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Live Report F.I.M @ Fiera del mare, Genova - 15-16-17 Maggio 2015

Report a cura di Fabrizio Tasso e Andrea Lami

Foto a cura di Andrea Lami



Anche quest’anno la città di Genova ha l’onore di poter ospitare la Fiera Internazionale della Musica (F.I.M.) e lo fa in grande stile, mettendo a disposizione degli spettatori un programma e artisti di tutto rispetto. L’idea di abbracciare l’intero mondo della musica cercando di non tralasciare nessun genere musicale è sicuramente un’impresa ardua, ma a conti fatti le luci sembrano essere più delle ombre. Certo, l’immensa location dove viene svolto il tutto dà un senso di vuoto non indifferente e la scelta di mettere la maggior parte dei palchi all’aperto è sembrata un azzardo (anche se il tempo è stato magnanimo). Per quanto riguarda il lato strettamente musicale ci dedicheremo ai generi che più interessano i lettori di Rock Rebel Magazine.


Venerdi 15

A causa di alcuni impegni siamo costretti a perderci le esibizioni di Smokin Kills (band dedita ad uno sleaze/rock n roll di matrice scandinava), Story Of Jade (ed è un peccato perché il loro ultimo cd ci aveva impressionato in maniera positiva), lo storico Perseo Miranda, i Gunfire e gli EastWind. Quindi il nostro F.I.M. inizia con i Vanexa, una delle prime band heavy metal della penisola. È la prima volta che abbiamo l'occasione di sentire dal vivo la voce di Marco Spinelli (storico primo singer della band) e la chitarra di Pier Gonella (new entry di grandissimo spessore). Il suono è compatto, questo quintetto è una macchina da guerra e i brani proposti sono tanto carichi da far agitare i presenti!! Quasi 40 anni di carriera alle spalle, ma un’energia di far impallidire tutte le giovani leve al loro cospetto.


Si rimane nella gloriosa storia del metal tricolore con i grandissimi Bud Tribe, capitanati dal carismatico singer Bud Ancillotti. La gente comincia a salire di numero così come il coinvolgimento generale. Prestazione ineccepibile per questa storica band che insieme a poche altre incarna il significato più puro dell’Heavy Metal made in Italy. Sezione ritmica poderosa e una potenza deflagrante trasformano il loro live in un gig infuocato, rendendo omaggio in maniera egregia al loro nome.

Si arriva quindi all’headliner della serata, quel Joe Lynn Turner che tanto aveva fatto discutere nella sua ultima esibizione al Frontiers Rock Festival II. Diciamo che a livello di prestazione non c’è stato nulla da ridire. “Spotlight Kid”, “I Surrender” e “Smoke On The Water” (anche se avremmo preferito che suonasse un’altra song) sono le 3 uniche canzoni che vedono come lead singer il buon Joe. Un po’ poco per i fan accorsi, che sicuramente avrebbero preferito godersi qualche pezzo in più.

In compenso la spettacolare voce di Andrea Ranfani e la maestria dei membri della band ci allieteranno con i maggiori successi di Deep Purple e Rainbow, chiudendo in maniera divina questa prima giornata.


Sabato 16

Dopo la ricca giornata di ieri e dopo un meritato riposo, decidiamo che gli HAREM saranno la prima band da andare a vedere. Consci delle qualità di una band rodata con anni di esperienza alle spalle, accorriamo e già alle 16 siamo sotto al palco a cantare, saltare e far casino insieme al quartetto. Il singer Freddy Delirio (nonché tastierista dei Death SS) è in formissima e non lo si riesce a tenere fermo, tanto che pur essendo pomeriggio, piano piano la gente viene coinvolta dall'esibizione della band. Per l'occasione vengono presentate due canzoni nuove che faranno parte dell'album di prossima uscita, anche se per ora canzoni come "Alien" e Shake Me" rimangono irraggiungibili per qualità ed immediatezza.

A seguire abbiamo gli storici Epitaph, band heavy/doom in attività dalla metà degli anni 80. Il loro sulfureo mix tra “Sabba Nero”, “Trouble” e “Cathedral” ha un impatto davvero evocativo. Soprattutto grazie a Emiliano Cioffi, vero e proprio maestro nel creare, sia visivamente, sia vocalmente, atmosfere ricolme di pathos. Live perfetto e senza sbavature quello degli Epitaph, sicuramente tra i migliori del festival. Si rimane in tema grazie ai The Black, icona storica della musica doom italiana. Il gruppo di Mario Di Donato (che abbiamo intervistato) ripercorre la sua lunga carriera in un live set davvero ben strutturato, dove le capacità tecniche si fondono in maniera perfetta alla grande maestria dei musicisti coinvolti. Gli anni passati a calcare i palchi di mezzo mondo danno il loro frutto, coinvolgendo gli spettatori e rendendoli parte di uno spettacolo di livello internazionale. Cominciano ad avvicinarsi le prime ombre della sera quando i Mastercastle prendono il loro posto sul palco. La band di Giorgia Gueglio, Pier Gonella e Steve Vawamas in Liguria è una vera e propria istituzione ed il pubblico incita in maniera costante i loro beniamini. Accompagnati da Alessio Spallarossa dietro le pelli (vero tritaossa) il combo ligure propone le loro migliori canzoni puntando soprattutto sui due ultimi album (“On Fire” e “Enfer”). Come al solito prestazione da incorniciare per tutti e quattro i musicisti, con menzione particolare per la prova di Giorgia dietro il microfono (“Princess Of Love” divina). Non mancano che gli Headliner della serata : i Wonderworld feat Ken Hensley. Il gruppo Norvegese/Ligure condotto dall’eccezionale Roberto Tiranti parte subito in quarta, proponendo i brani tratti dal loro debut album (questa sera presentato nella sua versione in vinile, stampato dalla Black Widow Records). La matrice di classica ispirazione settantiana è una vera manna per le orecchia dei presenti. Un Roberto stratosferico e due animali da palco come Ken Ingwersen (alla chitarra) e Tom Arne Fossheim (alla batteria) completano l’opera fornendo al F.I.M. la migliore esibizione di tutto il festival. Ma non è ancora finita. La trasmutazione in “Live Fire” con l’ingresso di Ken Hensley (storico membro fondatore degli Uriah Heep) alimenta ancora il fuoco del rock che già scorreva copioso. 6 pezzi che rappresentano la storia del rock. Dall’opener “Stealing” passando per “Circle Of Hands”, “July Morning”, la fantastica “The Wizard” (con Hensley alla chitarra acustica) e la celeberrima “Lady In Black” (con i presenti letteralmente in delirio) per giungere alla trascinante “Easy Living”, è tutto un crescendo di emozioni. Musicisti straordinari!


Domenica 17

Purtroppo a causa del rientro dei vacanzieri del week-end rimaniamo imbottigliati nel traffico perdendo buona parte delle esibizioni. Riusciamo ad assistere allo show dei UT New Trolls che hanno suonato decisamente bene. La versione più prog dei New Trolls si fa notare per la perizia tecnica dei musicisti, con il solito Claudio Cinquegrana (già sul palco con JLT) sugli scudi. A chiudere la kermesse troviamo i Goblin Rebirth. La storica band italiana punta tutto sulle atmosfere e le suggestioni che la loro musica induce. La dimensione live a volte non è congeniale al loro tipo di proposta, perché, se da un lato lo scenario dipinto rappresenta un grande fattore emotivo, dall’altro manca un qualcosa, come il cantato o la melodia. In più i temi delle canzoni sono piuttosto vicini, tanto da dare l'impressione di ascoltare infiniti intro, senza mai introdurre una canzone vera e propria. Le hit come “Profondo Rosso” riscuotono l'attenzione di un pubblico attento e desideroso di essere partecipe a questa esibizione, che comunque rimane su livelli altissimi.

Si chiude quindi il FIM con tanta carne al fuoco. I giorni successivi sono stati quelli delle critiche con chi avrebbe voluto il palco più vicino, chi voleva meno distanza tra gli spettacoli, chi voleva delle interviste con personale più del settore e più preparato. Partendo dal presupposto che si può sempre migliorare, e che comunque la mole di lavoro svolto è stata enorme, ci permettiamo di dare qualche consiglio agli organizzatori. Punto primo: bisogna migliorare i tempi che intervallano le varie band, per poter rispettare con poco scarto gli orari predefiniti, evitando così di tagliare le scalette degli artisti. Punto secondo: oltre ai vari stand delle etichette bisognerebbe avere uno stand per il merchandising dell’evento e dei vari artisti che si esibiscono. Punto terzo: una sala stampa per le interviste o le conferenze (dato che spazio non manca) che sia almeno parzialmente insonorizzata. L’impegno c’è e si è notato, adesso bisogna aggiungere qualche tassello in più per poter passare di grado.


Ringraziamo il F.I.M., la Black Tears, la Black Vidow e tutti gli artisti che si sono esibiti sperando di rivederci l’anno prossimo.