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mar

17

giu

2014

BERNIE MARSDEN - intervista all'ex chitarrista dei WHITESNAKE

Come fan dei Whitesnake è stato davvero un grande onore incontrare uno dei membri originali della band, al quale dobbiamo la creazione di alcuni dei più grandi inni rock di sempre. Bernie Marsden ci ha fatto sentire a nostro agio fin dalle prime battute, durante le band di apertura, quando con grande disponibilità e gentilezza ci ha chiesto se avessimo portato qualcosa da fargli autografare... e porca misera se ne avevamo!!! Godetevi quest'intervista con un musicista di immenso talento, nonché autentica leggenda del rock!

 

A cura di Fabrizio Tasso 

Fabrizio e Daniela della redazione con Bernie Marsden
Fabrizio e Daniela della redazione con Bernie Marsden

RRM: L'ultima volta che ti abbiamo visto in Italia qualche anno fa hai suonato con Ian Paice a Piacenza, ti ricordi di quello show?

BM: Certo! Il festival all'aperto! E 'stato davvero bello. Mi piace suonare in Italia, buon vino, buon cibo, bella gente! E ora avete perfino un buon primo ministro haha! Ma non voglio parlare di politica …

 

RRM: Come hai conosciuto la band con la quale suonerai stasera, i Purplesnake?

BM: Attraverso un altro ragazzo che conosco e che mi ha invitato qui, mi hanno fatto subito un'ottima impressione, si vede che sono in gamba, sono la terza o quarta cover band italiana che ho. Ho incontrato anche Ranfa, Chris Catena, sono tutti veramente dei bravi ragazzi.

 

RRM: Il tuo nuovo album uscirà ad agosto, c'è qualcosa che ci puoi anticipare in merito ai brani che lo compongono e ai tanti special guest presenti?

BM: Si tratta di persone molto speciali per me. Avere David (Coverdale) alla voce è stato fantastico. Volevo registrare di nuovo Trouble (brano dal primo omonimo album dei Whitesnake) e ho pensato “chi potrebbe cantarla? Ma certo!!”. Ci siamo riavvicinati negli ultimi due o tre anni, perciò l'ho chiamato e gli ho chiesto “ti andrebbe di cantare sul mio nuovo disco?” e ha risposto di sì. Ha fatto un ottimo lavoro. Joe Bonamassa è venuto durante un day off, è stato molto gentile. Anche Ian Paice suona su Trouble, quindi è un pezzo 100% Whitesnake: io suono la chitarra, suono anche il basso perché Neil Murray non c'è, Ian suona la batteria ed infine David, quindi sono i Whitesnake! Sono davvero soddisfatto di questo lavoro. Gli altri musicisti che suonano sull'album sono tutti molto importanti per me, anche se non sono delle grandi personalità. L'armonicista è il migliore del paese, se non di tutta Europa. Lavorare agli Abbey Road Studios poi è stato fantastico.

 

RRM: La prima traccia dell'album non ha un assolo di chitarra, il che è strano per un chitarrista..

BM: A dire il vero non penso mai all'assolo di chitarra, ciò che conta per me è la canzone e la sua esecuzione. Questa canzone parla dei lavoratori che posavano i binari della ferrovia in America. Si trattava di un lavoro duro da spaccarsi la schiena, per questo sa di blues. Così ho voluto fare la mia versione di una canzone che conosco da quando avevo 16 anni. Mi ci è voluto molto tempo, ma penso che sia venuta bene. Ha quel non so ché di Led Zeppelin che suona bene.

 

RRM: Hai suonato con innumerevoli artisti e band durante la tua carriera. Se dovessi citare alcuni dei tuoi lavori preferiti, quali sarebbero?

BM: Uno dei miei preferiti è un album che non ha venduto molto. Era di Paice Ashton & Lord, l'album in studio, Malice in Wonderland. Penso che sia un gran disco. So che Ian e Jon ne erano molto soddisfatti. Ero molto felice di lavorare con quei ragazzi. E’ stato del tutto diverso dalle esperienza avute fino a quel momento. Era proprio ciò che volevo fare. Il mio rapporto con loro dura tutt’ora. Ci sono molti altri album che adoro, ma è paragonandoli a questo che ne stabilisco il gradimento! Naturalmente amo Ready & Willing. Apprezzo l’intera produzione dei Whitesnake. Questo album per me personalmente ha rappresentato una sorta di transizione. E’ stato incredibile lavorare in studio con questi ragazzi. Ho lavorato con Martin Birch, mi sono trasferito in Germania, tutto era diventato pazzesco. Ho pensato “e ora che succederà?” e poi non è più successo nulla!! (ride). Così è il rock business, nulla può essere previsto, tanto meno di questi tempi.

 

RRM: “Kinda Wish She Would” è un brano “alla ZZ Top”. Quali alter influenze possiamo trovare sull’album?

BM: Quando il produttore ascoltò il demo disse che gli ricordava i ZZ Top e sul momento mi parve curioso in quanto avevo lavorato con i ZZ Top proprio una settimana prima. A dire la verità però il sound alla ZZ Top è stato creato dopo che ho lasciato lo studio! Mi hanno chiesto se mi piacesse ed ho risposto di sì! Era fantastico! Questo è ciò che fanno i produttori!

 

RRM: Quando hai deciso che saresti diventato un musicista professionista?

BM: Penso di aver deciso di diventare un musicista perché non potevo fare nient’altro! Non ero tanto bravo a scuola (non ci crediamo!) mi interessava soltanto suonare la chitarra. Quando avevo 14 anni suonavo con dei ragazzi che mi sembravano davvero vecchi. A 22 anni avevano moglie e figli e quindi per me erano vecchi! Sono diventato un professionista all’età di 21 anni. Sarebbe potuto succedere anche prima, avevo fatto delle audizioni con delle band di professionisti e tutte le volte che mi avrebbero preso io ho rifiutato. Poi sono arrivati gli UFO. Avrei rifiutato anche loro ma alla fine ho accettato! Ma questa è un’altra storia. Ripensandoci credo di dover loro molto, perché mi hanno dato l’opportunità di passare da un ambiente semi professionale ad uno professionale. Sono passato dal suonare davanti a 200 persone al suonare davanti a 500 persone che andavano a vedere gli UFO ed io ero il loro chitarrista. Mi hanno dato un’occasione incredibile, purtroppo a livello musicale non ci intendevamo, a loro non piaceva il blues! Ma è stato un gran bel periodo.

 

RRM: La tua carriera si estende per 4 decenni, secondo te qual è stata l’epoca d’oro del rock?

BM: Il prossimo decennio. (ride)

Se avessimo fatto questa intervista 10 o 20 anni fa e mi avessi chiesto “cosa pensi che farai dopo?” la mia risposta sarebbe stata “non questo!”. Ma le cose vanno avanti, il rock continua. Non mi sarei mai aspettato di fare un nuovo album. Nel 2013 questa etichetta (Mascot-Provogue) mi ha proposto di fare un nuovo album, io ho chiesto che tipo di album volessero e mi hanno risposto “fai un disco alla Bernie Marsden!” Non mi piace pensare al passato.

RRM: Come sono nati progetti come “The Snakes” e “The Company of Snakes”?

BM: Stavo lavorando i Norvegia con dei musicisti norvegesi. Il batterista mi diede questo nastro ed io lo ascoltai convinto che fosse un bootleg dei Whitesnake. Chiesi quindi dove fosse stato registrato e mi risposero in un posto dove i Whitesnake non avevano mai suonato, quindi mi resi conto che non potevano essere i Whitesnake. Ero davvero stupefatto dalla voce di Jorn Lande. Sembrava proprio lui. Dovevamo assolutamente fare qualcosa con questo ragazzo, somiglia più a David dello stesso David! E ecco come tutto iniziò. Purtroppo non è stato semplice per due inglesi e tre norvegesi stare via insieme a lungo, in tour quindi le cose non hanno funzionato, ma il disco era davvero bello. Quindi alla fine ci siamo sciolti. Però questa cosa dei Whitesnake ci era rimasta in testa ed abbiamo ritentato con un cantante che aveva fatto parte dei Bad Company (Robert Hart), da lì ci siamo inventati il nome “Company of Snakes” ..un nome stupido in effetti! Ma all’epoca aveva un senso. Il problema è stato che quando uscì il disco lui non era più il nostro cantante, quindi eravamo in una situazione tipo “the company of who???”. Trovammo quindi Stefan Berggren. E’ entrato nella band piuttosto tardi ed ha cantato sul live. E’ un ottimo cantante ed un bravissimo ragazzo. Penso che Burst the Bubble sia un bell’album, ma non ha ricevuto molti ascolti. Quando suoniamo live facciamo un paio di pezzi da Burst the Bubble e poi facciamo Walking in the Shadow of the Blues! In seguito è iniziato il progetto M3 ed è stato allora che ho commesso il mio errore più grande. Avevamo preso Tony Martin alla voce e davvero non era la persona giusta. Fu colpa mia! Non era il tipo giusto, non ha mai nemmeno imparato le canzoni, non ha mai dimostrato un vero interesse, volevo soltanto promuovere se stesso.

 

Il fatto con questi progetti come The Company of Snakes e gli M3 è che i promoter pubblicizzano gli eventi mettendo sui manifesti la scritta “Whitesnake” a caratteri cubitali, che secondo me è una cosa davvero stupida, perché David Coverdale non verrebbe mai a suonare in un posto come questo. Alla fine quindi mi sono un po’ scocciato. Il live degli M3 è davvero bello però, contiene una delle migliori versioni in assoluto di “Ready & Willing”. Però David non c’è. Sarebbe come la Eric Clapton band con me alla chitarra!! I Whitesnake senza David non sono i Whitesnake. Alcuni dei miei ex colleghi mi proposero di chiamare la band Whitesnake. Ma io mi sono sempre rifiutato, non lo farei mai. Sono sempre stato orgoglioso del mio lavoro con i Whitesnake, delle canzoni che ho scritto eccetera. Ma i Whitesnake sono David Coverdale e chiunque suoni con lui in quel momento. I Whitesnake continueranno ad esistere. Se ci sono anch’io va bene. Soltanto un anno fa ero sul palco con loro! I Whitesnake per me sono come una squadra di calcio degli anni 80, come il Liverpool o il Manchester United. Loro continuano a vincere. Hanno dei grandi giocatori, che ad un certo punto devono smettere di giocare, ma la squadra è sempre il Manchester United. Con David loro sono sempre i Whitesnake. Lui tiene alta la bandiera.

 

RRM: hai mai preso in considerazione di tornare nella band?

BM: beh, in un certo senso sono già tornato, come ti dicevo abbiamo suonato insieme l’anno scorso. Se intendevi chiedermi se andrei in tour con loro in pianta stabile, beh questo dipende da lui. Ma non credo che lo farei, sono troppo vecchio. La sera che abbiamo suonato a Londra sono andato a dormire e mi sono alzato la mattina dopo alle 11 per fare colazione. Loro invece dovevano partire alle 6.30 del mattino! Non potrei più farcela. David è molto in forma, si mantiene davvero in un’ottima condizione fisica. Anche io sto bene, ma non mi interessa

andare in giro per il mondo. Ai miei figli piacerebbe vedermi sul grande palco!

 

RRM: Un’ultima domanda. Più che altro è un gioco che abbiamo fatto anche con Don Airey in una recente intervista, potresti descrivere con un solo aggettivo i seguenti artisti?

Micky Moody- Lunatico! (in inglese appunto “Moody”!)

Neil Murray- Leale

Don Airey- Entusiasta

Mel Galley- Compianto

Ian Paice- Genio

Jon Lord- due parole: Il Migliore

Cozy Powell- Amico

Jorn Lande- Di talento

David Coverdale- Forte

 

Grazie infinite di tutto Bernie!

Tornate sulle nostre pagine per la review del nuovo album “Shine”, in uscita ad Agosto!!