CONDIVIDI

Report Live e foto:LENNY KRAVITZ + TROMBONE SHORTY & ORLEANS AVENUE @ 10 Giorni Suonati @ Castello Di Vigevano (PV) -19 Luglio 2012

Report e foto a cura di Fabrizio Tasso

A volte ci si reca a determinati eventi senza aspettarsi nulla di particolarmente eccezionale e se ne esce completamente stravolti. Per me, questa data dei 10 Giorni Suonati organizzato dalla Barley Arts, è stata una di quelle serate partite con poche pretese e finite con la meraviglia dipinta sul viso. Già di per sè la location del Castello Sforzesco a Vigevano è una delle più belle realtà italiane per poter assistere alla musica dal vivo (se si escludono gli stormi di zanzare assetate di sangue) ma una serata così entusiasmante non me la sarei mai aspettata. La mia strada si era già incrociata, per caso, con quella di Lenny Kravitz nel 1999. All’epoca partecipai al Monza Rock Festival per vedere gli Aerosmith, ma il maltempo (alias pioggia torrenziale) fece saltare la prima giornata. Gli organizzatori allora comunicarono che i biglietti sarebbero stati validi anche per il giorno successivo, che avrebbe avuto come headliner proprio Lenny. All’epoca non badai molto al cantante americano (ero lì per gli Aerosmith dopotutto!) ma ne riconobbi le indubbie capacità on stage. A distanza di 13 anni (con una maturità musicale diversa) sono finalmente riuscito a godermi la grandissima classe del frontman Newyorkese.

Se da un lato mi aspettavo una buona prestazione di Lenny, dall’altro non sapevo cosa aspettarmi dal gruppo di supporto. Ad essere franco avevo immaginato di annoiarmi a morte con Trombone Shorty e la sua band. Sapevo che il ragazzo di New Orleans aveva già un nome consolidato (nel suo genere musicale) e che aveva collaborato e condiviso il palco con nomi di primo piano della musica internazionale (U2, Green Day, Aerosmith, Jeff Beck, Kid Rock e altri) ma che mi trascinasse in questa maniera non lo avrei mai e poi mai sospettato. L’azzeccato mix di jazz, funk e rock, unito ad un groove trascinante, ci hanno messo giusto un paio di pezzi per coinvolgere l’intera audience. La bravura di Trombone Shorty è indiscutibile, riesce a passare con disinvoltura dal trombone alla tromba e la sua voce è calda, nella pura tradizione blues. La sua band non è da meno e conta oltre a chitarra, basso e batteria, anche un sax ed un sax baritono. In più il ragazzo ci sa fare anche sul palco, coinvolgendo tutto il pubblico con il suo simpaticissimo modo di fare. Non vi parlerò delle canzoni, anche perché non conosco i titoli, ma vi assicuro che tra assolo di chitarra, sax, trombone e tromba si è rimasti a bocca aperta davanti alla bravura dei musicisti. Ultima gemma della loro esibizione è lo scambio di strumenti che porta Trombone Shorty alla batteria e un rimescolio dove chi prima suonava strumenti a corda passa agli strumenti a fiato e viceversa. Una scena fantastica che riscuote un tripudio di meritati applausi. Sono rimasto letteralmente esterafatto dalla loro esibizione, non è il mio genere musicale, ma la carica che sono riusciti a trasmettere mi ha coinvolto in maniera incredibile.

E, a giudicare dalle reazioni, anche il resto del pubblico ha gradito molto la loro esibizione. L’arena è oramai riempita per intero e non si può non notare che la presenza del gentil sesso ci supera numericamente. In effetti, Lenny Kravitz, oltre ad essere una rock star di fama mondiale, è anche considerato un sex symbol a giudicare dal livello di decibel percepito dal mio orecchio alla sua entrata on stage. L’apertura è affidata a “Come On Get It On” (dal suo ultimo lavoro del 2011) e si nota immediatamente come la produzione di questo concerto sia spettacolare. Suoni perfetti, set luci stratosferico (tra i più belli che abbia visto) e un Lenny in forma smagliante. Ma è subito tempo per i classici, “Always On The Run” e “American Woman” scatenano il pubblico completamente in balia del suo grande carisma. Oltre alle sue doti vocali ( “It Ain’t Over ‘Til It’s Over” è eseguita in maniera splendida) riscuotono un enorme successo anche le sue classiche pose e l’altissima qualità dei suoi musicisti (vedi “Mr. Cab Driver” dove la band è libera di sfoggiare il suo estro). Si segue il concerto in un’ estasi divina, completamenti assorti nella musica. I nuovi pezzi come “Black And White America”, “Stand” (singolo da incorniciare) e “Rock Star City Life” possiedono la stessa carica di pezzi storici come “Where Are We Running?” (strepitoso l’assolo di sax e la jam di fiati successiva) e “Fields Of Joy”. Ma il momento più emozionante si tocca con il duetto “Stand By My Woman”, “Believe”, dove la melodia arriva diretta al cuore. Chiudono i due singoloni “Fly Away” e “Are You Gonna Go My Way” che elettrizzano il pubblico facendolo muovere come un oceano in tempesta. Qualche minuto di buio e Lenny riprende possesso del palco per l’ultima canzone. “Let Love Rule” (dal suo primo album datato 1989) vede la partecipazione di Trombone Shorty con il suo strumento.Il ritornello viene prolungato a lungo e fatto cantare a tutti noi mentre Lenny scende del palco e comincia il suo giro in mezzo ai fans, che si accalcano per poterlo toccare, facendoli cantare con lui e firmando autografi. Questo gesto, a mio parere, è straordinario e dimostra un enorme affetto per i suoi sostenitori unito ad una grande umiltà. In conclusione possiamo dire di aver assistitito ad un grandissimo show dove la mirabile maestria dei musicisti è riuscita a trasmettere emozioni uniche.

 

Un altro punto a favore di questo festival, che dovrebbe servire come esempio ad altri eventi più grossi e pubblicizzati, ma che in realtà non possiedono un decimo di questa organizzazione. Chi vuol intendere.. intenda!! Ci si vede qui, domenica, per il G3!!

 

Set List Lenny Kravitz

1. Come On Get It

2. Always On The Run

3. American Woman

4. It Ain’t Over ‘Til It’s Over

5. Mr. Cab Driver

6. Black And White America

7. Fields Of Joy

8. Stand By My Woman

9. Believe

10. Stand

11. Rock Star City Life

12. Where Are We Runnin’?

13. Fly Away

14. Are You Gonna Go My Way

bis

15. Let Love Rule

 

TROMBONE SHORTY & ORLEANS AVENUE