CONDIVIDI

mer

18

feb

2015

 

Recensione FUROR GALLICO – Songs From The Earth

FUROR GALLICO

Songs from the Earth

Scarlet Records

Data Pubblicazione: 16 Febbraio 2015




Dannazione ai Furor Gallico! Impreco e con motivo, ma non per la delusione ma per il fatto che bastasse poco per far sfornare alla band lombarda la gemma definitiva della loro discografia, un album di folk-metal che poteva essere un capolavoro ma si deve accontentare, ahimé, del titolo di gran disco.


‘Songs from the Earth’ è un disco di folk-metal ‘compiuto’, e spieghiamo subito perché: come nel precedente lavoro omonimo della band brianzola, la matrice folk non si limita a qualche giro tipico della musica celtica ed all’uso di strumenti tradizionali.


Qui l’anima insubre, gallica della tradizione artistica pervade tutte le tracce, le sfaccettature metal e viene potenziata anche da quelle influenze prog-rock-britanniche (vedi Jethro Tull) che arricchiscono il songwriting della band fin dall’opener che è anche la title-track. Gran cura dei dettagli, specie nell’uso delle chitarre di Stefano ed Oldhan che non sono mero supporto elettrico, ma parte viva e principale delle composizioni quali ‘Wild Jig of Beltane’, dove l’incanto sussurrante dell’arpa celtica di Becky, l’istrionico violino di Laura e gli strumenti a fiato ed il Bouzouki di Paolo creano un arazzo dirompente e magico, carico di un’epica vera e genuina. Il supporto della sessione ritmica Fabio/Federico (basso e batteria) sa accelerare, scandire e rallentare al momento giusto pezzi articolati e vari come ‘La Notte dei Cento Fuochi’ o la struggente e meravigliosa ‘Eremita’, sigillo conclusivo ed esplicativo di un lavoro così pregno di anima, idee e talento.


Cosa non va, allora, in questo ‘Songs from the Earth’? Momenti, episodi che, però, segnano la resa finale di quest’opera e sono tutti da attribuire alla scelta vocale di Pagan, per quel che concerne le parti cantate in lingua italiana. Spieghiamo subito: le voci harsh in generale, sulle liriche in inglese, sono azzeccatissimi e danno nerbo e robustezza a ‘Steam over the Mountain’ (che mi ha ricordato molto l’incedere celtic-rock-blues di un pezzo come ‘Hymn 43’ dei Jethro Tull), altro brano gioiello, oppure ‘Nemàin’s Breath’. Il punto sono le liriche in italiano dove la voce di Pagan si fa più pulita ma lascia sempre un sottofondo di roco che fa perdere moltissimo alle parole in lingua madre, lasciando il tutto un po’ approssimativo. Una voce più pulita, melodica ed anche piena (mi viene sempre il paragone delle voci di Bellotti e Morselli in ‘In un Giorno di Pioggia’ dei Modena City Ramblers) avrebbe dato quella potenza epica ed arcana per suggellare queste track come capolavori.


Detto questo, però, ‘Songs from the Earth’ è un gran album da una band che, dopo solo due dischi, ha già una personalità forte e sta crescendo in maniera esponenziale e questo lavoro è un viaggio nelle terre e nelle molteplici radici culturali che formano l’Italia (ottimi anche i passaggi in dialetto brianzolo di ‘Squass’, davvero azzeccato e suggestivo, oltre che spiritoso), che incanta e coinvolge. Da ascoltare anche per i non appassionati di folk-metal: questa non è solo musica, ma un’esperienza da vivere. Bravi.



Andrea Evolti


Tracking List:

1.The Song of the Earth

2.Nemàin’s Breath

3.Wild Jig of Beltaine

4.La notte dei cento fuochi

5.Diluvio

6.Squass

7.Steam over the Mountain

8.To the End

9.Eremita


Line-up:

Becky – Celtic Harp

Federico Paulovich – Drums

Fabio – Bass

Laura – Violin

Stefano – Guitar, Vocals (backing)

Paolo – Tin Whistle, Low Whistle, Bouzouki

Pagan -Vocals

Oldhan – Guitars