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Live Report FRONTIERS ROCK FESTIVAL III @ Live Club, Trezzo Sull'Adda (MI)- 23 & 24 aprile 2016

Report a cura di Andrea Lami e Fabrizio Tasso

 

 

Non era ancora finita la seconda edizione del Frontiers Rock Festival che già all'interno del Live giravano le voci su una possibile terza edizione, ma da tenersi all’estero visto che proprio dall’estero c’è stata una grande risposta di pubblico. Invece eccoci ancora qui, sempre al Live di Trezzo, a celebrare il terzo anno di Frontiers Rock Festival, ormai il festival di riferimento per queste sonorità. Due giorni ricchi di musica, con quattordici band che si sono alternate sul palco per la gioia degli amanti dell’AOR/hard rock melodico. Il primo anno è stato letteralmente un qualcosa di fantastico per i nomi e le band coinvolte, nella seconda edizione invece un po’ di malcontento è serpeggiato proprio perché non si è riuscito a mantenere lo stesso livello dell’esordio (pur avendo ovviamente promesso di far meglio -si sarebbe potuto dire altro??-). Oggi siamo arrivati al terzo anno con una lieve crescita. Se è vero che lamentarsi è gratis e che tutti, soprattutto dietro ad una tastiera, sono capaci di criticare e di proporre cose migliori, la Frontiers ha mantenuto il livello e si è procurata due chicche uniche: lo show acustico esclusivo con Kip Winger/Michael Voss & Claus Lessman per i possessori del VIP tickets nonché l’unico show di reunion dei Talisman.

 

NO HOT ASHES Tocca alla band di Belfast aprire questa terza edizione del Frontiers Rock Festival. La curiosità che accompagna il combo nord irlandese è il fatto di non aver pubblicato ancora un full lenght pur essendo attivi dagli anni 80 e aver aperto concerti per band del calibro di Magnum, FM e Mama’s Boys. Ci penserà comunque la Frontiers ad organizzare il loro debutto, ma nel frattempo abbiamo avuto l’occasione di tastare la loro proposta musicale. La cosa che balza subito all’occhio è la più non giovane età dei musicisti, ma questo di per sé non è un fatto negativo, anzi. Il Loro ottimo rock melodico si può accostare a band come Heartland e FM, la presenza scenica non è il massimo ma dimostrano una grande esperienza, soprattutto in pezzi come “Come Alive” o “Satisfy”. Piacevoli, ma da riascoltare su disco per carpirne al meglio tutte le peculiarità. (Fabrizio Tasso)

 

SHIRAZ LANE Dopo essere stato favorevolissimevolmente colpito dal disco di esordio di questa band giovanissima, la curiosità di vederli dal vivo era alle stelle. I cinque ragazzi si impossessano del palco che mancano pochi minuti alle 16 e nel breve tempo di durata della prima canzone “Wake up” riescono ad infiammare quello che prima era un pubblico un po’ anestetizzato. La partecipazione degli spettatori diventa sempre maggiore con il trascorrere del tempo. Brani come “House Of Cards” o “Begging For Mercy” hanno facile presa sul pubblico e la band, pur trattandosi fondamentalmente di ragazzini (sembrano i nipoti dei precedenti Not Hot Ashes) mostra tutta l’esperienza adatta per stare sul palco. Ricordiamo che pur essendo al disco d’esordio, hanno già suonato nella loro terra madre (Finlandia) insieme ai Santa Cruz, oltre ad aver calcato, tra gli altri, anche il palco del Wacken. Quarantacinque minuti che volano. Ascoltando il pubblico presente, i pareri si sono divisi fondamentalmente in due. Chi come il sottoscritto ha apprezzato la carica e le qualità della band divertendosi e chi dopo poche canzoni si è un po’ annoiato. Io sono convinto che questi ragazzi hanno del potenziale. Vedremo chi avrà ragione. (Andrea Lami)

 

FIND ME Dopo l’aggressività dei Shiraz Lane, i toni si smorzano un pochino con l’esibizione dei Find Me. La band di Robbie LaBlanc ha dato alla luce due ottimi album, l’ultimo proprio di recente e la setlist è un mix di entrambi i lavori, anche se la parte del leone la fa sicuramente l’ultimo uscito “Dark angel”. La loro esibizione dura la bellezza di cinquanta minuti, nei quali il quintetto riesce a far ascoltare la sua ottima proposta e la dolcezza umana di Robbie non passa inosservata. Vedere un artista emozionarsi e ringraziare così riempie davvero il cuore. La qualità delle canzoni suonate è di primo livello, ma questo lo sapevamo già anche ascoltando gli album. Per chi di voi non l’ha ancora fatto, dategli una possibilità, la Frontiers crede in loro al punto da fargli incidere due album e di averli portati qui oggi. Ora tocca a voi. Amanti di Journey/Bad English non ve ne pentirete. L'unica nota non positiva è rappresentata dal bassista, poco personale e poco presente. Robbie LaBlanc e gli altri musicisti, soprattutto il chitarrista Philip Lindstrand, sanno il fatto loro e ce lo fanno vedere a più riprese. (Andrea Lami)

 

TREATMENT Dopo aver ascoltato il loro ultimo cd “Generation Me” eravamo curiosi di come avrebbero reso le canzoni in sede live. Nessun dubbio, la band di Cambridge ha lo spirito live incarnato nel proprio essere. Gran tiro sin dalla prima canzone e poi devastanti come un rullo compressore. Le song rendono 1000 volte meglio dal vivo, “Cry Tough”, “Backseat Heartbeat”, “Generation Me” e le meno recenti “Runnin With The Dogs” e “Shake The Mountain” riversano tonnellate di adrenalina scatenando il pubblico del Music Live Club. Grande prestazione, tra le migliori del festival. (Fabrizio Tasso)

 

DRIVE, SHE SAID Per i fan di Mark Mangold e Al Fritsch avere i Drive, She Said a questo festival è stato il coronamento di un sogno iniziato nel lontano 1989. Le aspettative erano davvero molte e tutto sommato sono state quasi tutte soddisfatte. Certo Al è discretamente appesantito rispetto agli esordi e anche la sua voce ne ha un poco risentito, ma l’emozione di sentire i vecchi classici come “Don’t You Know What Love Is”, “Hard Way Home” o “Drivin’ Wheel” inframezzati dai pezzi estratti dall’ultimo “Pedal To The Metal” ha reso il loro show indimenticabile. La maestria di Mangold dietro i tasti d’avorio e la presenza di Tommy Denander alla chitarra e di Fiona come special guest (“In Your Arms”) completano l’opera riempendoci il cuore di emozioni fortissime. (Fabrizio Tasso)

 

 

TREAT Dopo sei anni, finalmente, tornano a farci visita i TREAT, band svedese che negli anni 80 riscosse un buon successo non solo in terra madre. Nel 2010 vennero a farci visita in quel di Bologna, regalandoci un'ottima esibizione, quella volta insieme ai The Poodles ed agli H.E.A.T. con il primo cantante in formazione. Musicalmente il filone è quello che gli Europe hanno reso celebre un po' in tutto il mondo, anche se più o meno gli anni in cui le band di sono formate sono gli stessi e quindi non si parla di influenza degli uni verso gli altri, ma di un genere che in quegli anni si stava sviluppando in Svezia. “Get You On The Run” "We Own The Night" o "World Of Promises", ma anche brani estratti dalle ultime fatiche ("Coup De Grace" e "Ghost Of Graceland") come "Papertiger" e "Skies Of Mongolia" e la stessa “Ghost Of Graceland” sono una gioia sia per le orecchie che per gli occhi. L'unico dubbio della serata è relativo al cantato visto che ci è parso di notare che Robert Emlund facesse un po’ troppo uso di basi, soprattutto nei cori!! Abbiamo visto che delle telecamere, magari i Treat hanno dovuto rispondere a certe esigenze per la realizzazione di un futuro DVD, questo non lo possiamo sapere. Sta di fatto che una cosa del genere raffredda un po’ la partecipazione. Il tastierista della serata è stato Jona Tee degli H.E.A.T che si è ben destreggiato tra tastiere e cori. Una vera forza della natura risulta essere Pontus Egberg (ex Poodles ed attualmente anche alla corte di King Diamond), un musicista che suona con una passione fuori dal normale. Sembra che faccia sesso con il suo strumento. Ringraziamo ancora una volta la Frontiers per essere andata a ripescare e per averceli riportati tirati a lucido e più in forma che mai. (Andrea Lami)

 

LAST IN LINE Giungiamo quindi agli headliner della prima giornata, i Last In Line, ed è tutta un’altra musica. Le immense qualità del quartetto sono strabilianti. Vivian Campbell alla chitarra è spettacolare, Vinny Appice alla batteria è semplicemente perfetto, Phil Soussan al basso (ex Ozzy Osbourne, e sostituto del compianto Jimmy Bain) possiede una gran presenza scenica, ma quello che ci ha colpito di più è sicuramente Andrew Freeman dietro il microfono. Andrew ha una voce di una potenza e una carica unica. Il suo grande pregio è di donare ai pezzi dei Dio una interpretazione personale, senza cadere nell’arma a doppio taglio di voler emulare a tutti i costi il buon Ronnie James. Così scorrono tra l’entusiasmo generale le varie “Holy Diver”, “Straight To The Heart”, “Don’t Talk To Strangers” e la straordinaria versione di “Rainbow In The Dark”. Non mancano certo i pezzi estratti dal loro debutto come “Devil In Me” e “I’m Revolution” (devastante) dove la classe dei 4 Last In Line è libera di esprimersi in maniera divina. Nei bis poi viene ricordato Jimmy Bain prima che “We Rock” chiuda in maniera pirotecnica il loro live. Niente da dire, i trionfatori della prima giornata sono loro, alla faccia di chi diceva che erano solo una cover band! (Fabrizio Tasso)

 

GUARDA TUTTE LE FOTO DELLA PRIMA GIORNATA REALIZZATE DA SILVIA BELLONI

Domenica 24 aprile 2016

 

 

BLOOD RED SAINTS Sono le 15 e il Frontiers Rock Festival riparte. Più precisamente con i Blood Red Saints sul palco, quando ancora sotto non c'è una grossissima presenza. La band britannica propone un hard rock melodico fortemente influenzato da gruppi come Dare, ma soprattutto FM!! Una manciata di canzoni per una mezz'ora intensa. I brani proposti sono tutti estratti dall'album d'esordio tranne una piccola cover con relativo discorso introduttivo sugli splendidi anni in cui questa canzone è stata composta. Si tratta del superclassicone "Wanted Dead Or Alive" dei Bon Jovi, datata appunto 1987!! Nel songwriting si sente forte la mano di Harry Hess, ma il livello degli Harem Scarem è ancora molto distante!! Un buon inizio giusto per far muovere il piedino ai primi arrivati!! Anche in questo caso i pareri del pubblico è diviso tra chi ha apprezzato ed ha comprato il cd e chi non è rimasto colpito più di tanto per colpa della poca presenza sul palco della band. (Andrea Lami)

 

INGLORIOUS La mia storia con gli Ingloriuos è strana. Qualche mese fa arriva la mail dalla Frontiers con le nuove uscite. Leggo il nome e deciso di sperimentare. Dopo qualche ascolto mi convince che scriverò che ci troviamo di fronte ad un buon prodotto. Passa qualche giorno ed arriva la data dell'unico concerto italiani dei THE WINERY DOGS...scendo a Roma e, sorpresa delle sorprese, ad aprire trovo proprio loro. Esibizione a dir poco entusiasmante, viste le qualità soprattutto del cantante Nathan James, ma anche il resto della band non è da meno tanto da accendere gli animi dei presenti. Quindi oggi mi trovo qui a riascoltarli questa volta ben sapendo cosa ho davanti. E già per questo sarà un concerto che apprezzerò ancora di più. È così e sin dalle prime note. Rispetto alla band che li ha preceduti qui c'è energia da vendere. Nulla di nuovo ma canzoni belle suonate bene. Semplici da ricantare!! Due sole le cover eseguite "I Surrender" dei Rainbow e "Girl Goodbye" dei Toto, entrambe eseguite in maniera impeccabile!!Questa volta il pubblico è tutto dalla stessa parte, la dimostrazione è anche il banchetto del merchandise che viene assalito e dalla band stessa che a fine esibizione viene sopraffatta dai fan per foto ed autografi di rito. (Andrea Lami)

 

TERRY BROCK Ecco un altro nome che fa parte del gotha dell’Aor, Terry Brock. I suoi trascorsi con Strangeways, The Sign, Slamer e Giant ne fanno un vero e proprio idolo per i puristi di quell’Aor dalle sonorità ricercate. Accompagnato da una band tutta italiana, dove spiccano le qualità di Alessandro Del Vecchio e Anna Portalupi, il buon Terry ci allieta con 50 minuti di splendide melodie dove si districa agevolmente tra il microfono e la chitarra acustica. Ottime “The Rain” e “No More Mr. Nice Guy” estratte dall’album Diamond Blue, “Another Chance” dal suo primo lavoro, “Forever Again” che vede come ospite sul palco Mr. Mark Mangold, la perla “Jaded” dal progetto Slamer e la conclusiva “Where Do we Go From Here” (Strangeways) cantata all’unisono da tutta la sala. Non manca, nel finale, un piccolo tributo al grande Prince con una breve versione acustica di “Purple Rain”. Gran prestazione della band nonostante qualche leggera imperfezione di Terry, ma nel complesso le forti emozioni non sono mancate. (Fabrizio Tasso)

 

 

THE DEFIANTS I Defiants non sono altro che i Danger Danger (seconda versione) sotto mentite spoglie. Il mese scorso abbiamo avuto la fortuna di ascoltare l'album di debutto e di apprezzarne le qualità e già oggi ci troviamo di fronte alla prima data della band. Bruno Ravel, Paul Laine e Rob Marcello hanno letteralmente infuocato il palco del Live, suonando brani sia dall'album d'esordio che canzoni estratte da quei tre lavori dei Danger Danger nei quali Laine era il proprietario del microfono. Setlist che saccheggia letteralmente l'album d'esordio con canzoni come “Waiting On A Heartbreaker”, “Take Me Back” ma anche “Love And Bullet” passando per la carriera solista di Laine con “We Are The Young” e “Dorianna” senza dimenticare la parentesi Danger Danger con “Grind”, “Dead Frunk & Wasted” e “Goin’ goin’ gone”. Laine ha una voce a dire poco pazzesca, Marcello preciso un po’ come sempre, Ravel è il fuoriclasse della band. Sorriso sempre stampato sulla faccia, suona, si diverte e tra una canzone e l'altra fa le imitazioni. La sua imitazione di Serafino è a dir poco esilarante. Uno dei momenti più simpatici dell’intero weekend. Dopo il discorso finale in difesa della musica lo stesso Bruno spiega le motivazioni della setlist della serata ed a fine discorso la band parte con le note di “Bite The bullet” che fa letteralmente saltare in aria il Live. Chiude il set una “Paradise City” a dir poco sorprendente. Che concerto!!! Senza parlare della disponibilità dei membri della band nel dopo-concerto, con un Paul Laine che tra un autografo e una foto fa un duetto con due fan, al quale mi sono prontamente unito. Cantare con Laine fa sempre curriculum. (Andrea Lami)

 

GRAHAM BONNET BAND Bonnet non ha bisogno certo di presentazioni dati i suoi trascorsi con Rainbow, Alcatrazz, MSG ed Impellitteri. Lo storico cantante inglese è stato autore di una prestazione buona, anche se alla distanza la sua voce ha avuto un discreto calo. Quello che possiamo imputargli è stato il poco dialogo instaurato col pubblico, il quale ha reagito solo durante i pezzi più famosi del suo repertorio (vedi “Since You Been Gone”, “All Night Long” e “Lost In Hollywood” dal repertorio Rainbow). Peccato perché a differenza di un altro cantante ex Rainbow, Bonnet ha eseguito tutti pezzi suoi come “Eyes Of The World”, “Dancer” e “Desert Song” (MSG) e “God Blessed Video” degli Alcatrazz. In effetti la poca reattività del pubblico è forse frutto di una non perfetta conoscenza del repertorio di Bonnet e della sua scarsa propensione al coinvolgimento. In compenso la band è stata perfetta con un Mark Zonder dietro le pelli vero e proprio fenomeno. (Fabrizio Tasso)

 

TRIXTER Leggere nel bill della terza edizione il nome di Trixter ha letteralmente fatto impazzire i fan dell'hard rock melodico. Una band di questa portata finalmente in Italia. I Trixter furono in grado, con i primi due album, di farsi notare a cavallo tra gi anni '80 e '90 e, solo successivamente, anche grazie all'uscita di due album ottimi, sono tornati alla ribalta. Finalmente la band varca la soglia dell’Europa e si esibisce proprio davanti ai nostri occhi. I quattro ragazzi sono carichissimi e lo si vede sin da subito. La scaletta di questa sera non può far ameno di comprendere “Rocking To The Edge Of The Night”, “Not Like All The Rest” e “Human Era” (“Human Era”), “Tattoos & Misery” e “Machine” (“New Audio Machine”) per rimanere alle cose prodotte recentemente, mentre i salti indietro nel passato sono testimoniati da “Road Of Thousand Dreams”, “Rockin’ House” (“Hear!”) ed infine “Line Of Fire”, “Heart Of Steel”, “One In A Million” (“Trixter”) canzoni che hanno fatto e stanno facendo la storia di questa band. Un quartetto decisamente convinto, compatto e con molta voglia di divertirsi e far divertire. Il pubblico è convolto, rapito… spesso balla e canta le canzoni. Un concerto riuscito dall’inizio alla fine. Esibizione a dir poco fantastica. Sicuramente tra le migliori del festival. Durante il loro show accade una di quelle cose che a me piacciono particolarmente e cioè quando musicisti “più grandi” si fermano a guardare e cantare. Rob Marcello e Bruno Ravel si sono accomodati a bordo palco e si sono divertiti a cantare, ridere e scherzare con i Trixter. La musica è anche questo. Speriamo che la promessa di Peter Loran di tornare in Italia sia vera. A prestissimo. (Andrea Lami)

 

TALISMAN Il Frontiers Rock Festival non poteva concludersi in maniera migliore, ospitando la reunion dei mitici Talisman. La band capitanata da Jeff Scott Soto vede tra le sua fila Pontus Norgren alla chitarra, Jamie Borger alla batteria, BJ (Tempestt/S.O.T.O) alle tastiere e Johan Niemann (Evergrey) al basso. L’inizio è deflagrante con “Break Your Chains”, “Color My XTC” e “Mysterious” ad infiammare il pubblico. Jeff è come al solito un fiume in piena, il suo strabordane modo di stare sul palco unito alla sua inarrivabile ugola ne fanno uno dei migliori frontman del mondo. Il resto della band è in palla come la sua punta di diamante ed è una goduria infinita ascoltare “Tears In The Sky”, “Just Between Us” e la chicca “I’ll B There 4U” (dall’album “Truth” mai eseguita dal vivo prima d’ora). Più scorrono le canzoni e più ci si rende conto di star assistendo ad uno spettacolo unico e irripetibile. Jeff non si risparmia un attimo coinvolgendo tutti grazie alla sua immensa simpatia. Non manca il commosso ricordo per Marcel Jacob, suo amico fraterno e il suo personale tributo a Prince (uno dei suoi punti di riferimento) con una versione di strappalacrime di “Purple Rain”. In più le varie Frozen/Crazy (Madonna/Seal), “Dangerous” e “Standing On Fire” certificano l’immenso valore di una delle band più sottovalutate della storia. Sull’hit “I’ll Be Waiting” si raggiunge l’apice con Jeff che scende dal palco, prima fa cantare Nathan James degli Inglorious e poi si avventura in mezzo al pubblico facendo cantare a turno i fan. Non ci sbagliamo nel dire che la Frontiers ha veramente colpito nel segno rendendo gloria ad una band dello spessore dei Talisman. Mai lacrime di felicità furono versate così copiose! (Fabrizio Tasso)

 

GUARDA TUTTE LE FOTO DELLA SECONDA GIORNATA REALIZZATE DA SILVIA BELLONI

 

Conclusione

 

I giorni che seguono il Frontiers Rock Festival sono un mix di emozioni. Quelle belle vissute in prima persona incontrando e parlando tranquillamente con quasi tutti gli artisti che si sono esibiti, le risate e le chiacchiere fatte con gli amici di sempre e con i nuovi con cui ci si conosce in queste occasioni e dall’altra parte un velo di tristezza perché l’evento è finito, tanto da iniziare a sperare/ragionare per la prossima edizione. Da parte nostra è difficile dare dei consigli (l’unico che mi viene in mente è quello di mettere sotto contratto gli Slaughter e di farli venire il prossimo anno!!), diciamo che ormai la macchina è ben oliata e sta andando da sola. Festival come questi dovrebbero essere sold-out sin da subito, non solo per ripagare gli sforzi di chi mette in piedi quest’avvenimento, ma per la qualità e la caratura dei musicisti che si sono esibiti in questi tre anni. La speranza è che la Frontiers riesca sempre ad organizzare il festival entro i confini nazionali per potervi prendere parte ogni anno. Nei prossimi giorni arriveranno i report, i foto-report, le foto con i musicisti, i video, i booklet autografati, foto di gruppo e tante cose di questo genere, ma nessuno riuscirà a trasmettere quella che è l’atmosfera che si respira nel festival. Innanzitutto il fatto che le band sono molto disponibili, e nota interessante, è che ci sono molti musicisti  che rimangono all’interno del locale ad assistere all’esibizioni delle altre band. Questo è il clima all’interno del festival, clima festoso che poi nei giorni successivi si trasforma in malinconia… avendo però davanti agli occhi ed impresso nella memoria lo spettacolo al quale abbiamo assistito. GRAZIE FRONTIERS!!!