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Live Report VOIVOD @ Legend Club di Milano - 28 Maggio 2015

Report a cura di Andrea Evolti

Foto di Alice Lane


Si potrebbe dire molto, versare fiumi di inchiostro digitale lunghi come scie di comete, per quello che sono i Voivod, piacciano o meno (ok, non voglio nemmeno considerare l’ipotesi che non possano essere apprezzati), ma di fronte ad una tale dimostrazione di sovrannaturale potenza artistica metal, si può solo dire che esiste il trascendente oltre lo spazio. Perché questo sono stati i Voivod, lo scorso giovedì 28 maggio al Legend Club di Milano.

 

 

Niente gruppi di supporto (Enabler hanno dato forfait per motivi non chiari), solo e soltanto i 4 pirati spaziali, con la new entry Dominique ‘Rocky’ LaRocque al basso, un pubblico folto, scatenato e competente, energia, talento, metal e magia. I 4 franco-canadesi, con a disposizione suoni ottimi (eccetto qualche pecca nell’ingombrante cassa sui tempi semplici e la scarsezza della presenza dei piatti per Away) partono, portando con sé un pubblico che subito genera un mini-acceleratore di particelle di mosh-pit, per il loro viaggio interstellare, passando dall’ultima fatica ‘Target Earth’ che con ‘Kluskap O’Kom’ apre le danze aliene che trascinano gli adepti terrestri verso le messianiche celebrazioni di ‘Tribal Convinction’ e ‘Chaosmonger’. Suoni straordinari, pregni di deliranti geometrie da parte di Chewy ed un basso che pulsa di dark matter da parte di Rocky (acclamato da tutti con il classico ‘Adriana!!’) e la voce guida del Captain Harlock del Quebec Snake, nasale, tagliente, a celebrare le litanie di ‘Order of the Blackguards’ (il tutto incredibilmente simile alla versione in studio) per poi passare, in questo turbine ipnotico, aggressivo e xenomorfo di thrash d’avanguardia, alla chicca ‘The Prow’ dal sottovalutato ‘Angel Rat’. La band non si risparmia, con una prestazione tecnico-artistica da annali ed il pubblico ricambia, con mosh-pit devastanti, specie in un ambiente non gigantesco come il Legend. ‘Mechanical Mind’ ci riporta al nuovo futuro di ‘Target Earth’, ma poi un altro balzo nel warp, indietro verso un futuro ancora più remoto con ‘Forgotten in Space’ e ‘Pshycic Vacuum’. ‘Inner Combustion’ e ‘Overreaction’ ci conducono verso la fine di questo viaggio, dal subatomico all’intergalattico, pregno di intensità ma anche di imbeccabili performance strumentali (i cambi di tempo dei Voivod sono micidiali); però, prima di attraccare presso i bastioni di Orione, la song con il nome del vampiro spaziale ‘Voivod’ e la cover, ancora più affascinante ed inquietante dell’originale, quella ‘Astronomy Domine’ che sembra stata scritta dai Pink Floyd proprio per i Voivod.

 

Il viaggio, per ora, è finito, ma i quattro pirati-vampiri dello spazio sono già pronti per salpare ed andare dove nessuno è mai stato prima…portandoci con loro. ‘Oberon, Miranda and Titania/Neptune, Titan/Stars can frighten’.


Grazie al Legend Club per l'ospitalità.