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Live Report ANGEL WITCH +Doomraiser + Cromo @ Colony Club, Brescia - 15 Maggio 2015 

Report a cura di Andrea Evolti



Dalle esoteriche nebbie di Albione, fendendo le epoche con le sue ali, giunge l’angelo maledetto della NWOBHM, uno dei gruppi colonna di questo filone della prima era d’oro del metal e si va a posare proprio nell’antro del Colony di Brescia, scortato da due interessanti band di casa nostra: signori, gli Angel Witch sono tornati.

 

Ad aprire questa serata per intenditori, i lariani Cromo, quartetto dedito ad un heavy classico dalle diverse sfumature e di scuola U.S. . Troviamo, infatti, hard-rock, epic metal, tracce di speed nelle composizioni prese dall’Ep d’esordio ‘Unchained’ e dalla nuova fatica che vedrà prossimamente la luce. Bravi, dalle buone idee, precisi, anche se un po’ legati all’inizio della performance, il gruppo lombardo, grazie anche alla duttile ugola di Blade, scalda per bene i presenti che, pian piano, vanno ad aumentare.

 

Imperiosi ed arcani come muri di una cattedrale sventrata dal passare dei secoli e, al contempo, sporchi e sinistri come un capanno abbandonato in una palude, con odori mefitici e macchie di sangue: questi sono i Doomraiser. Il quintetto capitolino, guidato dalla possente e tormentata voce di Nicola Rossi, autore anche delle note di Moog, sfoggia tutta la sua abissale e fangosa sofferenza con i possenti tempi medi dei brani tratti da ‘Reverse (Passaggio Inverso)’ e ‘Mountains of Madness’. Trouble, Saint Vitus e tutto il doom americano, si fondono con l’eterna lezione del Sabba Nero di Ozzy, grazie a suoni perfetti per le chitarre di Marini e Montagna, mentre la batteria di Amatori scandisce mid-tempo e slow-beat dilatati in maniera assolutamente perfetta per esaltare anche i passaggi più rochi e sporchi di Rossi, che sottolineano anche la vena Down del five-piece italiano. Un’estatica immersione nelle nere acqua dell’Averno tiberino. Splendidi.

 

Avevo, paura, lo confesso. Kevin Heybourne, mente ed anima degli Angel Witch, è stato, come la sua stessa band, un punto fermo per il metal classico ed un’ispirazione per il thrash metal (sentitevi i loro dischi e poi capirete chi ascoltava, da ragazzino, Dave Mustaine), ma anche estremamente incostante. Ma non stasera! La formazione londinese, in assetto a doppia chitarra con il session Tom Draper a doppiare molti degli assoli lenti di Heybourne, mostra una perfetta sintonia tra i membri, proprio come se quelle mistiche nebbie della brughiera non fossero mai state disperse dai raggi del sole. ‘Gorgon’, ‘Confused’ e ‘Sorcerers’, trittico preso dal monumentale ed omonimo album (mai eguagliato dai pochi successori) mostrano subito un Heybourne strepitoso alla chitarra ed ottimo alla voce (anche se con qualche lieve imprecisione), con il suo timbro di trattenuta e tormentata litania, assolutamente inalterato, tanto che scorre un brivido lungo la schiena, perché sembra che il tempo si sia fermato proprio alla recording-session del 1981. La sessione ritmica Palmer/Prestigi, con l’ultimo in gran forma, supporta splendidamente gli inquieti ed eclettici riff del chitarrista britannico, tanto asciutto nelle parole verso i presenti (non molti, ma si tratta di un pubblico d’intenditori), quanto prodigo di assoli di alta fattura. ‘Into the Dark’ e ‘Dead Sea Scrolls’ ci portano alle ultime produzioni di ‘As Above, So Below’ del 2012, ma è con ‘White Witch’, ‘Baphomet’ e la chiosa finale del bis, ‘Angel Witch’ la canzone-simbolo di una scena musicale, che si tocca l’apice, per un concerto che non è stato mera nostalgia, ma il constatare quanto certi brani e certe band siano vive e pulsanti.

 

Ora, si attende che l’Angelo-Strega, ricominci a partorire le sue succubi. Per stanotte, sotto la pioggia battente, i fuochi del sabba, hanno bruciato ancora fiamme magiche!