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Live Report CANNIBAL CORPSE + Electrocution @ Circolo Magnolia, Segrate (MI) - 19 luglio 2015

Report a cura di Andrea Evolti

Il crepuscolo delle zanzare zombie. Un perfetto titolo per un horror-movie trash d’autore ma anche la definizione perfetta della cornice (bella, al di là di questi piccoli inconvenienti, dato che era l’area estiva del Magnolia, proprio dentro il parco dell’Idroscalo di Milano, a Segrate) in cui si è svolta l’invasione estiva, del suolo italico, dei Cannibal Corpse……e le zanzare zombie hanno risposto alla chiamata della band culto dei morti viventi.

 

Una sola band d’apertura, espressamente chiesta dal quintetto di Buffalo come opening-act e le notizie buone sono due: la band è italiana e risponde al nome di quel culto techno-death underground che furono, all’inizio dei ’90, gli Electrocution. Guidati dai due membri superstiti, il cantante Mick Montaguti e Vellacifer Galifi alla batteria, il quintetto bolognese sfodera il suo feroce death virtuosistica con energia e scioltezza, nonostante i suoni penalizzino le asce di Neil e Lazzerini nella parte solista, rendendo le loro evoluzioni non perfettamente udibili. Pescando dal full-length d’esordio ‘Inside the Unreal’ e dalla release del ritorno ‘Methapysincarnation’, il five-piece italiano mostra quale gioiello è rimasto sepolto per anni e quanto, a livello nazionale, gli Electrocution fossero avanti. Una gran bella realtà da riscoprire, ora che, finalmente, può avere più considerazione.

 

Difficile eguagliare la performance devastante di Novembre all’Alcatraz ma, nonostante limiti di suono ed il fatto che la scaletta fosse abbastanza simile a quella presentata in autunno, i Cannibal Corpse non si sono risparmiati, riuscendo a spingere un pubblico dal numero discreto, ma leggermente inferiore alle aspettative, verso il più selvaggio mosh-pit. Luci statiche come da consuetudine, pronti, partenza e via, Fischer e soci non si fanno pregare e, come un monolite che viene gettato da una rupe, fanno ricadere sui presenti tutta la pesantezza ‘Scourge of Iron’ e ‘Demented Aggression’. Webster giganteggia con la sua fluidità al basso, mentre le due 6-corde, Barrett e O’Brien, macinano riff fulminei e mastodontici, con O’Brien protagonista della stragrande maggioranza degli assoli, anche se lievemente penalizzato (anche lui) da un volume che lo rendeva troppo basso, almeno per gli spettatori sul lato sinistro del palco. Il ‘Corpsegrinder’, Mr. Gorge Fischer, guida le cariche dei presenti (ed anche delle zanzare-zombie!) con gli inni catacombali di ‘Kill or Become’, ‘Addicted to Vaginal Skin’ e ‘The Wretched Spawn’, supportato dall’inarrestabile motore di Mazurkiewicz, questa volta, però, sottotono in quanto a graniticità a causa del suono che alleggeriva molto l’apporto dei piatti e, soprattutto della doppia cassa. Arte, energia e passione, però, sopperiscono a questi incidenti di percorso e con l’oscurità che si fa completa e l’area estiva che sembra una scena illuminata dai fari, presa da ‘La terra dei morti viventi’, con spettatori che si scagliano l’un contro l’altro come fossero zombie sulle prede umane, il quintetto nordamericano si avvia verso il finale di una corposissima scaletta con gli immancabili classici del romanticismo (dedica alle fanciulle da parte del romanticone Fischer) come ‘I cum Blood’, ‘A Skull for Maggots’ e la coppia distruttrice di classici ‘Hammer Smashed Face’ e ‘Devured by Vermin’.

 

I Cannibal Corpse, ancora una volta, si dimostrano un live-act assolutamente unico e devastante, nel Gotha del brutal death metal. Quando non ci sarà più posto all’Inferno, i morti (e le zanzare) pogheranno sulla terra!