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Recensione MUSTASCH - "Thank You For The Demon"

MUSTASCH

Thank You For The Demon

Gain Music / Sony

Release date: 10 Gennaio 2014

 

 

Terra di grandissimi artisti nell'ambito Rock è proprio la Svezia, patria dei Mustasch che, al loro 16esimo anno di attività ed ottavo album all'attivo, sono tra i primi apripista del 2014 con Thank You For The Demon. L'impronta Metal nordica è palpabile sin dalle prime note del disco e porta in se il DNA dei precedenti 7 album dorti di un passato di rilievo con 4 Swedish Grammy Nominations e 2 Grammy Awards for ”Metal Album of the Year”, dopo aver fatto da opening act a gruppi del calibro di Motörhead, Gluecifer e Volbeat.

 

Corale intro per “Feared and Hated”, first single released, in chiave di puro Metal Judas Priest oriented per via della potente presenza vocale di Ralf Gyllenhammar, supportata da un treno ritmico di notevole impatto. Title track “Thank You For The Demon” è molto più in stile Savatage, tanto per intenderci strutturata come la mitica “Gutter Ballet”, quindi, piano iniziale e riffoni di chitarra carichissimi. A seguire “From Euphoria to Dystropia” che, nuovamente, non spicca in originalità rifacendosi ai Metallica del post Black Album fino a giungere alla densa e pastosa “The Mauler”, in chiave Black Sabbath con il left handed Tony Iommi, con toni cupi e lenti, in verità un po' deprimenti. Stacco ritmico per “Borderline” che fonde una parte vocale alla James Hetfield 40enne su di una ritmica tendente all'Industrial Metal dei primi Rammestein; di tutt'altra pasta è “All My Life”, Ballad morbida e struggente prima, secca e tagliente poi, purtroppo nuovamente assimilabile ai Fourhorseman, soprattutto per l'impostazione ed il timbro vocale del cantato. Suono compresso di 6 in “Lowlife Highlights”che va a scomodare il main riff di Roadhouse Blues dei The Doors, ma non solo, anche il cantato fa eco a quanto detto dal “Poeta del Rock” Jim Morrison. Base quasi dance in “I Hate to Dance” e chitarroni heavy distorted ma, nuovamente, i riff attingono a piene mani dal repertorio di Hetfield e Hammet come anche l'impostazione del cantato. Gabbiani in volo per “ Don't Want To Be Who I Am” che, forte di chitarre unplugged ed una 4/4 di cassa semplice semplice salva dignitosamente l'album, pur facendo affiorare all'orecchio altre similitudini musicali.

 

Purtroppo avremmo voluto aprire l'anno con qualcosa più spumeggiante e meno mediocre. Il genere in cui si collocano i Mustasch è strabordante e saturo di altre lineup che hanno detto e suonato di tutto e di più. E' anche vero che, rientrare in un taglio Metal e non inserire neanche un assolo di chitarra, più o meno tirato, abbassa il livello tecnico del prodotto offerto che, da un gruppo con esperienza più che 15ennale, non è facilmente concepibile. Un album che scivola nell'ascolto senza dare grandi emozioni. Peccato.

 

 

Recensione a cura di Luca MonsterLord

 

 

Tracklist:

01 Feared And Hated

02 Thank You For The Demon

03 From Euphoria To Dystopia

04 The Mauler

05 Borderline

06 All My Life

07 Lowlife Highlights

08 I Hate To Dance

09 Don't Want To Be Who I Am

 

Line Up:

Ralf Gyllenhammar : vocals, rhythm guitar

David Johannesson : lead guitar

Stam Johansson : bass guitar

Jejo Perkovic´: drums

 

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