CONDIVIDI

Live Report FRONTIERS ROCK FESTIVAL II @ Live Music Club Trezzo Sull'Adda (MI) - (10 aprile only Vip Ticket) 11 &12 aprile 2015

Finalmente è arrivata la bella stagione e con la bella stagione arrivano anche i festival. Oggi vi raccontiamo il primo al quale abbiamo assistito. Vi stiamo parlando della seconda edizione del Frontiers Rock Festival, che l’anno scorso aveva infiammato il cuore e le orecchie dei molti partecipanti, visti i nomi coinvolti (Tesla, Hardline, Stryper, Eclipse, Night Ranger, Winger, Danger Danger, John Waite, W.E.T. ecc.). Quest’anno, abbiamo ricoperto più vesti, a partire dalla presentatrice, la nostra AngelDevil fino ai redattori/fotografi. Ma andiamo subito a raccontarvi questo weekend musicale.

10 aprile 2015

Serata acustica solo per i possessori del VIP ticket


Inizio migliore per il Frontiers Rock Festival II non poteva esserci. Assistere all’esibizione in acustico degli Eclipse, degli FM e di Alessandro Del Vecchio & Friends è stato uno splendido ed intimo antipasto, che per la sua unicità rimarrà indelebilmente impresso nei cuori dei partecipanti. Palco piccolo e la possibilità di stare nel cuore dell’esibizione rappresentano un binomio di assoluta garanzia. Gli Eclipse (orfani di Robban Back) sono una bella novità in acustico. Sebbene le loro canzoni perdano un poco di carica, tutto è controbilanciato dalla simpatia di Erik e dei due Magnus. Ottime le versioni di “To Mend A Broken Heart”, “Battlegrounds” e “Wide Open” (dall’ultimo “Armageddonize”), che iniziano a scaldare il pubblico presente. Subito dopo la serata diventa incandescente! Gli FM salgono sul palco lasciandoci a bocca aperta. La classe che trasuda da questi signori d’oltre Manica è impossibile da spiegare a parole, perché la loro musica punta diretta al cuore. Steve Overland incanta tutti con la sua ugola divina soprattutto nella strepitosa ballad “Closer To Heaven”. A pensarci abbiamo ancora i brividi ora. In chiusura Alessandro Del Vecchio (anche alla chitarra acustica), Mario Percudani, Anna Portalupi e Alessandro Mori ci allietano con vari pezzi (“In The Name Of The Father” dei Revolution Saints commovente) e con i loro ospiti. Ted Poley, Harry Hess e Darren Smith (visibilmente alticcio), propongono i loro migliori Hit Singles prima che la jam finale, affidata a “Don’t Stop Believin’” dei Journey, (con tutti gli artisti sul palco) conclusa in maniera egregia questo grandissimo show. Se il buongiorno si vede dal mattino, domani ci sarà da divertirsi alla grande. (Fabrizio Tasso)

11 aprile 2015 Day 1


Angelica

Il compito più oneroso, quello di aprire il weekend, è tutto sulle spalle di Angelica, una promettete cantante svedese con all'attivo solamente un album, già di ottima qualità e del quale vi avevamo già parlato (qui). Si vede subito che la ragazza ci sa fare e conquista in breve tempo le attenzioni del (per ora poco) pubblico presente, per merito di un aspetto fisico notevole, ma soprattutto delle canzoni, che come vi avevamo già detto in sede di recensione, sono uscite da penne di autori importanti (Hess, Del Vecchio, Sall e Wigellius). Ascoltati dal vivo i brani acquistano uno spessore maggiore rispetto ai primi ascolti su cd di un po' di tempo fa. Complimenti non sono ad Angelica, ma anche alla band che l'ha supportata in questo suo esordio. (Andrea Lami)


Praying Mantis

Una delle colonne della NWOBHM sale sul palco del Frontiers Festival ed è subito tripudio: i Praying Mantis, guidati da un John Cuijpers in forma stellare, esaltano un pubblico non nutritissimo ma molto reattivo, che si dimostra subito entusiasta della performance della band britannica. Con il nuovo album ”Sanctuary” a fornire materiale fresco alla loro scaletta, i 5 inglesi del metal classico inglese, con una forte predilezione per le melodie hard rock, danno il meglio di sé, con la coppia di chitarre Andy Burgess e Tino Troy in sintonia perfetta e giornata di grazia, anche per un comparto cori veramente da brivido. Classe, talento e carisma senza tempo per una band che mostra come la storia abbia l'eterno potere di guardare al futuro. Tra i migliori della giornata. (Andrea Evolti)


Eclipse

Unica band ad aver fatto parte della bill dell'anno scorso, gli svedesi Eclipse, rappresentanti di quella scuola hard rock melodica svedese che tanto ha dato alla storia della musica, non fanno troppi preamboli e passano subito a pigiare il piede sull'acceleratore della loro muscle-car. Il risultato è una performance esaltante, che infiamma il pubblico per l'energia della formazione scandinava, guidata da un frontman di razza come Erik Martensson. Incendiario e la parola che descrive questo show fatto di velocità, refrain catchy che ti si piantano in testa e non ti lasciano più, personalità e fuoco. Con il nuovo materiale tratto da 'Armaggeddonize', il four-piece svedese dà tutto e viene ricambiato alla grande dal pubblico. La poesia di un bolide in drifting. Adrenalinici. (Andrea Evolti)


Burning Rain

Aspettavamo l’esibizione di Doug Aldrich e soci con grandissima trepidazione e loro ci hanno ripagato con un live devastante, figlio dell’hard rock anni 70. Keith St. John è un singer di razza e i suoi atteggiamenti alla Robert Plant rimarranno impressi a lungo nelle menti degli spettatori, Doug macina un riff dietro l’altro in continue esplosioni di energia, mentre la sezione ritmica affidata a Sean McNabb e Matt Starr, condisce il tutto come un rullo compressore. “The Cure”, “Sweet Little Baby Thing”, “My Lust Your Fate”, unite alle cover di ”Rock The Nation” (dei Montrose), “Steel Your Heart Away”, “Crying In The Rain” (Whitesnake) e Kashmir (dei Led Zeppelin, con Ale Del Vecchio come special guest) mettono a ferro e fuoco il Live Music Club, lasciandoci completamente strabiliati. Prova da incorniciare per la band americana, tra le migliori del festival in assoluto. (Fabrizio Tasso)


FM

Erano anni che aspettavamo la calata degli FM in Italia ed oggi, sempre grazie a mamma Frontiers, tutto ciò si realizza. Dall'uscita di “Touch it Out”, datata 1989, ci siamo affezionati alla band e non l'abbiamo più lasciata in tutte le sue uscite discografiche. Finalmente oggi abbiamo la fortuna di vederli dal vivo e di toccare con mano le loro capacità. Trent'anni di carriera si vedono tutti sul palco, i musicisti in questione sanno cosa fare e lo fanno nel modo migliore. Stupisce favorevolmente Steve Overland, grigio di capelli, ma in formissima sia fisica che vocale. Il suo timbro riconoscibile, unito ai cori di canzoni come “Touch it out”, “That girl” (coverizzata anche da tali Iron Maiden!!), “Closer To Heaven” o l’ultimo singolo “Digging Up The Dirt” sono di facile presa per i presenti, sintomo questo che dimostra quanto la band sia amata nello stivale. Considerata anche la gentilezza con cui si sono posti prima e dopo il concerto, speriamo che gli FM possano tornare il più presto possibile. (Andrea Lami)


Harem Scarem

Melodia è l'altra faccia dell'hard rock e chi meglio dei canadesi Harem Scarem potrebbe rappresentare questa splendida facciata dell'universo di tutto quello che comprende il rock? Harry Hess, oggi orfano di Peter Lesperance, rimasto a casa per un infortunio al braccio, voce, ma anche spesso alla sei corde elettrica ed acustica, guida la formazione dell'Ontario in una performance godibilissima e nel pieno stile del combo canadese: come un lungo viaggio sulle highway. Melodie e cori splendidamente eseguiti fanno da spina dorsale ad un'esibizione che lascia più spazio al sogno che all'energia, senza per questo tralasciare il nerbo che emerge da una sezione ritmica che pulsa come un cuore umano, quella formata da Donaghy e Darren Smith (basso e batteria). Il feeling con il pubblico è quello che si ha con gli amici di vecchia data e con gli HS si ha proprio questa impressione: di vivere un viaggio, un'avventura on the road, verso un futuro, mentre si ricorda molto del passato, una perfetta colonna sonora per un film come 'Fandango'. Gli episodi energici non mancano, specie quando pescano dall'ultimo nato 'Thirteen', ma senza alterare un equilibrio che i 4 canadesi hanno creato con il pubblico. Un concerto piacevolissimo e un'esperienza, un viaggio interiore verso l'ignoto ma esaltante futuro di un'alba sulla highway. (Andrea Evolti)


Joe Lynn Turner

Non sempre le cose si concludono al meglio, ma il valore di un artista ed il suo carattere si valutano anche dal coraggio nel tener fede ai propri impegni, anche commettendo piccoli errori. Joe Lynn Turner, voce storica dell'hard rock mondiale (penso che Deep Purple, Rainbow, Malmsteen, Glenn Hughes siano nomi che non serve nemmeno citare in questa sede ma...repetita iuvant), si presenta come main event della prima giornata con un brutto raffreddore, ma deciso a tener fede al proprio impegno. Da subito, però si vede che la forma non è assolutamente all'altezza, né sulle tonalità alte ed aggressive, né sulla resistenza all'interno di un'intera track e neppure i trucchi d'esperienza riescono a camuffare queste difficoltà. La band che accompagna Turner cerca (e riesce) a tenere botta con una performance di indubbio valore, ma non si possono fare miracoli. Ovviamente, il pubblico (informato dalle scuse dello stesso Joe sul palco) supporta il singer americano con il proprio calore, ma va detto che, se la condizione fisica non è colpa di Turner, la scelta di certi pezzi poteva essere migliore, visto il precario stato di forma. “Highway Star”, “Burn” o “Rising Force” danno lustro agli strumentisti ma risultano impietose verso un Turner così acciaccato. Alla fine però, sulle note della “Canzone” hard rock per antonomasia “Smoke on the Water” (saccheggiato il repertorio Deep Purple!), il singer nord americano arriva fino in fondo, in una prova di carattere che, anche se non esente da colpe sulla scelta della scaletta, dimostra tutta la tempra di Joe Lynn Turner nel dover essere, comunque, il main event della prima giornata del Frontiers Rock Festival: e questo merita, di sicuro, grande rispetto. (Andrea Evolti)

12 aprile 2015 -Day 2


Bailey

Il secondo giorno del festival si apre con Nigel Bailey, cantante e bassista dei Three Lions (vedi recensione), già presenti nell'edizione dell'anno scorso, che torna in oggi a presentarci il suo disco solista omonimo. Le canzoni sono ben fatte e le capacità vocali di Nigel, come di tutti i musicisti della sua band, sono evidenti. Non c'è molta differenza tra un brano del lavoro solista e quello della band che ce l'ha fatto scoprire, se non la partecipazione del pubblico nei cori, ne è un valido esempio “Trouble In A Red Dress” cantanta un po' da tutti. “Bad Reputation” insieme a “Dirty Little Secret” sono altri due brani eseguiti che hanno riscosso un buon successo.

(Andrea Lami)


Vega

I Vega sono all'esordio dal vivo in Italia. Una band proveniente dall'UK, con all'attivo già tre album (Kiss Of Life – What The Hell! - Stereo Messiah) che ha il compito di scaldare l'animo dei presenti con il suo hard rock melodico. La cosa che balza subito agli occhi è la giovane età dei componenti della band, che fa ben sperare in un futuro radioso e pieno di musica ricca di melodia, come piace a noi affezionati. Fortunatamente l'anagrafe non influisce sulla prestazione della band e neppure sulla qualità delle canzoni. Insomma, i Vega in questo festival ci stanno e fanno la loro gran bella figura. (Andrea Lami)


Ted Poley

Nella prima edizione del festival, una delle esibizioni migliori è stata sicuramente quella del Danger Danger, capaci di far cantare, ballare, saltare tutto il pubblico presente. La simpatia di Ted Poley è coinvolgente e non si può fare a meno di venirne travolti. Oggi, presente in veste solista, ritorna il cantante a proporci un po' di canzoni del suo repertorio, alle quali vengono alternate alcuni pezzi della discografia dei Danger Danger. Intorno a lui una band tutta italiana composta da Alessandro Del Vecchio, Anna Portalupi, Mario Percudani ed Alessandro Mori, un quartetto ben affiatato che darà il giusto sostegno a quello che si è dimostrato essere il cantante migliore di tutto il festival. Il carisma di Ted sul palco è tangibile, quanto la sia simpatia e il divertimento che lui stesso mette in quello che fa, divertimento che viene trasmesso, raccolto dai presenti e restituitogli sotto forma di ovazioni. Non serve elencarvi le canzoni dei Danger Danger che hanno composto la setlist, su questo report puntiamo il dito su quanto possa essere bravo un musicista a fare il suo lavoro. E in tutto questo non poteva mancare un'altra bella sorpresa: l'arrivo sul palco di ISSA OVERSEEN che ha duettato con Ted sulle note di "One Step From Paradise"... magia totale. Poley, sia sul palco che sotto (è sceso anche quest'anno a cantare in mezzo alla gente), sa cosa bisogna fare e lo fa sempre con il sorriso sulle labbra. Diventa inevitabile dire che non può esserci Frontiers Rock Festival senza Ted Poley/Danger Danger. (Andrea Lami)



Pink Cream 69

Nel lontano 1992 e più precisamente il 20 febbraio, prima dell'esibizione degli Europe nel “Prisoners In Paradise tour” si esibì una band che allora ci era ancora sconosciuta. Da quella serata fu amore a prima vista, il quartetto ci catturò praticamente subito. Avevano all'attivo solamente due album ed un ep, ma la carica dell'allora singer Andi Deris, la qualità della proposta ci conquistò. Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, tanto che oggi, oltre al cambiamento di cantante (David Readman al posto del defezionario Andi Deris corso alla corte degli Helloween) di album i Pink Cream 69 ne hanno pubblicato ben 14. Dopo l'esibizione di un personaggio carismatico come Poley, i Pink Cream 69 dovevano puntare sulla qualità e così hanno fatto. Esibizione perfetta in tutto, canzoni più vecchie come “Welcome The Night”, Talk To The Moon”, “Do You Like It Like That”, “Hell's Gone Crazy”, “Keep Your Eye On Twisted” riempono una setlist che si completa con brani come “Shame” o “Special”. Dopo l'abbandono di Andi Deris era tanta la voglia di rivedere i Pink Cream 69 ed il concerto di oggi ce l'ha soddisfatta tutta. (Andrea Lami)


House Of Lords

Gli House of Lords sono una band che è affezionata al nostro paese, più di una volta abbiamo avuto occasione di assistere al loro show risultandone sempre soddisfatti per merito della professionalità dei musicisti coinvolti. Come ben si sa il gruppo gravita intorno alla figura di James Christian, cantante e compositore, oggi in forma e capace di una prestazione maiuscola che è stato capace di circondarsi di musicisti di livello come Jimi Bell alla chitarra, Chris McCarvill al basso e B.J. Zampa alla batteria. Finalmente la band ha un palco degno di questo nome e grazie anche a questo ci regala una prestazione che sarà ricordata per molto tempo. La scaletta della serata è molto equilibrata tra vecchio e nuovo anche se il nostro cuore ha aumentato i suoi battiti durante l'esecuzione di “Love Don't Lie”, “Can't Find My Way Home” o “I Wanna Be Loved”.  (Andrea Lami)


Lynch Mob

Il festival sta piano piano volgendo al termine, non prima dell'esibizione dei Lynch Mob. Band nata per iniziativa di George Lynch all'indomani della sua uscita dai Dokken. George, insieme all'ex compagno Don Dokken, ha scritto pagine importanti di hardrock negli anni 80. Una carriera invidiabile per questo chitarrista statunitense, il quale ha sempre lasciato il segno ovunque abbia suonato. Anche per George il problema nel compilare la setlist della serata riguarda più che altro quale brano scegliere: problema prontamente risolto proponendo canzoni della discografia della band, intervallati da alcuni pezzi indimenticabili dei Dokken (“Into The Fire”, “Tooth And Nail” e “Mr. Scary”). Completano la setlist canzoni come “She's So Evil, But She's Mine” posta in apertura di show, “River Of Love” ed in chiusura “Wicked Sensation” attesa un po' da tutti i presenti. (Andrea Lami)


Pride Of Lions

Ultima band ad esibirsi sul palco sono i Pride Of Lions, composti dalla figura mitologica di Jim Peterik, chitarrista e tastierista, nonché membro fondatore dei Survivor e dal fenomenale cantante Toby Hitchcock. Lo show è incentrato sul tributo a due grandi della musica da poco scomparsi come Jimi Jamison e Fergie Frederiksen (in verità più sul primo che sul secondo). Quello che balza subito all'occhio è l'abbigliamento di Peterik (e il colore viola della sua chioma) e la straordinaria voce di Hitchcock. Se c'erano dei dubbi sul loro diritto ad essere gli headliner di questo festival, questi vengono fugati dopo pochi istanti. L'immensa bravura della band fa si che pezzi come “Born To Believe In You” o “Sound Of Home” uniti ai classici dei Survivor come “Man Against The World”, “High On You” o la celeberrima “Eye Of The Tiger” (che chiude lo show) si trasformino in veri e propri gioielli da gustare fino all'ultima nota. Da citare anche la presenza di Marc Scherer (uno dei protagonisti principali del progetto “Torch”) in un paio di pezzi, che aggiunge ancora enfasi ad uno spettacolo già di per sé grandioso. (Fabrizio Tasso)



Abbiamo superato allegramente la mezzanotte quando il festival chiude i battenti. Dopo tutte le critiche ricevute, possiamo confermare che il week-end appena trascorso è stato un successo, soprattutto musicale. E’ vero che dopo i grossi nomi coinvolti nella prima edizione, la grossa parte del pubblico si aspettava molto, ma nessuno di noi è seduto in uno dei posti di comando. Le decisioni che sono state prese, molto probabilmente, sono frutto di tante cose perlopiù sconosciute al pubblico ed a noi non rimane che valutare quello che abbiamo visto/sentito senza troppi paragoni con l'anno passato. I quattordici gruppi che si sono esibiti l'hanno fatto tutti molto bene, dalle giovani band a quelle più esperte. Il pubblico ha risposto in maniera consona, anche se la partecipazione avrebbe potuto essere migliore. Siamo in Italia, dai prossimi giorni partiranno le critiche, soprattutto da parte di chi non c'era, oltre ai soliti lamenti (quelli pero si mantengono per tutto l'anno) della gente che avrebbe voluto questo o quell'altro... o di quelli che dicono che in Italia non c'è mai niente. Queste sono occasioni uniche da sfruttare fino in fondo.


Noi di Rock Rebel Magazine ci siamo divertiti a passare due giornate insieme a persone (italiane e straniere) che amano questo tipo di musica ed a respirare un certo tipo di atmosfera. Non sappiamo se la colpa sia dell'affetto per queste canzoni, dovuto agli infiniti ascolti durante gli anni, o se siamo dei nostalgici... in ogni caso ci consideriamo colpevoli di apprezzare della bella musica, suonata egregiamente e non possiamo far altro che rinnovarvi l'appuntamento per quella che sarà la terza edizione del Frontiers.

 

Qui vi indichiamo le pagine delle foto di tutte le band che hanno suonate nelle due giornate del Festival

 

PhotoGallery  day 1 JOE LYNN TURNER -HAREM SCAREM - FM - BURNING RAIN - ECLIPSE - PRAYING MANTIS - ANGELICA 

 

PhotoGallery  day 2 PRIDE OF LIONS, LYNCH MOB, HOUSE OF LORDS, PINK CREAM 69,TED POLEY, VEGA, BAILEY

 

Di seguito invece le foto del Serata acustica solo per i possessori del VIP ticket