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Recensione LAMB OF GOD - VII: Sturm Und Drang

LAMB OF GOD

VII: Sturm Und Drang

Nuclear Blast Records

Release date: 24 Luglio 2015



Richmond è la capitale della Virginia. A Richmond si trova il più antico Campidoglio di tutti gli Stati Uniti e tra le altre cose, Richmond è stata, dopo Montgomery, la capitale degli Stati Confederati d’America durante la Guerra di secessione. Non vi frega niente della storia di Richmond, dite la verità? Bene, neanche a noi, era solamente un modo per darvi qualche informazione in più su questo luogo; vabbè passiamo avanti. Richmond (ancora?) è anche famosa per essere la città originaria dei LAMB OF GOD, probabilmente una delle migliori band thrash/death metal degli ultimi 15 anni.



7 album all’attivo tra il 1998 e il 2012, prima di una lunga pausa di 3 anni e mezzo dovuta principalmente a problemi giudiziari ed anche personali del cantante Randy Blythe, ci portano a questo meraviglioso ed apocalittico “VII Sturm Und Drang”, 10 brani pervasi da sonorità devastanti, veri e propri schiaffi musicali, conditi da percezioni progressive e da muri sonori come non se ne sentivano da anni. Sin dalle iniziali “Still Echoes” e “Erase This”, è chiaro che i veri fan del neomelodico napoletano, entrando erroneamente in possesso di questo full lenght, ne uscirebbero con tatuata sulla fronte la scritta “no way” in un picosecondo. “512” (ogni metallaro che si rispetti dovrebbe vedersi il video quando si alza e prima di addormentarsi) oltre a dare ampia dimostrazione dello strapotere musicale della band è anche il numero della cella dove il buon Randy ha passato un mese abbondante nel 2012 con l’accusa di aver “facilitato” la morte di un fan durante un concerto a Praga; incedere spettacolare e violenza a farla da padrone. In “Overlord”, quella che inizialmente sembra a tutti gli effetti una ballad, viene lasciato da parte il growl/grind, ma solo il tempo di pensare “ma allora ci mollano anche loro”, dopo di che si scatena l’inferno. Le chitarre sapienti e i riff martellanti di Morton e Adler, coadiuvate dal basso monolitico di Campbell trovano sfogo in canzoni come “Anthropoid”, “Engage The Fear Machine” e “Delusion Pandemic”, brani che in sede live vedranno volare nasi e braccia in un meraviglioso tripudio di pogo e di sangue. Che dire di Chris Adler dietro le pelli, se non che per un talento del suo calibro non può che essere un anno meraviglioso visto che oltre ad aver sfornato l’ottavo album della sua creatura è diventato “quello che suona la batteria per Mustaine”.


Chi non ama certe sonorità pesanti, estreme, ultraveloci, ciaone proprio, perché invece a noi di Rock Rebel Magazine i Lamb of God piacciono assai. Capolavoro.



Recensione a cura di Emiliano Vallarino



Tracklist:

01. Still Echoes

02. Erase This

03. 512

04. Embers

05. Footprints

06. Overlord

07. Anthropoid

08. Engage The Fear Machine

09. Delusion Pandemic

10. Torches


Line up:

Randy Blythe (voce)

Mark Morton (chitarra)

Willie Adler (chitarra)

John Campbell (basso)

Chris Adler (batteria)


Link:

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