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Sweden Rock Festival

 

 

10/11/12 Giugno 2010 Norje(Svezia)

 

 

Report e foto a cura di MauRnrPirate

 

Piccola premessa iniziale da parte dell’autore: questo articolo e resoconto che vi accingete a leggere non vuole essere una recensione dettagliata di quello che è esattamente successo su ogni stages, nella mia permanenza svedese insieme al mio socio Nikki, nella verdissima e agreste Norje e il suo ineguagliabile festival che esiste ormai da circa 20 anni e che risponde al nome di “Sweden Rock Festival”.

La nostra avventura parte mesi fa, con un’iniziale scelta per un festival finlandese “Helsinki Rock festival” dove avrebbero suonato insieme, Guns N’Roses, Monroe, Skunk Anansie e White Lies tra gli altri. Fatti quattro calcoli logistici, economici e altro, optiamo invece per questo enorme festival, di cui moltissimi rockers narrano storie meravigliose. Scettico come sono, voglio appurare di persona che sia tutto vero e cosi’ inizia un’attesa durata qualche mese. Decidiamo di acquistare un biglietto per 3 giorni su 4 del festival, prenotiamo un aereo low cost che arriva a Copenhaghen, decidiamo poi di andare in treno fino a Kristianstad dove noleggeremo una macchina. Finalmente giovedi’ mattina arriva e dopo uno sbattimento tra le varie tappe sopra descritte, arriviamo a Norje verso 19, dopo aver sbagliato strada 2 volte ed essere finiti in una specie di capanno adebito al check in agli artisti, dove 4 tipe svedesi ci scambiano per rockstars ( il peso della popolarità ah ah ah). Norje è un piccolissimo comune svedese, immerso ancora piu’ nel verde di altri ameni paesi svedesi che rispondono ai nomi di Nasum o Bromolla, dove ci son spesso per strada simpatici cartelli di ”Attenzione agli alci”. Tutti si organizzano, con gente ovunque per il paesino che si improvvisa in questi giorni affittacamere, parcheggiatore, venditore di salamelle e persino una bambina col padre che vendono succhi di frutta, banane, marmellate e hot dog.

Il clima svedese lo conosciamo in prima persona, in estate sembra di essere a Milano d’inverno, con pioggia ma soprattutto con l’aggiunta di un simpatico vento nordico che ti fa quasi essere pronto per essere impacchettato come salmone e venduto alla Lidl, che è l’unico marchio oltre al classico McDonald che mi è familiare Arrivati alla cassa, consegniamo le nostre prenotazioni per i concerti andati esauriti in pochissimo tempo, ci viene legato un braccialetto che ci permette di entrare nei gates dei concerti per i 3 giorni.

Ci sono anche i bagarini svedesi, che tentano di rifilarti qualche biglietto; fuori è davvero un proliferare pazzesco e magnifico di bancarelle che vendono t shirts di ogni tipo, abbigliamento vario, cibo da ogni parte del mondo con predominanza di hamburghers e kebab e simil-pizza (che comunque con fame chimica, divorero’ per questi giorni), cd e dvd. La cosa che colpisce subito rispetto all’Italia che nessuno vende magliette taroccate del concerto con impresse le date. Certo ci sono le magliette di tutti i gruppi presenti al concerto e non, ma nessuno come in Italia ti grida ”Maglietta 10 eurooooo!”.

Entrati dentro, dopo un controllo tranquillissimo, dove quasi neanche ti guardano i marsupi o le borse, rimaniamo subito a bocca aperta e in un nanosecondo sappiamo di essere capitati nella Disneyland del Rock.

La differenza con l’Italia è abissale. Davvero ogni cosa è organizzata alla perfezione: l’entrata backstage è all’esterno della struttura, come l’area dove parecchi gruppi si dedicheranno alla firma di autografi. I palchi sono tantissimi, alcuni enormi come lo stage dedicato a Dio, che usano principalmente per gruppi metal o simili quali Raven e Stone Sour, il Rock Stage, il Festival stage vale a dire lo stage principale, lo Sweden stage dedicato a bands principalmente svedesi con qualche eccezione quali gli Steel Panther e gli Epica, uno stage per bands emergenti, uno stage sotto un tendone dove alcuni gruppi o artisti quali The Quireboys, Conny Bloom, Praying Mantis e i Warrior Soul, che esattamente non suonano proprio in acustico.

 

Riusciamo ad assistere a circa metà esibizione degli Slayer. Io non amo per niente questa band, anzi francamente e sinceramente detto,ho un’avversione a pelle per King e compagni,ma devo ammettere che questa sera sono in forma smagliante, interagiscono moltissimo coi numerosi fans presenti a vederli. Il peso dell’età colpisce anche loro con Hannemann palesemente invecchiato e ingrassato, con Araya con un bel pizzo grigio ma con un King con un pizzetto a dir poco da antologia del thrash e non inteso come genere musicale. Sembra una coda di cavallo attorcigliata al mento.

Hanno eseguito 17 pezzi e la scaletta è stata questa: World Painted Blood, Hate Worldwide Cult, Disciple, War Ensemble, Expandable Youth, Jihad, Beauty through over, Seasons in the abyss, Hell awaits, Mandatory suicide, Chemical Warfare, Raining Blood, Aggressive Perfector e le finali South of Heaven, Silent Scream e Angel of Death . Per gli adepti degli Slayer, una prestazione convincente e quindi vi avviso che nelle date italiane e al SonicSpere di venerdi’ non sarete delusi.

 

La mia personale attesa aumenta a dismisura per gli headliners della giornata,i leggendari e unici Aerosmith, orgoglio di Boston e di tutto il rock mondiale. Son curioso di vedere se i loro problemi interni che stavano portandoli a una clamorosa separazione dal carismatico cantante Steven Tyler si siano risolti. Questi mesi, personalmente hanno prodotto uno spettacolo indegno, gettandosi accuse pubbliche quasi puerili. Steven voleva fermarsi 2 anni a causa di suoi problemi inizialmente attribuiti alla schiena e intervallati comunque da un soggiorno in una clinica di disintossicazione. Perry ribadiva che non l’avrebbero aspettato e che stavano valutando altri candidati tra cui Hagar, Kravitz e voci parlavano di Billy Idol e che avevano saputo che era invece una mossa di Tyler per poter andare in tour coi Led Zeppelin al posto di Robert Plant. Appianate le loro divergenze con un comunicato ufficiale in cui annunciavano un tour mondiale con la presenza di Tyler nella band, ovviamente confermano la loro personale nomina di band che quando la vedi suonare in posti aperti succede qualcosa. Dunque dopo aver beccato l’uragano a Sonoria nel 1994 e aver letto i racconti dei sopravvissuti al casino dell’Heineken Jammin Festival di anni fa, ovviamente quando arrivano loro su palco, il tempo peggiora. In orario e soprattutto praticamente in prima fila, non mi sembra vero di vivere un concerto degli Aerosmith, cosi’ sotto e soprattutto senza che qualche sfigato ti rompa le scatole come in Italia. La coreografia sul palco è scarna, c’è solo il loro logo sullo sfondo, i giochi di luce e gli effetti pirotecnici sono limitati e contenuti. ”Let the music do the talking” come direbbe Joe Perry.

Perry è decisamente elegante e con i capelli decisamente piu’ corti e ingrigiti, per Tom Hamilton il tempo sembra non passare mai, Brad Whitford è chiaramente in cattiva salute e dimagritissimo, Joey Kramer è una garanzia dietro le pelli mentre il personaggio piu’ atteso al varco della serata, Steven Tyler ha chiaramente abusato di botulino e altre alchimie e sembra comunque ancora ringiovanito. Musicalmente son stati impeccabili, nonostante qualche piccola defaillance di Tyler a livello vocale, purtroppo non mi hanno convinto appieno, in quanto molte loro interazioni sul palco mi sembravano non spontanee. Si cercavano un po’ troppo spesso e ho avuto come il sospetto che lo facessero per dire a noi fans “Va tutto bene, siam a posto e affiatati come non mai”. Momento divertentissimo quando Joe Perry si è cimentato sul palco in una sfida col suo alter ego del video gioco ”Guitar Hero” dedicato a loro.

Nel proseguio del tour, sicuramente saranno i migliori, anche se non sono deluso ,ma non son entusiasta, come altre occasioni in cui li vidi, leggi tours di “Eat the rich” e “Nine Lives”.

Scaletta molto incentrata sui pezzi vecchi ed è stata questa:

Love in an Elevator/Back in The Saddle/Walkin’the dog/Falling in love/Living on the edge/Jaded/Kings and queens/Cryin/Drum solo/Lord of the things/Joe Perry guitar battle/Stop messin’around/I don’t want to miss a thing/Sweet emotion/Baby,please don’t go/Draw the line/BIS: Dream on/Walk this way/Toys in the attic.

 

Gelati dal freddo per il clima svedese e leggermente (per usare un eufemismo) in coma, ci dirigiamo verso la macchina in attesa di potervi raccontare la seconda giornata del festival.

DAY TWO:

Il secondo giorno inizia decisamente per noi, sotto il segno dei Cinderella. Nel programma che abbiamo stampato, il giorno prima, veniamo a scoprire che la band americana firmerà autografi in una struttura esterna in prossimità dei luoghi del concerto. Stranamente il tempo sembra clemente e cosi’ mettendoci in coda con altri fans che hanno con loro ogni tipo di rarità della band, attendiamo il nostro turno per poterci far firmare qualcosa. Ovviamente ne io ne il mio socio, sapevamo prima di partire per lo Sweden di questa opportunità cosi’ recuperiamo un poster del concerto e ce lo facciamo autografare dalla band al completo. In quei due minuti scarsi a disposizione che hai di fronte una band che segui dagli inizi, rischi sempre di raccontare storie banali e probabilmente le mie parole lo erano. Dico loro che son venuto dall’Italia per vederli e bene o male, Fred Coury mi racconta di aver suonato con gli Union in Italia, Jeff La Bar ridendo ci dice che siamo decisamente pazzi ad aver fatto una cosa cosi’ per loro,Tom Keifer invece si preoccupa, quasi fosse nostro padre, di quanto tempo ci abbiamo messo e come abbiamo raggiunto il Festival. Increduli di questo incontro ravvicinatissimo con la band, usciamo da questa struttura. Felicissimi entriamo subito all’interno del luogo dei concerti.La scelta su chi vedere o non vedere è estremamente dura. Decidiamo di assistere a varie performance. Per prima cosa guardiamo alcuni pezzi dell’ex chitarrista degli Hanoi Rocks, Conny Bloom in acustico. Davvero molto bravo vocalmente e con un’ottima presenza scenica, sa decisamente intrattenere il suo pubblico. Un gregario nell’economia delle bands, che in queste occasioni intime, fa emergere totalmente il suo valore. Mi ha ricordato da vicino alcune esibizioni acustiche dell’ex Guns N’Roses, Gilby Clarke. Incuriositi da quello che viene narrato sul loro conto, decidiamo di assistere allo show degli americani Steel Panther, che si esibiscono sullo “Sweden stage”. Sembra di essere catapultati con la macchina del tempo, in pieno anni 80 esattamente nella Sunset Strip losangelina. Spandex e leggings aderentissimi, cotonature al limite del pacchiano, eyeliners e kajal a gogo. Forse tanta “tamarreria” su altri gruppi, risulterebbe alquanto ridicola; su di loro è assolutamente necessaria e credibile. Sono pazzeschi a livello musicale, non sbagliano un colpo. Sono autoironici, cosa che manca praticamente al 90 per cento delle band street/glam e sleaze di ogni epoca e nazionalità. Riescono davvero a far ridere il pubblico rivelando la loro passione per la “passera depilata” e non pelosa alla “ZZTop” come dicono loro. Chiedono “quante persone li han già visti dal vivo, quanti ancora non li han mai visti e quanti dopo questo show non li vedran mai”; coinvolgono totalmente i fan incitandoli a fare i cori e poi, la chicca...fanno salire sul palco due groupies, una mostra volentieri le tette a tutti. Insomma un rock n’roll show pazzesco e divertentissimo, chiuso da una devastante e perfetta cover dei Motley Crue:”Kickstart my heart”. Da segnalare anche una versione rock del classico della boyband per eccellenza, Backstreet Boys “I want it that way”, a dir poco riuscita e coinvolgente e soprattutto rockerizzata alla perfezione.

La loro set list :

Eyes of a panther/Asian Hooker/Fat girl(that she blows)/The shocker/I want it that way/Guitar solo/Party all day(fuck all night)/Community property/Turn out the lights/Girl from Oklahoma/Eatin’ain’t Cheatin/Hell’s on fire/BIS:Death to all but Metal/Party all day(Fuck all night)/Kickstart my heart.

Ringalluzziti da una prestazione a dir poco grandiosa di questi americani, assistiamo anche a parte dell’esibizione dei danesi D.A.D sul “Rock stage”.

C’è un muro di folla davanti a noi, arrivare sotto palco è praticamente “Mission impossibile”. Per quanto visto e sentito, band davvero ancora in forma e soprattutto con effetti scenici pazzeschi, come le fiammate a gogo. In Scandinavia, son davvero un’istituzione, forse da noi sono sempre rimasti un gruppo con un buon seguito di pubblico ma mai han raggiunto pubblici stranumerosi.

E cosi’ giunge il turno dei Cinderella ,nella mia recensione live. Attesissimi si presentano on stage sul “Festival stage”, lo stage principale, in perfetta forma fisica e con un look decisamente tranquillo, regalano ai presenti un’ottima prestazione globale. Tom canta davvero bene, anche dopo la nota operazione alle corde vocali. Certo, per ovvie ragioni, certi suoi acuti non son cristallini come un tempo, ma sostanzialmente la sua voce regala ancora grosse emozioni. Trascinatore sul palco e autentico showman guida la band in un set pazzesco dove praticamente quasi tutte le hit vengono eseguite. Jeff La Bar sa regalare emozioni con la chitarra, Fred Coury è come sempre preciso e molto veloce dietro le pelli e il sostituto di Eric Brittingham al basso è perfettamente inserito. Di tale bassista, non son riuscito a trovare nome e infos, scusatemi. Ovviamente il pezzo ballato e cantato da tutti presenti rimane “Gypsy road”, dove Tom fa fare al pubblico alcune volte il coro. Lo stage è scarno, soltanto la presenza del loro logo sullo sfondo. Non ci son fuochi d’artificio, luci stratosferiche ma solo lo stretto necessario. Un ottimo show e molto gradevole.

La loro set list:

Second wind/Push push/Somebody save me/The last mile/Night songs/Bad seamstress blues/Falling apart at the seams/Heartbreak station/Coming home/Shelter me/Nobody’s fool/Gypsy Road/BIS:Don’t know what you got/Shake me

A breve distanza temporale e fisica è previsto quindi lo show del punk rocker per eccellenza; Mister Billy Idol che si esibirà sul “Rock stage”. Inizialmente il tempo sembra essere ancora clemente, poi si scatena un vero e proprio diluvio, che mi costringerà a seguire riparato per gran parte del concerto questa esibizione. Billy, accompagnato dagli ormai fedelissimi Steve Stevens alla chitarra solista, Derek Sherinian alle tastiere e Stephen McGrath al basso, ci presenta in occasione di questo nuovo tour europeo le sue due new entries: l’ex Cult e Circus Diablo, Billy Morrison, famosissimo anche per essere la mente dietro il gruppo di jam session losangelino Camp Freddy, alle chitarre ritmiche e il punkeggiante nuovo batterista, Jeremy Colson, che ha il non facile compito di sostituire il mostruoso Brian Tichy, ora coi Foreigner.

Il set del buon Billy è molto incentrato anche sul materiale dei Generation X tanto che è proprio il classico “Ready,steady,go” a dar inizio al concerto. Billy è in forma smagliante, sia vocalmente sia fisicamente, sembra aver fatto un patto col diavolo. Mi è parso comunque di vedere ancora una band alla ricerca dell’equilibrio perfetto e con uno Steve, forse decisamente meno funambolico rispetto a prestazioni precedenti. L’interagire di Billy col pubblico è decisamente ben riuscito e ad un certo punto lancerà piatti di plastica che son autografati dalla band. I nuovi entrati Billy e Jeremy non deludono certo, forse col primo maggiormente inserito e col secondo, sicuramente e personalmente inferiore a Brian Tichy. Come sempre nelle retrovie ma precisi come un orologio svizzero sia Stephen sia Derek.

Devo ammettere che all’Heineken Jammin Festival ad Imola del 2005 mi aveva emozionato e coinvolto di piu’ e forse stavolta il nubifragio influisce sul mio giudizio. Penso che la nuova band ha bisogno di tempo per rodarsi. Da segnalare “White wedding” suonata per buona parte in acustico e mixata con una cover di “Cool operator”.

Set list:

Ready,steady,go/Dancing with myself/Love is strange/Scream/White wedding/Cool operator/Prodigal blues/Bitter pill/Twenty flight rock(Eddie Cochrane cover)/To be a lover/Eyes without a face/Kings and queens of the underground/Kiss me deadly/King rocker/Running with the boss sound/Rebel Yell.BIS:L.A.Woman.

Come potete vedere mancano alcuni classici quail “Mony ,mony”, ”Catch my fall” eccetera e ci son diversi pezzi dei Generation X compresi “King rocker “ e “Running with the boss sound”. Questa scaletta ha spiazzato parecchi.

Ha chiuso la lunga giornata il leggendario Gary Moore sullo stage “Festival”, arrivato anche in anticipo rispetto all’orario previsto. Francamente un grandissimo strumentista e una voce mostruosa, ma non sono un eccessivo estimatore di chitarristi virtuosissimi e visto anche il tempo degno dei quaranta giorni dell’arca di Noé, ho assistito all’esibizione sotto un tendone, cullato dal dolce sapore di un paio di “Soviero” la birra del posto. Sicuramente il pubblico era molto entusiasta dalle canzoni del buon Gary.

 

THIRD DAY:

Con un sonno arretrato da recuperare, con varie peripezie fisiche da affrontare (praticamente son già un po’ zoppo, a furia di stare in piedi per ore) inizia la cronaca dell’ultimo giorno dello Sweden. Siccome la mia attesa era praticamente solo e quasi esclusivamente per i Guns N’Roses, vi racconto che ho assistito dalla prima fila a una grandissima esibizione degli Winger, assolutamente pazzeschi dal punto di vista strumentale e con un Kip in gran spolvero, a una prestazione dove hanno insegnato a tutti come si fa rock anche a una certa età da parte dei canadesi Bachman and Turner, con intere famiglie sotto il palco, che si scatenavano sul rock assolutamente coinvolgente del combo canadese e che mi son perso, per tenere la prima fila a un’esibizione grandissima degli W.A.S.P che han suonato sul Rock stage una scaletta fatta principalmente di canzoni dei primi 2 albums e che vado a riportare fedelmente .

SET LIST W.A.S.P.:

On your knees/The torture never stops/Love machine/Wild child/The last command/Crazy/Hellion/Widowmaker/Sleepin(in the fire)/Chainsaw Charlie/Babylon’s burning/The Idol/I wanna be somebody/Blind in texas.

Ora passo a descrivervi il concerto dei Guns N’Roses. Già prima del set dei Bachman and Turner, i loro tecnici avevano provato i vari strumenti e scenografie della band, ma è soltanto dopo la discesa dal palco del gruppo canadese, che tutto prende forma. Lo stage è maestoso, anche se sicuramente meno pacchiano rispetto a quelli usati per l’estenuante tour degli Illusions di un ventennio fa. Vengono man mano sistemate tutte le luci, fissate le postazioni dei due tastieristi Dizzy Reed e Chris “Mother Goose”Pittman, accordate e provate fino alla noia le chitarre del trio formato da Ron Thal "Bumblefoot", Richard Fortus e il nuovo acquisto dal 2009, mr DJ Ashba e della sezione ritmica formata dal bassista Tommy ”The general” Stinson e dal batterista di origine americana/cubana, Frank Ferrier e soprattutto ogni postazione del carismatico, controversissimo e a dir poco unico leader Axl Rose. Il tempo è a dir poco brutto e fa un freddo cane, per usare un eufemismo. Axl lo sento arrivare in elicottero e sembra anche essere in orario sui tempi dello show che ha come orario previsto per l’inizio le 23.30. Purtroppo Axl ritarderà di ben 45 minuti, scoglionando anche parecchi presenti, già provati dal tempo inclemente, dalla stanchezza accumulata in quattro giorni (visto che la maggior parte dei presenti ha comprato un biglietto per i 4 giorni) e soprattutto dal fatto che tanti non son li’ per loro, anche se i Guns N’Roses sono sicuramente l’artista o gruppo che hanno pagato di piu’ per averli sul palco. Le note di “Chinese democracy” e la sagoma di Dj Ashba sullo sfondo danno il segnale che ormai il tornado sonoro del combo losangelino sta abbattendosi su Norje e lo Sweden. La band è davvero in gran forma e molto affiatata. Si divertono moltissimo tra di loro e sicuramente questa versione della band è la piu’ azzeccata e coinvolgente dal punto di vista scenico e di esecuzione dei vecchi classici dei Guns, di tutte le formazioni che si son susseguite incessantemente per ogni tour dopo la fine dell’estenuante tour 1993 e con la conseguente diaspora interna che ha lasciato solo Axl e Dizzy Reed superstiti. Axl non sbaglia quasi nulla, eccetto alcune canzoni quali “Nightrain” o ”Rocket queen” dove francamente alcune note alte proprio non le prende, ma su “Sweet child o’mine “ e “Knockin’on Heaven’s door” sa ancora come intrattenere la gente.

I pezzi da “Chinese democracy” son decisamente meno rispetto alle prime date giapponesi del tour 2009 ma francamente maggiormente riusciti, come una sensazionale esecuzione vocale su “This I love” che proprio non riusciva a cantare le prime date, in modo adeguato.Axl parla davvero poco col pubblico, che comunque è decisamente freddo e poco coinvolto. Su “Sorry” ironizza sul suo arresto svedese del 2006 e dice che alcune facce dei poliziotti presenti li ha riconosciute. DJ Ashba sfida la forza di gravità, rischiando scivoloni assurdi, correndo da ogni punto del palco e anche Fortus e Bumblefoot fan lo stesso, forse in modo meno eclatante. Gli assoli dei 3 sono molto belli, le parti son divise tra loro, con Dj Ashba che esegue la maggior parte.

Mi è strapiaciuto il tema di James Bond, rifatto da Richard per il suo assolo.

Dizzy Reed, elegantissimo esegue il suo solo del classico di Bowie”Ziggy stardust” preludio all’hit da Chinese Democracy “Street of dreams”.

Axl è ovviamente al piano per “November rain” che viene preceduta da qualche accordo di ”Another brick on the wall”. Axl non si azzarda, vista la pioggia incessante e fredda ad arrampicarsi sul piano a fine canzone.

Lo show, dura circa 2 ore e si chiude con grande energia, fiammate, coriandoli e stelle filanti sparate su “Paradise city”. Parlando con molti, questo show, sicuramente dividerà la gente, forse schiava ancora del fatto che i Gnr devono essere quelli del passato (e francamente mi piacerebbe assai) ma questa versione è fatta da professionisti molto affiatati sul palco che ci mettono tanta passione. DJ Ashba, a modesto parere, è uno dei chitarristi maggiormente scenici e coinvolgenti sulla scena rock. Nel tour che li porterà in Italia a Settembre, sicuramente cambieranno qualche canzone ancora, ma francamente son rimasto molto contento della loro esibizione.

SET LIST:

Chinese democracy/Welcome to the jungle/It’s so easy/Mr brownstone/Sorry/Richard Fortus solo-James Bond theme/Live and let die/This I love/Rocket queen/Dizzy Reed piano solo-Ziggy Stardust/Street of dreams/You could be mine/DJ Ashba guitar solo-Ballad of death/Axl Rose piano solo,Another brick in the wall/November rain/Bumblefoot guitar solo-Pantera rosa ed Estranged/Knockin’on Heaven’s door/Nightrain/BIS:Madagascar/Better/Paradise city.

 

Qui si conclude il mio racconto, spero vi sia piaciuto e in ogni caso, almeno una volta nella vita, vivete l’avventura dello “Sweden Rock Festival”

 

MauRnrPirate

Pubblicato il 18 giugno 2010