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ven

29

giu

2012

Live Report MALEVOLENT CREATION + Under the Ocean + Neverending Pain @ Carlito’s Way, Retorbido (PV) - 26 Giugno 2012

Report a cura di Andrea Evolti

Pochi ma buoni, si è soliti dire…sì, ma a tutto c’è un limite. La serata al Carlito’s Way di Retorbido, che prevedeva una delle date italiane del tour dei Malevolent Creation (non proprio degli sconosciuti), era sì infausta, perché posizionata dopo il week end del Gods of Metal, ma non al punto da far pensare ad una trasposizione live-metal del Deserto dei Tartari!

 

Aprono la serata i parmensi Neveranding Pain, quintetto dedito a sonorità tipicamente death americane ma con un’iniezione di brutalità thrash teutonica e black-thrash italiana anni’80. I suoni non sono il massimo ma impatto, energia e professionalità non mancano al five-piece emiliano, vista la desolante prospettiva di aver suonato solo davanti ai componenti degli altri gruppi! Per questo, nonostante un songwriting ancora acerbo e poco sviluppato (le chitarre sono spesso ripetitive e non si aprono a molte variazioni, soliste in particolar modo), mi sento di applaudirli per come ha gestito il palco, con energia, passione e professionalità.

Purtroppo l’inerzia della serata non cambia nemmeno quando salgono gli Under The Ocean, concittadini dei NP, se non per una manciata di persone che si aggiungono a quelli già presenti. Anche qui, plauso alla passione e professionalità dei musicisti, che sul palco hanno dato il massimo, sfoderando un sound personale e ricco di originalità, anche se non ancora sviluppato al 100%. Death/thrash tecnico e cerebrale alla Meshuggah, con inserti di ultimi Machine Head, Textures Slipknot di Iowa, efferatezze sonore death/black vicine a Dissection e Behemoth ultimo periodo, sono, assieme ai brani del loro debut Gates ed alla performance stellare del drummer Fabio Bersani, il biglietto da visita per uno show che scalda gli animi di quei pochissimi presenti, ma lascia assolutamente il segno nell’ascoltatore.

 

Le grandi band si vedono quando tutto sembra girare per il verso sbagliato: prova ne è stata, per gli storici forerunner del death metal americano Malevolent Creation, la serata di Martedì 26 Giugno dove, causa l’assenza del bassista Jason Blachowicz, che ha costretto il lead guitarist Gio Gerarca a prendere il suo posto e, ovviamente, a non occuparsi delle sue parti che sono state quasi del tutto eliminate dai pezzi, che avevano Phil Fasciana come unica chitarra, prevalentemente dedita ai riff. Nonostante questo, l’esiguità scandalosa del pubblico (per una band di questo livello), i 4 della Florida hanno cominciato a macinare brani su brani, tratti dagli album storici come The Ten Commando, dal quale viene preso Implaed Existence, oppure da opere un po’ più recenti come Eternal o l’ultimo Invidious Dominion. Suoni leggermente secchi, ma che non hanno impedito di godere della forza dirompente del drumming di Gus Rios o della cavernosa ma definita e comprensibile voce del singer Brett Hoffmann, ottimo frontman che non ha mostrato né imbarazzo né atteggiamenti scostanti davanti a così poche persone ma che, anzi, come tutta la band ha coinvolto i presenti, mostrato passione, energia ed entusiasmo come molti non si aspetterebbero da una band così navigata.

 

Set list leggermente più breve del previsto, ovviamente, ma comunque intenso anche se fortemente mutilato dal punto di vista chitarristico; tutto questo, però, non intacca l’ammirazione verso una band di spessore ed importanza artistica che si è dimostrata fedele ai fan fino all’ultimo. Si rimane basiti, però, di fronte ad una diserzione così massiccia (dubito si sia arrivati alle 25 presenze!) e, per chi vi scrive, assolutamente inspiegabile. Misteri italiani.