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Recensione POLARIZED - Western Hypnosis

POLARIZED

Western Hypnosis

Mighty Music

Data Pubblicazione: 4 Settembre 2015

 

 

 

 

Il sole di Settembre esplode nella sua energia rigeneratrice e viene accompagnato da una nuova, ennesima, rinascita e mutazione del thrash metal, dove vivono l'energia alla Death Angel e le ricercatezze vicine, a volte ai Dream Theater ed altre volte ammantate dalla delicatezza e mistericità aliena di Cynic/Portrait senza, ripeto, mai dimenticare la radice del thrash veloce, furioso, nervoso e tecnico di band come Forbidden o i già citati DA.

 

Il nome di questo splendido gioiello portato dal vento solare settembrino è Polarized, i quali ci offrono il loro album di genesi ‘Western Hypnosis’, quello che li presenta al mondo, facendo inorgoglire anche noi italiani, dato che nella band di New Haven, Connecticut, militano due vecchie conoscenze del meglio della nostra scena: Daniel Botti e Marco Di Salvia, entrambe ex-componenti di quell’altro splendido gruppo che sono i Node.

 

Con l'opener 'The Seventh Sin' e con l'altra splendida, dirompente e pirotecnica traccia 'Recipe for Death', si è davanti al un caleidoscopio metal estremo che mischia Annihilator, Forbidden, spunti oscuri di Darkane e quella capacità di mettere la violenza swedish-death nella chiave virtuosistica e ricca di calore e fantasia a stelle e strisce, che erano i Node di 'Sweatshops' o 'Das Kapital', grazie al riffing delle due asce Botti e Medanhodzic, eclettici, puliti e viscerali, con il secondo fautore di splendidi assoli che uniscono Skolnick e Waters al gusto arioso dei Pain of Salvation o dei Sieges Even, perfettamente incuneati nell'abitacolo thrash di questo bolide visionario. Proprio in virtù di questo eclettismo, si passa ad un pezzo come 'Black Loyalty', che si apre suadente come un brano dei Sieges Even tratto da 'A Sense of Change', per poi esplodere in tutta la dinamica funambolica techno-thrash degna della costa ovest, anche se i nostri vengono dalla zone boscose del Connecticut, con il propulsore Di Salvia che, dietro le pelli, non fa solo sfoggio di potenza, velocità e tecnica, ma anche di gusto e sensibilità di adattamento, sapendo sempre trovare il passaggio migliore, sia questa l'intricata struttura aggressiva della parte centrale della già citata 'Black Loyalty', oppure la lineare semplicità dell'incipit di 'Rise', mid-tempo massiccio ed evocativo, che si apre a soluzioni progressive degne dei Mind Odyssey, con gli splendidi assoli di Medanhodzic che ricordano molto uno Smolsky (Mind Odyssey, Rage) ibridato con Waters.

 

Epicità alla Queensryche inserita nella robustezza Testament per 'Permanent War', con la voce di Botti che ha trovato uno splendido equilibrio in un harsh abbastanza agile per il thrash ma anche sufficientemente abrasivo da dare quel sapore di ossessività e ferocia swedish-death, mettendo un altro ingrediente, sempre in perfetta armonia, nell'amalgama thrash dei Polarized, con gli onnipresenti assoli di Medanhodzic, incredibilmente virtuosi ma anche dotati di senso melodico alla De Garmo, i quali conferiscono grandeur e ariosità ai brani. Si torna nella Bay Area con 'Listen', pezzo che più Testament, con aperture Megadeth, non si può, con ancora Di Salvia a fare da motore, il cui unico difetto è una produzione di batteria forse leggermente troppo cupa sul rullante, ma con un uso dei piatti da brivido. Si chiude con la title-track, anche qui fortemente Forbidden, Megadeth, Testament, ma con improvvise aperture magniloquenti e melodiche, tipiche dello swedish-death, perfettamente calibrate da una visione progressive dell'insieme, con ancora Botti e Medanhodzic a tessere le trame a geometria variabile di questa scheggia che incide murales da incubi, con la grazia di un pittore rinascimentale e la voce di Daniel che ci riporta alla mente proprio i Node di 'Sweatshops', anche per le tematiche trattate.

 

Una corsa esaltante, estatica e da brivido nei meandri di un labirinto del presente pre-apocalisse, con tutta la grandiosità del senso artistico di musicisti senza paraocchi ma non per questo privi di un'identità musicale ben precisa. La sfolgorante alba della battaglia è giunta ed ha i colori del rosso e dell'ocra infuocati della nuova fenice del thrash metal, creatrice di un disco da ascoltare, interiorizzare e lasciar operare come un tatuatore sulle nostre anime. La nuova era è, forse, arrivata: benvenuti Polarized!

 

 

Recensione a cura di Andrea Evolti

 

 

Tracklist:

1. The Seventh Sin

2. Wish ‘Em Well

3. Recipe for Death

4. Black Loyalty

5. Rise

6. Permanent War

7. Listen

8. Western Hypnosis

 

Line-up:

Daniel Botti (rhythm guitars/vocals)

Dino Medanhodzic (lead guitars)

Lars Linden (bass)

Marco Di Salvia (drums)

 

Link:

www.polarizedthrash.com

www.facebook.com/PolarizedThrash