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URIAH HEEP

 

 

7 Maggio 2010 @ Velvet Club Rimini

 

 

Report e foto a cura di Alessandro Aroni

 

 

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40 anni e non sentirli... ma dimostrarli tutti. Venerdì 7 maggio 2010 il Velvet Club di Rimini ha ospitato Gli storici Uriah Heep, dopo 40 anni di attività autocelebrati dalla recente raccolta "Celebration".

 

La band rappresenta una delle pietre miliari nel mondo del rock, con la sua carriera costellata di grandi successi a partire dagli anni Settanta. Della storica formazione originaria c'è il bravissimo Mick Box, chitarrista di grandissima virtù, e da un'altra presenza importante Trevor Bolder che entra negli Uriah Heep dal 1976 fino al 1981 quando il gruppo si scioglie, per poi rientrare dal 1983. Il locale non è colmo e dopo il sold-out di Milano di neanche 2 anni fa mi aspettavo qualche spettatore in più, ma le facce sono di gente affezionata ed impaziente. Tra qualche coetaneo dei membri della band e qualche ragazzo un po' meno cresciuto quello che salta subito agli occhi è un alone positivo, una sincera voglia di sentire Mick Box e compagni Live. Dopo una lunga attesa, senza nessun gruppo di supporto alle 23:00 i giovanotti salgono sul palco: Wake the sleeper dall'ultimo lavoro in studio del 2008 apre di prepotenza la serata. Return to fantasy (1975) giusto per riportarci agli Uriah Heep degli anni 70 e di seguito Only human tratto da "Celebratoin" fanno capire che gli Uriah Heep non si sono fermati a quegli anni e non hanno mai smesso di produrre musica di qualità, che hanno una propria individualità artistica e non hanno insicurezze nel dimostrarlo. L'energia dei primi brani spazza via i dubbi di chi pensava a una band datata e sotto tono. Tutto confermato con il brano successivo: Book of lies ancora da "Wake the sleeper", brano più canonico ma non certo privo di efficacia. Quello che si fa notare fino ad ora più di tutto è la voce determinata e solida di Bernie Shaw, un vero trascinatore con qualità vocali sopra la media, in assoluto oltre le mie aspettative. Il tempo passa nota dopo nota e la nostalgia degli UH di David Byron e Ken Hansley, o anche di John Lawton non è poi così invadente come si poteva pensare. Certo alcuni brani sono nella nostra mente e nel nostro cuore e riascoltarli semplicemente diversi da come sono nei nostri ricordi può spiazzare ma l'attuale formazione dimostra di essere la dimensione naturale degli UH di oggi. E dopo avere pensato con compiacimento a certi anni inaspettatamente Bird of Prey 1971 fa sognare tutti, un pezzo che non mi aspettavo di sentire stasera.. e un ottima esecuzione anche questa! Si prosegue con Corridors of madness ("Celebration" 2008), love in silence (1995) e con Rain ("the magician's birthday" 1972) si assiste a uno dei momenti più intensi della serata, un viaggio emozionante dentro al cuore degli UH. Wizard (1972) e Free me (1977) sono un preludio ad uno dei grandi capolavori degli UH: Sunrise del 1972 che mi congela la mente per una frazione di secondo e mi trascina in un vortice di inarrestabile poesia e immensa adorazione per questa band. Free an' easy (1977), Gipsy (1970) chiudono la lunga parentesi nostalgica, Angels walk with you (2008) ci riporta al presente ma solo per un attimo, infatti July Morning (1971) chiude una playlist curata e compatta.

Escono di scena ma tutti noi sappiamo che ci regaleranno ancora qualche brano, il problema è quali.. tutti hanno una loro canzone preferita.. chi chiede Easy livin'.. chi chiede Stealin'.. io desideravo Rainbow Demon, ma non tutti possono essere accontentati e comunque questa è stata si una celebrazione, ma soprattutto uno spettacolo vigoroso, una band che non ha timore di far vedere che la musica è vita, è divertimento, e il sorriso di Mick Box e le sue parole mentre presentava i brani sono la conferma di tutto ciò. Escono di nuovo.. luci forti, tastiere che riempono il locale di forza... ed eccoli..: Easy livin', un tripudio di mani, colori, un'emozione unica. Lady in black, un brano sicuramente storico, non uno dei miei preferiti ma ovviamente un ottimo brano di chiusura, coinvolgente e corale.

 

Non sempre amati dalla critica, superati come notorietà da band maggiori, ma è chiaro che il marchio di fabbrica che ha reso grandi gli Uriah Heep è saldo e intatto, come inalterata è l'ispirazione che guida Mick Box e compagni in questo viaggio. Gli UH forse hanno ormai ben poco da aggiungere alla loro carriera, ma come Wake The Sleeper è stata una sorpresa vera e propria per una band che avrebbe potuto continuare a vivere solo del proprio passato, la dimensione Live rimane la più alta espressione musicale che una band così ci può regalare, uno di quei concerti che sorprende per la vivacità e la robustezza, una è di quelle serate che mi fanno pensare alla musica con passione e fiducia. 40 anni.. direi portati alla grande....

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Pubblicato il 10 Maggio 2010