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Live Report VADER + Hate + Shredhead + Fragore @ Colony Club, Brescia - 30 Marzo 2015

Report a cura di Andrea Evolti



Ancora l’estremo di alta qualità di scena al Colony di Brescia, con la data italiana dei monumenti polacchi del death, quei VADER che sono diventati un’icona del sound apocalittico, brutale ma virtuoso, degli ultimi 15 anni nel panorama europeo e non.



Aprono le ostilità gli ‘homies’ Fragore, three-piece (di Brescia, appunto) dedito a sonorità death metal mid-tempo, rocciose, compatte e ben eseguite, con richiami alla scuola svedese dei Grave, con una dinamica maggiormente statunitense. Non parliamo di nulla di estremamente originale o innovativo, ma di una band solida e con le idee ben chiare, soprattutto dal vivo.



Fuoco alle polveri con un four-piece tutto rabbia, potenza ed energia, anche se leggermente fuori target, data la serata; infatti, gli israeliani Shredhead, pur avendo una solidissima base thrash con vocal harsh, immette nelle composizioni presentate (la maggior parte dall’ultimo ‘Death is Righteous’) una forte dose di hardcore moderno di scuola New York City. Pertanto, brani d’impatto, immediati, violentissimi e portati avanti con forza inarrestabile dalla voce al vetriolo dello straripante frontman Aharon Ragoza. Forse un po’ troppo minimali in variazioni, assoli e strutturazioni, anche se il batterista Roee Kahana si dimostra molto vario e fantasioso, ma l’energia e la precisione esecutiva del combo di Modi’in coinvolge i presenti portandoli ad un livello di fusione nucleare vicino alla rottura del nocciolo. Energia, sudore e forza, per una gig di tutto rispetto.



Calano, possenti, cupi ed imperiosi, degni della magniloquenza di un film come ‘Schindler’s List’, per cupezza e pathos, i polacchi Hate, altra storica band della scena death metal dell’Est Europa. Il quartetto, fautore dell’ultimo album ‘Crusade: Zero’, si dimostra subito in gran forma e sfrutta gli ottimi suoni finora messi a disposizione delle band, per tessere i propri elaborati, oscuri e magniloquenti mid-tempo, con improvvise accelerazioni, che hanno l’imponenza di una parete rocciosa bagnata da gelide piogge autunnali. Adam, chitarra ritmica e tonante voce growl della formazione polacca, macina riff megalitici, supportato dalla devastante batteria di Pavulon mentre la sei corde solista Destroyer sfodera tutto il suo talento e gusto con assoli pregevolissimi, quasi dalla sensibilità Arch Enemy ed anche hard-rock-oriented, che s’incastrano meravigliosamente nel tessuto dei brani, veri squarci di ariosità e luce nella violenta e mastodontica epica oscura delle track targate Hate. Prestazione di altissimo livello per una band di carattere e talento, per gli intenditori del death metal: astenersi poser ed ascoltatori improvvisati. Sul palco c’è merce pregiata.



Si arriva al main event della serata e l’attesa (anche tra un pubblico non numerosissimo: ricordiamo che è lunedì sera) è palpabile perché a calcare le assi sono le leggende del death metal made in Poland, i Vader. Possenti, imperiosi, violenti ma, col tempo, diventati anche una band strutturata e dalle ottime doti tecnico-compositive, il quartetto europeo sale sulle assi del palco e lancia la sua prima carica distruttiva: ‘Abandon all Hope’, citazione dantesca che da il titolo ad uno dei brani dell’ultimo lavoro ‘Tibi et Igni’. La macchina da guerra, la ‘Morte Nera’ del metal estremo colpisce con ‘Go to Hell’ e ‘Silent Empire’, dove la feroce tormenta di filo spinato che sono i riff di Peter e Spider, viene alimentata dal tornado ritmico del funambolo delle pelli, l’inglese James Stewart. Le chitarre sono leggermente più secche rispetto ai gruppi che li hanno preceduti e questo penalizzerà un po’ gli assoli di Peter, meno incisivi nella resa perché dallo stile più caotico rispetto al più fluido Spider, ottimo nella performance di stasera, ma, allo stesso tempo, fa risaltare la vena di ferocia Slayer-oriented della band polacca, specie in brani come ‘Triumph of Death’, ‘Where Angels weep’ ed ‘Hexenkessel’, trittico preso dall’ultimo lavoro, mentre ‘Decapitated Saints’ e ‘Come to see my Sacrifice’ rappresentano quello che può essere considerato uno dei punti più alti della discografia dei Vader, ‘Welcome to the Morbid Reich’, ovviamente eseguite con perizia, rigore e ferocia. La voce cavernosa e spietata di Peter, unita al lavoro di basso di Hal, continuano a tempestare i presenti che si lanciano in forsennati mosh-pit, fino all’epilogo doppio di ‘Wings’ e ‘Helleluyah!!! (God Is Dead)’.


Coinvolgenti nel massacro armonico, energici senza perdere di vista l’obbiettivo, prodighi di energia e passione: la Morte Nera guidata dai Vader non potrebbe essere più in forma!