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dom

14

feb

2016

Live Report BEHEMOTH + ABBATH + ENTOMBED A.D. + INQUISITION @ Live Club, Trezzo sull´Adda (MI) - 11 febbraio 2016

Report a cura di Andrea Evolti

 

Foto: Silvia Belloni
Foto: Silvia Belloni

Difficilmente si può trovare, almeno nel metal odierno, un equilibrio così forte tra performance live ed impatto scenico. Di certo, il black metal ha, come tratto distintivo, la teatralità on stage, ma la lo show dei Behemoth al Live Club di Trezzo d'Adda, è stato uno degli show più intensi, per spettacolarità e qualità musicale, ai quali si possa aver assistito, almeno negli ultimi tempi, se si conta anche il livello delle band che hanno fatto da opening act.

 

Attivi dal 1998, il duo (sì, avete capito bene) degli Inquisition, apre le ostilità con un black feroce, minimale ed anche abbastanza canonico, puntando sull'atmosfera ed i brani dell'ultimo lavoro 'Obscure Verses for Multiverse'. L'assenza del basso, essendo il duo formato da chitarra/voce e batteria, viene ovviata (con tutta probabilità), da dei campionamenti atmosferici di sottofondo. Leggermente noiosi all'inizio, i due colombiano/statunitensi, si riprendono nel finale con un discreto impatto atmosferico sui brani mid-tempo.

 

Avevamo parlato di una certa assenza di dinamismo? Lasciate perdere, perchè ora è il momento degli Entombed A.D. E si torna a fare sul serio! Reincarnazione, con aggiunta al nome originale per motivi legali, uno dei monumenti della scena death di Stoccolma sale sul palco a prendere a pugni una platea numerosa ed infuocata, che risponde all'aspro e ruvido growl di Petrov ed alle corpose chitarre di Miranda ed Elgstrand, con un mosh-pit scatenato. 'Strange Aeons', 'I for an Eye' e 'Living Dead' sono solo alcuni dei classici degli Entombed originali suonati durante lo show infuocato degli svedesi, dato che vi è un solo album all'attivo della nuova formazione e la seconda release uscirà a fine mese, ma questo è ciò che infiamma il pubblico, assieme ad un concerto furioso ed energico, dove brilla anche la prova del batterista-martello pneumatico Olle Dahlstedt. Gran concerto concluso con il classico spaccaossa 'Left Hand Path', che mette k.o. qualsiasi avversario gli si pari davanti.

   

Prima volta (almeno per noi di RRM) che assistiamo al live-act della nuova ed omonima creatura musicale di Abbath dopo la sua uscita dagli Immortal. Formazione a 4, album di debutto da poco uscito ('Abbath') e un approccio musicale che continua la strada evolutiva che gli Immortal avevano sviluppato nel secondo periodo della loro carriera: riff più complessi, articolati e con suoni e dinamiche molto influenzati dal thrash, senso epico preponderante e, soprattutto, un impatto che non lascia scampo ai numerosi presenti, i quali non si tirano indietro di fronte all'impatto frontale con i nuovi 'To War', 'Winter Bane' o 'Fenrir Hunts' o con i classici degli Immortal 'Nebular Ravens Winter' e 'Tyrants', eseguiti con perizia, dinamica e ferocia dalle asce dello stesso Abbath e di Farstad, mentre la batteria di Horg scatena i feroci venti glaciali, ma con la dinamica di un uragano tropicale, che alimentano 'Count the Dead' e 'Root of the Mountain'. Abbath, però, con la sua performance chitarristica, la sua voce che è uno spettrale ululato dalle terre del nord, è l'occhio di questo ciclone, un'entità che, onestamente, si dimostra già in piena forma oltre le più rosee aspettative, portando alla fine uno spettacolo in cui questa nuova incarnazione di una delle band storiche del black metal si è trasformata, sviluppando quell'approccio ricco e dinamico che fa risplendere tutta la grandiosità dell'esperienza black maturata, compresa quella custodita nell'unico pezzo degli I in scaletta, 'Warriors'. Chiusura in sontuosa e selvaggia potenza invernale con 'All Shall Fall'. Il black metal ha fatto un nuovo passo avanti, grazie ad uno dei suoi numi tutelari.

 

Non è stato un semplice concerto, quello dei Behemoth, ma la concretizzazione di arte metal ed horror esoterico portato sul palco da una delle più riuscite creature dell'ibrido black/death sfornate dalla Polonia. Guidati dal Gran Sacerdote del culto delle Fiamme Oscure, Nergal, gli altri componenti Inferno, assoluto motore del Ragnarok, Orion al basso e Seth all'altra chitarra ed in coppia per gli assoli messianici dei brani d'apertura 'Blow Your Trombets Gabriel' e 'Furor Divinus'. Alla magniloquenza dell'Apocalisse musicale basata su 'The Satanist' e 'Evangelion', il predecessore, si unisce un comparto scenico strabiliante e perfettamente azzeccato: geyser fumogeni, bocchettoni lanciafiamme a simulare manifestazioni mefitiche, arredi da cultisti dell'esoterismo egizio e filmati proiettati sullo sfondo, veri film horror/gotici che richiamano ad opere come 'Il Segno del Comando' di Mario Bava. A questo, le inquietanti vestigia della band polacca e la presenza, all'inizio di 'Messe Noire', di una misteriosa sacerdotessa, connessa ai culti thelemici, argomento molto sentito e trattata dalla band. Tutto questo, però, è aggiunta, non effetto speciale per distrarre e stupire: la performance musicale del combo europeo orientale è di livelli titanici. Suoni precisi, che uniscono potenza e dinamismo death alla glaciale asprezza del black ('Ora Pro Nobis Lucifer' e 'Ben Sahar'), costruiscono una vera soundtrack per complesso, visionario e magniloquente horror occulto/apocalittico, degno di 'The Omen'. La voce di Nergal e la sua asciutta ma carismatica presenza, portano l'interazione con il pubblico ad altissimi livelli, mentre si passa, sempre accompagnati da comparto scenico e costumistico a 'O Fater O Satan O Sun', ultimo pezzo prima del tetragramma oscuro conclusivo. Assoli essenziali ma mai minimali o poveri di perizia segnano, supportati dalla cavalleria dell'Ade di Inferno 'Pure Evil and Hate', Antichristian Phenomenon, Conquer All e il sigillo conclusivo a questa dinamica pratica esoterica, 'Chant of Eschaton 2000'.

 

Atmosfera ed impatto, spettacolarità e perizia tecnica, energia ed atmosfera: difficile travore questa quadratura del cerchio, ma quel gruppo unico che sono i Behemoth (e chi ve lo dice li apprezza pur non amando molto il black 'true and grim'….anche perché loro non lo sono) sono riusciti ad offrire una performance che ha zittito anche il più incallito detrattore, se questi è onesto. Il terrore occulto parla polacco!!!

 

 

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