CONDIVIDI

lun

07

ott

2013

Live Report THE DILLINGER ESCAPE PLAN + Maybe She will + Circles @ Rock and Roll Arena, Romagnano Sesia (NO), 4 Ottobre 2013

a cura di Andrea Evolti 

Il sound di Trainspotting e Breaking Bad sul palco di Romagnano Sesia, il 4 Ottobre 2013: esatto, perché l’esperienza di veder suonare dal vivo quei pazzi dei The Dillinger Escape Plan con il loro thrash/core/grind/progressivo e dall’impronta free-jazz, è qualcosa di accomunabile solo alla visione del film culto che ha lanciato Ewan McGregor.

 

Ad aprire la serata, la formazione australiana dei Circles, formazione di ottimi musicisti, dedita al sound alternative metal/crossover, che risente fortemente dell’influenza di Deftones, Straind e Dredg. Gruppo compatto, buona prestazione, eccellenti suoni, anche se i pezzi, tratti dagli album ‘Infinitas’ e ‘The Compass’ appaiono un po’ derivativi e non spiccano certo per personalità, se si esclude la voce del singer Perry, notevole per timbro e tecnica, anche se la sua scelte di linee vocali asimmetriche e dalle tonalità alte, con melodie emotivamente d’impatto (a volte quasi al limite dell’errore), potrebbero apparire fin troppo avulse dal contesto musicale dei brani. Buona prova, comunque, gestita con perizia e passione.

 

Un inizio coinvolgente, con un brano trascinante ed atmosferico allo stesso tempo, come se ci si trovasse davanti all’inizio di un film che sta per narrarci una storia suggestiva e dalle forti esperienze spirituali ed introspettive, può essere un vero tranello: e così, in parte, è stato. Va premesso subito che la proposta dei britannici Maybe She Will, un rock alternativo e dalla forte deriva progressive inglese anni’ 80 (e non solo per la presenza delle belle tastiere di Robin Southby) di stampo esclusivamente strumentale, non risulta certo facile di per sé da portate on stage: il problema, però, è che i brani estrapolati da album quali ‘I Was Here For A Moment, Then I Was Gone’, risultano veramente tutti troppo simili fra loro o, quantomeno, suonati con una scelta di collocazione e con un mood da farli apparire come un unico brano di una colonna sonora…ma senza film. Il fatto stesso, inoltre, che si tratti di un progressive dalla struttura molto lineare e che venga proposto con un piglio molto minimale e rilassato, ha reso il tutto, in completa onestà, particolarmente noioso, se se eccettuano alcuni passaggi più cadenzati o maggiormente energici, e le già citate tastiere di Southby. Qualcuno li definirà onirici: dal vivo, questa volta, sono risultati più soporiferi.

 

Allacciate le cinture e buttate via il manuale delle istruzioni: state per testare il meticoloso e letale virtuosismo schizofrenico dei The Dillinger Escape Plan.

Il four-piece statunitense (qui in formazione a 5, con il supporto live della seconda chitarra di James Love) con il supporto di un armamento visivo che colpisce un gremito Rock And Roll Arena con immagini tratte da pellicole di Bonuel e Cronenberg, deflagra in tutta la sua potenza, facendo brillare mine caleidoscopiche uscite sia dall’ultima fatica ‘One of Us is the Killer’, che da album più storici come il monumentale ‘Calculating Infinity’. In perfetto delirio armonico, il quintetto di Morris Plains, guidati dall’istrionica ferocia del singer Greg Puciato, oggi in assoluto stato di grazia su tutti fronti (tecnico, interpretativo e di presenza scenica), scaricano su una audience reattiva tutto il loro combustibile metal/jazz/sperimentale, per incendiare la brama di mosh e circle-pit, oltre che un costante stage diving che vede protagonista anche il ‘Mad Hatter’ della sei-corde Ben Weinman, dedito a fare surf sulle spalle di un fan! La scelta di una scenografia interattiva si fonde benissimo con la prestazione dei TDEP, tecnicamente ineccepibile e dall’intensa follia artistica che riesce, contemporaneamente, ad essere un magma unico ma a far spiccare anche le individualità, come quella dell’impulso EMP umano Billy Rymer, motore inesauribile ed imprevedibile per brani che escono da lavori come l’EP registrato con Mike Patton (non preciso nulla, perché se non lo conoscete, è ovvio che stavate cercando il Forum di ‘Uomini e Donne’!) ‘Under the Running Board’, con un’ottima e fedele interpretazione di Puciato della parte vocale del singer dei Faith No More. ‘Ire Works’ ed ‘Option Paralysis’ sono altre due dispense di sublimi mutazioni artistiche che vengono depredate dal combo del New Jersey per aumentare i danni, fisici e mentali, inflitti ai presenti, felici di notare come anche il live-session James Love, la seconda chitarra, si sia fuso con l’entità mutaforma che sul palco si produce in una violenza virtuosistica mai fine a sé stessa e sempre, impregnata di visceralità, nonostante brani come ‘Understanding Decay’, partano dai nobili deliri neurali.

 

Rimane poco altro da dire, visto che uno show del genere va vissuto in totale immersione, per coglierne i particolari senza renderli avulsi dal tutto: soprattutto (e lo sottolinea chi ha visto i TDEP per la prima volta), un loro concerto è un’esperienza che dovrebbe essere vissuta anche da chi non li annovera tra i loro mentori musicali….so, come on, dive into the mental warp!