CONDIVIDI

Recensione FLESHGOD APOCALYPSE - "King"

FLESHGOD APOCALYPSE

King

Nuclear Blast Records

Data pubblicazione: 5 Febbraio 2016

 

 

Sic transit gloria mundi....no, non lasciatevi ingannare dall'incipit latino e non cominciate ad affilare i gladi (tanto per rimanere in tema), pensando ad una stroncatura (mettiamo il voto prima, anche se preferirei lasciare la suspance).

 

'King', il nuovo lavoro di quei geni inquietanti ed elegantemente pericolosi dei Fleshgod Apocalypse è, in tutto e per tutto, un piccolo, grande capolavoro di magniloquenza, psicodramma settecentesco, tormento, estasi, dannazione e redenzione, il tutto gestito dal talento e dalla personalità della band laziale.

 

Dopo l'intro strumentale 'Marche Royale', si parte con un trittico di proporzioni titaniche come 'In Aeternum', 'Healing through War' e 'The Fool', un concentrato di assalto sinfonico ricco di tormento, violenza e dramma che riesce a far sembrare alcune cose dei Dimmu Borgir produzioni convenzionali. Orchestrazioni e pianoforte ad opera di quel gran musicista che è Francesco Ferrini (solo l'outro strumentale 'King' basterebbe per dimostrare come si possa essere violenti e metal con un brano di solo pianoforte, basato sulla disperazione e la tristezza) asso nella manica ineguagliabile, supportate da un'artiglieria chitarristica che non è solo una splendida mannaia ritmica, ma cesella intricati e potenti riff che sono loro stessi anima delle composizioni dei FA, come, allo stesso modo, lo sono gli assoli di Trionfera e Riccardi ('Paramour' è solo uno dei tanti esempi), scheletro e fattezza del dramma umano che si fa carne corrotta, maestosamente corrotta. La sessione ritmica, guidata dal martello di Zeus Paoli e dalla pulsanti corde basse di Rossi, non è solo la goduria di procellose pulsazioni al limite di una carica guidata da Gengis Khan, motore di brani come 'Mitra', ma anche tutti contorti ed affannosi battiti di un cuore dannato, di una solenne marcia dell'agonia come 'Syphilis', in cui giganteggia il guest soprano Veronica Bordacchini (ormai quasi in pianta stabile, essendo anche live-session).

 

Infine, il comparto vocale, la quadratura del cerchio: alla lead vocal di Riccardi, possente, oscura, in grado di fondere la furia virtuosistica e tellurica del death più articolato e progressivo con il senso della disperazione, del dramma della lacerazione di un anima e del morbo spirituale tipico di gruppi come Emperor, Dimmu Borgir di 'Enthroned.....' o Limbonic Art, si aggiungono la voce clean del bassista Paolo Rossi, molto diversa da quella di ICS Vortex (tanto per fugare ogni tentativo di dar loro un'etichetta di copy-cat), essendo meno penetrante e luminosa, più rivolta, invece, verso una sorta di tormentati soliloqui, quasi lo sdoppiamento di una personalità lirica della band, cosa che apprezziamo in vari brani, tra cui 'And the Vulture Beholds'. Dulcis in fundo, la performance di Veronica, sublime contraltare di redenzione al magmatico tormento di un'anima dannata. La potenza di questo disco e dei FA sta, oltre che nel loro talento, nella loro spregiudicata e sfrontata sincerità artistica: sono consci del loro talento ma sono, soprattutto, fieri di avere un'identità musicale, che sposa death tecnico, classica, atmosfere da black sinfonico senza essere per nulla black, pur riuscendo ad esprimere feracità e senso della dannazione, anche con una gran venatura di intimismo, retaggio della tradizione lirica italiana (c'è molto senso del dramma verdiano nella scrittura dei pezzi), ad essere più inquietanti e morbosi dei Cradle of Filth, anche perché i FA sono nettamente superiori ad essi ed a molte altre realtà osannate.

 

La caduta dei re è dolore e tormento, è il precipitare splendente e distruttivo di un meteorite......proprio come questo gioielli dal nome 'King' dei Fleshgod Apocalypse. Da avere ed amare assolutamente.....se no, datevi al liscio, come diceva un mio amico.

 

 

Andrea Evolti

 

Tracklist:

01. Marche Royale

02. In Aeternum

03. Healing Through War

04. The Fool

05. Cold As Perfection

06. Mitra

07. Paramour (Die Leidenschaft bringt Leiden)

08. And The Vulture Beholds

09. Gravity

10. A Million Deaths

11. Syphilis

12. King

 

 

Line-up:

Paolo Rossi - Bass, Vocals (clean) 

Francesco Paoli -Drums, Vocals

Cristiano Trionfera - Guitars, Vocals (backing), Orchestration 

Tommaso Riccardi - Vocals (lead), Guitars, Orchestration 

Francesco Ferrini - Piano, Orchestration 

 

Guest musician:

Veronica Bordacchini -Soprano

 

Link:

www.facebook.com/fleshgodapocalypse