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Recensione OVERTURES - "Artifact"

OVERTURES

Artifact

Sleazy Rider Records

Release date: 27 maggio 2016

 

 

 

Abbiamo scoperto gli Overtures nel lontano dicembre 2013, quando in occasione di un concerto dei Secret Sphere/Almah al mitico Peocio di Torino, in apertura c’erano proprio loro. Ad un primo ascolto li avevamo buttati nel calderone del power-metal, per poi toglierceli subito visto che gli ingredienti di questa band erano e sono tutt’ora molto variegati. Da quella serata ci siamo interessati alla band fino ad approfondire il discorso arrivando a recensire il loro secondo full lenght . Ormai affezionati alla band li abbiamo seguiti e rivisti più volte dal vivo, l’ultima al Langhe Festival, uno festival immerso nel verde delle langhe che vi consigliamo caldamente!

 

Ma parliamo di musica. Gli Overtures tornano oggi con "Artifact", un album nuovo di zecca, contenente undici canzoni decisamente variopinte. La durata dell’album è elevata visto che si superano i cinquantasette minuti di musica. Poco meno di un’ora nella quale troverete un sacco di cose interessanti, sia a livello di stile che a livello di emozioni suscitate. La matrice, l’ossatura è quella power e di questo sotto genere troviamo quasi tutte le classiche caratteristiche che vi ripetiamo per l’ultima volta: doppia cassa e voce che viaggia su registri medio alti. Mancano i duelli tastiera/chitarra e la ciambella sarebbe rotonda e con il buco, invece no. Niente duelli! Ed è proprio l’assenza di duelli key-guitar che differenzia e personalizza questa band in mezzo al mare di power-metal. Ne è una dimostrazione “Repentance” dove questi elementi ben figurano fin da subito, nei quali Michele Guaitoli si destreggia benissimo regalandoci la prima interpretazione davvero ispirata. Il suo modo di cantare, molto personale, ci colpisce fin da subito e lo si può avvicinare ad un Tobias Sammet, ma con molta più voce, unito ad un vibrato che ci ricorda Fabio Lione. L’omonima “Artifacts” pur partendo con un ritmo sostenuto, contiene all’interno diverse parti, che per merito dei cori, cambiano l’atmosfera. Guardatevi il video così iniziate a familiarizzare con il brano.

Particolarmente azzeccate sono le melodie di “Go(l)d” e di “Profiled” che pur essendo brani molto articolati, riescono ad arrivare facilmente all’ascoltatore. “Teadrop” è il pezzo più lungo (supera i dieci minuti) e più complicato dell’intero album, nel quale sono racchiusi, come per logica, tutti gli elementi di cui abbiamo appena parlato: cambi di tempo, di atmosfera, di modo di cantare; insomma dieci minuti che tutto sommato volano via vista la sua facile fruibilità. Impreziosiscono il brano Marco Pastorino e Caterina Piccolo che inizialmente aiutano Michele Guaitoli nei cori per poi invertirsi i ruoli nel corso della canzone fino ad arrivare al finale dove cantano tutti insieme! Ci troviamo di fronte alla perla, neanche troppo nascosta dell’intero album. La chiusura è affidata a “Savior” un brano contenuto nel precedente lavoro, oggi riproposto in una veste un po’ diversa, praticamente nella versione embrionale nel quale questo brano nacque. Diventa divertente capire come questi musicisti hanno lavorato sul brano per arrivare alla prima versione incisa. A voi la scelta, a noi piacciono entrambi per merito della melodia contenuta nel coro.

 

Come sempre accade, il cantante di una band la personalizza, cosa che raramente accade per gli altri strumenti. In questo lavoro Michele riesce ad esprimere tutto sé stesso passando da parti cantate relativamente semplici ed allegre fino a raggiungere toni drammatici, passando per parti dolci o incazzate a seconda di quello che richiede il testo. Queste sono doti che solo i cantanti di un certo spessore riescono a fare.

 

La cura dei particolari è assoluta, a partire dalla copertina dove troviamo ancora una volta l’equilibrista sul filo già presente nelle cover dei Circus Maximus e dei Dream Theater, realizzata dall’artista tedesco Franziskus Pfleghart per arrivare al mastering, ancora una volta affidato al duo Sasha & Miro Peath (Avantasia, Edguy, Kamelot, Epica ecc.). Una decina di anni fa all’incirca, band come Labyrinth, Vision Divine, Rhapsody, White Skull, Eldright facevano il bello e cattivo tempo in un genere musicale abbastanza vicino a questo. Oggi lo scettro è decisamente passato in mano a band come Secret Sphere, Arthemis, Temperance ed ora anche Overtures. La “battaglia” a colpi di buona musica è appena iniziata. Se non prima, ci vediamo al Gods Of Metal dove gli Overtures avranno l’onore di suonare.

 

 

Recensione di Andrea Lami

 

Tracklist:

01 Repentance

02 Artifacts

03 GO(L)D

04 As candles we burn

05 Profiled

06 Unshared worlds

07 My refuge (con Paolo Campitelli tastiere)

08 New dawn, new dusk

09 Teardrop (con Marco Pastorino, Caterina Piccolo voci e Paolo Campitelli tastiere)

10 Angry Animals

11 Savior (Alternative, Bonus Track)

 

Line up:

Michele Guaitoli - Voice

Marco Falanga - Guitars

Luka Klanjscek - Bass Guitar

Andrea Cum - Drums

 

Link:

www.overtures.it

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