storia, ma accomunati da quello spirito, da quella voglia di divertimento che pare impossibile possa esistere in un paese dove la notte dura sei mesi.

 

 

Sono passate da poco le nove quando lo show ha il suo inizio: a far partire le danze tocca ai "novelli" H.E.A.T. recente nuova promessa proveniente da Upplands Vasby, la stessa città che ha dato i natali a Joey Tempest & C., i quali, nel breve tempo concessogli, riescono a vincere e convincere il pubblico presente, complice sicuramente il carisma e le capacità tecniche vocali del giovanissimo singer Kenny Leckremo. Una manciata di brani di una potenza unica, che unita alla voglia di fare ed al divertimento che gli stessi membri del gruppo riescono a trasmettere, hanno sicuramente la meglio anche sui più scettici.

Non ci siamo ancora ripresi dalla botta, quando parte l'intro ed ecco salir sul palco i THE POODLES. Ho conosciuto ed amato questo gruppo solamente dalla loro seconda release "Sweet Trade", tanto da rimanere in trepidante attesa del terzo lavoro (recentemente pubblicato), cosa che ormai capita sempre più raramente con le nuove promesse. Quelli rimasti a bocca aperta per l'esibizione del gruppo d'apertura, se possibile, hanno dovuto aprirla ancora di più, visto che questi tutto sono tranne che cuccioli. La set list della serata attinge a piene mani dal nuovo lavoro e da quel "Sweet Trade" che ancora tanto amo. Canzoni come "Flesh And Blood", "Seven Seas" o "Thunderball" si mescolano al materiale di recente pubblicazione come "Caroline", "Like No Tomorrow" e riescono a trasmettere quella sensazione che si provava negli anni 80 in un qualsiasi locale del Sunset Boulevard. Per certi versi l'esibizione di questi svedesotti mi ha portato alla mente i blasonati Motley Crue tanta è l'onda d'urto sprigionata dalla loro esibizione. Il singer Jakob Samuel è un frontman in tutto e per tutto, a partire dalla grinta messa "in campo" fino ad arrivare ai suoi cambi d'abito che rendono il concerto più interessante anche a livello estetico-fotografico: lo spazio per esibirsi è ridotto ma riesce ugualmente a giocare con la sua asta del microfono in maniera divertente. Ed il bassista Pontus Egberg è un animale da palcoscenico che cattura l'attenzione su di sé (cosa assai rara per i suonatori della chitarra dal manico lungo!!). Particolarmente toccante "One Out Of Ten" una song dedicata al nostro Nicolò Fragile (per chi non lo conoscesse, produttore di Mina, Vasco, Celentano e guest keyboard degli svizzeri Gotthard) con il quale il gruppo ha collaborato in sede di produzione. Concerto da paura!!

Chiudono la serata i TREAT che per la prima volta mettono piede nella nostra penisola. Risulta realmente molto difficile salire sul palco dopo due gruppi con tale carica, l'impegno e la grinta richiesti sono a livelli massimi, c'è da dire che il ruolo di headliner viene ricoperto alternativamente ai The Poodles, attualmente con meno storia alle spalle, ma più cose da dire sul palco. I pezzi proposti sono praticamente i classici della band ("Rev it Up", "Conspiracy", "Sole Survivor", "Party All Over") con l'aggiunta di brani estratti dall'ultimo splendido lavoro intitolato "Coup De Grace". Il pubblico apprezza e canta praticamente tutti le canzoni aiutando il cantante. Chiudono il concerto "Skies Of Mongolia" e la mia song preferita, "World Of Promises" (coverizzata addirittura dagli IN FLAMES) dalla melodia semplicissima tanto che nel viaggio di ritorno non faccio altro che canticchiarla. L'ultima fatica pubblicata dai Treat mi aveva fatto gridare al miracolo, tanto da decidere di venire ad assistere ad una loro esibizione. Qualche ruggine qua e là c'è, soprattutto per quanto riguarda il singer Robert Ernlund, che oltre a qualche calo di voce ogni tanto sembra spaesato e che nel corso del concerto ha anche preso un involontario pugno in faccia dal chitarrista. Il loro show scorre fino a quando non salgono sul palco con qualche strumento in mani anche i membri degli H.E.A.T. e tutti insieme ci salutano mentre si accendono le luci del Sottotetto. Complimenti vivissimi a tutti e tre i gruppi e a chi ha creduto in loro e ce li ha portati in Italia, sarà difficile riuscire ad assemblare un altro concerto/mini-festival del genere con tre gruppi che suonano praticamente lo stesso genere e che hanno all'attivo un'ultima produzione realmente di qualità.

 

 

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Pubblicato il 6 Maggio 2010