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mar

09

ott

2012

Recensione DECEIT - Nine

DECEIT

Nine

Scarlet Records

Release date: 10 ottobre 2012 (pubblicazione solo in formato digitale)

 

Il passaggio da cover (o tribute) band a gruppo che studia, realizza e produce pezzi propri non è cosa per tutti: il rischio di rimanere inchiodati dentro i clichè di genere, di essere così influenzati dai propri beniamini da non saperseli scrollare di dosso è altissimo e sono tanti gli artisti che ci sono cascati dentro finendo col partorire “brutte copie” di quello che hanno suonato (magari benissimo) per anni. Per fortuna questo non è il caso dei milanesi Deceit: “Nine” è un album piuttosto bello, che ammicca con evidenza ai “mostri sacri” del gruppo (le radici sprofondano nella scena rock anni ’90: Foo Fighters, Queen of the Stone Age, Alice in Chains tanto per citarne alcuni) ma si mostra perfettamente capace di affermare una chiara identità.

 

Opening track a cento all’ora, con 30 secondi micidiali in apertura: “Wolfman” è una dichiarazione di intenti, quasi di guerra: “Qui si fa sul serio, se cercate roba soft suonate alla porta accanto”. E poi si sale con l’interessante “Out of project” e si arriva a “First father”, pezzo scelto per lanciare l’album anche sul fronte video. Un brano robusto, energico, che valorizza le potenti corde vocali di Bruno (voce) e che da prova di tutta l’abilità tecnica maturata dal gruppo negli anni passati a suonare insieme: potenza e stile consegnano a questo brano la responsabilità di far capire al grande pubblico chi sono (e chi possono essere) i Deceit.Il resto dell’album si attesta su un buon livello medio-alto. Anzi, per essere “un’opera prima” (se si esclude il pur valido EP del 2010) togliamo pure il “medio”: piacevoli e belle sostenute “Too fighters” e “The fall” mentre incuriosisce il basso di apertura di “My stupid revenge”, capace di cambiare ritmo al battito del cuore di chi ascolta.

 

Giudizio finale? Pollice su: dieci pezzi che convincono, stuzzicano l’appetito per il prossimo album (su cui la band è già al lavoro) e fanno venire voglia di controllare l’elenco dei live per vedere quale possa essere la data più vicina. Perché, non ve l’avevamo detto, dal vivo questi cinque sono dinamite pura. Piccola nota a margine: Il tempo delle cover è finito ma se Bruno e compagnia volessero tirare fuori dal cilindro un’altra versione micidiale come la loro personalissima interpretazione di “Teardrop” dei Massive Attack, diciamo che potremo chiudere un occhio. O magari tutti e due. E agitare la testa mentre ci godiamo un altro gran bel pezzo targato Deceit.

 

Alessandro Pantani

 

Tracklist

1. Wolfman

2. Out Of Project

3. First Father

4. Unreal

5. Around the World

6. Too Fighters

7. Bietto (Jimi Hendrix never dies)

8. The Fall

9. My Stupid Revenge

10. Last Song