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Recensione VIRGIN STEELE - Nocturnes of Hellfire & Damnation

VIRGIN STEELE

Nocturnes of Hellfire & Damnation

SPV/GmbH

Data Pubblicazione: 22 Giugno 2015

 

 

 

È difficile analizzare il mito, la leggenda, ciò che appare fuori dal tempo, appartenente all’eternità. Per questo, analizzare o, quantomeno, cercare di raccontare un lavoro dei Virgin Steele (tenendo a bada il mio amore per questa band) è difficile proprio per i miti che cantano e per la musica che da essi prende forma, specie dal dopo ‘The House of Atreus Part II’: con ‘Visions of Eden’ e ‘The Black Light of Bacchanalia’ la formazione guidata dall’incredibile voce dell’aedo David De Feis prese una direzione musicale molto eterea, troppo incentrata sulla voce del proprio leader e spaventosamente impoverita della grandeaur e della furia epica di lavori come ‘Invictus’.



Questo ‘Nocturnes of Hellfire & Damnation’ è qualcosa di sfuggente ed ambiguo: da una parte la direzione delle strutture melodiche sembrano voler rimanere sull’evocatività eterea dei due precedenti lavori, soprattutto se notiamo il drumming molto più contenuto ed essenziale di Gilchriest in ‘To Darkness Eternal’. Daltra parte, il comparto strumentale e lo stesso songwirting, appare più possente energico, quasi a mostrarci una sorta di terzo tentativo di un esperimento che sta cominciando a funzionare. La seconda parte del lavoro, soprattutto, ‘The Plague and the Fire’ e ‘We Disappear’, la struttura chitarristico si rimpolpa, mostrando gli assoli di Pursino che, nelle prime track, latitavano, pur mantenendo quella voglia di trovare un fragile e sfuggente equilibrio tra riff metal classici e strutture di epica-visionaria che s’impastino con un mood più introspettivo e meno operistico. La voce di De Feis riesce, in questo, molto bene, anche se, ogni tanto, si nota una certa tendenza a non colpire con forza piena, sempre per non essere assaltatore da prima linea ma aedo, narratore di affabulazioni quasi filosofiche. Riecheggiano anche echi di dischi come ‘The Age of Consent’ o ‘Life among the Ruins’, con un flavor hard-rock un po’ stradaiolo in ‘Persephone’ o ‘Glamour’ o l’attacco di ‘Delirium’, dal bellissimo riff assassino di Pursino.


La vena epica rimane, va chiarito, in tutte le tracce ma è come osservare un bassorilievo molto logoro, che rievoca una battaglia dell’antichità: tutto appare smussato, un po’ sbiadito, vagamente indefinito e, per certi versi, va bene, dato che è chiaro che i Virgin Steele stanno cercando una nuova strada per narrare nuove storie in una maniera diversa, che rimanga, pur sempre, la loro. ‘Delirium’ in questo, con la sua struttura varia ed articolata, è una summa delle luci e delle ombre di questo disco: riff, parti soliste, interpretazione vocale che danno brividi, ma un songwriting generale che ha dei momenti di vuoto, dove le tastiere non sostengono sempre appieno ed il drumming, a volte, risulta stanco. Stesso discorso per i due successivi brani che chiudono il lavoro. ‘Hymns to Damnation’ non manca di momenti di fascino, ma appare incerto ed a volte forzato, una nave che non ha ancora trovato la rotta e vaga sperando di scorgere, nella notte, la sua Stella Polare. Stessa cosa per ‘Fallen Angels’, un brano che non si addice molto alla chiusura e da sempre quel bel senso di dolorosa e soave nostalgia, un senso, però, che non si compie come poteva accadere con capolavori come ‘When the Legends die’.


Per ora, Giasone ed i suoi argonauti sono in mare aperto: sanno che devono cercare il Vello d’Oro e sanno dove devono andare….ma non sono ancora certi della rotta.


Evolti Andrea 


Tracking List:

01. Lucifer's Hammer

02. Queen of the Dead

03. To Darkness Eternal

04. Black Sun-Black Mass

05. Persephone

06. Devilhead

07. Demolition Queen

08. The Plague and the Fire

09. We Disappear

10. A Damned Apparition

11. Glamour

12. Delirium

13. Hymns to Damnation

14. Fallen Angels



Line-up:

David DeFeis - Vocals, Keyboards, Orchestration

Edward Pursino - Guitars

Frank Gilchriest - Drums

Joshua Block – Bass, Guitars