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Live Report ALCEST + Mono + Syndrome @ Locomotiv Club, Bologna - 4 novembre 2016

Report a cura di Arianna G.

 

Autunno, stagione decantata dai poeti più illustri e dagli animi più sensibili e periodo più intenso per quel che riguarda l’attività concertistica. A distanza di due anni dal loro ultimo appuntamento in Italia, i francesi ALCEST tornano a farci visita per una serie di date volte alla promozione dell’ultimo lavoro della band transalpina, “Kodama”. Un tour, tra i più interessanti di questa nuova stagione, finalizzato a presentare due aspetti sonori differenti della stessa visione onirica, illustrataci, oltre che dagli stessi headliner, dai giapponesi Mono e dal belga Syndrome.

 

I cancelli si aprono puntualmente alle 20.30, permettendo così alla lunga fila accalcatasi all’esterno del locale di defluire e aggiudicarsi il posto che permettesse una migliore visuale. Al mio ingresso, già una trentina di astanti sono posti di fronte al palco, prontamente allestito e nascosto da un enorme sipario in velluto rosso.

 

Alle 21 circa, quasi in punta di piedi il musicista belga Mathieu Vandekerckhove fa il proprio ingresso sul palco. In questa sede live, il mastermind degli Amenra, munito di una sola chitarra che lo accompagnerà per tutta la performance, è pronto a presentare il suo nuovo progetto solista, Syndrome, una realtà curiosa ma ancora semi-sconosciuta, che questa sera avrà modo di essere rivelata per la prima volta in Italia. L’attenzione viene immediatamente catturata da una sequela di visuals che accompagnano questo scenario immaginario; le immagini, fredde e grigie come le tinte dell’inverno, si adattano molto a questo mood malinconico e triste. Seppur la performance sia molto curata, visti i tanti cambi di tempo presente in questa lunga suite, unico brano in scaletta, non risulta abbastanza incisiva, tant’è che il pubblico, visibilmente annoiato, preferisce investire il proprio tempo dedicandosi ad altro. Gli astanti non percepiscono forse il messaggio che l’artista belga voleva trasmettere. Peccato, evidentemente non è musica per tutti.

 Scaletta:

Forever And A Day (one long suite)

 

Luci blu e un’atmosfera eterea, accompagnate da “Sonata Al Chiaro Di Luna” di Beethoven, ci preannunciano l’arrivo dei Mono. Per gli avvezzi del genere, la band nipponica non necessita di presentazione alcuna. Dopo il grande successo di “The Last Dawn/Rays of Darkness”, doppio album uscito due anni fa, il quartetto di Tokyo è pronto a calcare i maggiori palchi d’Europa per presentare l’ultima creatura, uscita recentemente e di cui verranno presentati un paio di estratti in questa nuova sede dal vivo. Peculiarità di questo genere musicale, non adatto a chi non ha certamente un orecchio attento e/o un’apertura mentale adeguata, è la totale assenza del canto, pressoché inutile nelle composizioni strumentali dei giapponesi. Nonostante l’eleganza e la minuziosità, talvolta tramutatasi in irrequietezza e turbamento, l’esibizione dei nostri potrebbe essere definita una sorta di esperienza sensoriale che, come dimostrato questa sera, colpisce positivamente gli astanti, “catturati” dalla proposta dei nostri e caduti in una sorta di trance. Per la setlist sono stati estrapolati alcuni pezzi tratti dai lavori precedenti, come “Hymn To The Immortal Wind” (2009) e “For My Parents” (2012), e due nuovi brani, l’opening “Death In Rebirth” e la titletrack “Requiem For Hell”, tratti dall’ultimo omonimo disco. Ragguardevole la prestazione fornita dalla bassista TamakiKunishi, che si rivelerà essere anche un’abile polistrumentista, tant’è chedurante il corso della serata la vedremo suonare il basso, il piano e lo xilofono, strumento che dona ancora più magia al set qui proposto. Al termine di questa lunga e rilassata ora, il chitarrista TakaakiraGotocoglie l’occasione di ringraziare il pubblico per il calore dimostrato, esternando il proprio desiderio di voler tornare nuovamente nel nostro paese. Che inconsapevolmente il musicista abbia lanciato una chicca per un eventuale futuro tour? Solo il tempo ce lo dirà. 

Scaletta:

Death in Rebirth

Ashes in the Snow

Dream Odyssey

Pure as Snow

Recoil, Ignite

Requiem for Hell

 

 

Correva l’anno 2012 quando la sottoscritta venne a contatto per la prima volta in assoluto con la musica eterea e affascinante degli Alcest, grazie a quel capolavoro chiamato “LesVoyages de l'Âme”. Tante cose sono cambiate da allora e a distanza di così tanto tempo, quella magia che mi fece innamorare dell’ensemble transalpino è rimasta immutata. Quattro anni e un disco dopo, Neige e soci sono pronti a regalarci nuove emozioni con un nuovo album, particolarmente amato dalla critica e dai fan, e con quattro nuove date sparse lungo il territorio italiano. Con “Onyx”, singolo tratto dall’ultimo disco,si entra nel mondo evocativo degli Alcest. La band appare subito a proprio agio, il frontmanNeige, nonostante la risaputa riservatezza che da sempre lo contraddistingue, è fortemente concentrato sulla propria esibizione e regala, di tanto in tanto, alcuni timidi sorrisi agli astanti. La scaletta, seppur ridotta rispetto ai canoni tradizionali che prevedevano circa 13 pezzi, presenta qualche brano tratto dall’ultima release, alternato ai grandi classici della band (“AutreTemps”, “Écailles de lune - Part 1”, “Percées de lumière”) e viene accolta con grande entusiasmo dai fan presenti in sala, tutti molto attenti e racchiusi in quest’aurea celestiale e raramente si intravede qualche personaggio troppo preso a sbadigliare (forse dovuto alla stanchezza del lavoro o per chissà quale altro motivo) o a dedicarsi ad attività non propriamente idonee a questo contesto. Il set, che scorre in circa un’oretta e un quarto, scivola disinvoltamente, senza lasciar troppo spazio al dialogo con il pubblico: nel corso della serata, infatti, Neigesi concede brevissimi intermezzi, ringrazia il pubblico e domanda agli spettatori se la tappa corrente fosse il debutto della band nel capoluogo emiliano, sottolineando di non aver avuto molto tempo da dedicare ad un attento giro turistico, cosa che invece sembrerebbe aver fatto il bassista, che si imbarazza e tenta di nascondere l’emozione.

 

Nonostante il set non abbiamo previsto questa volta alcun encore, generando così il disappunto e la delusione negli spettatori, lo show è stato, come da tradizione, soddisfacente e suggestivo e, nuovamente, ha mostrato una band la cui maturità artistica aumenta sempre di più. Disponibili off stage per la classica foto di rito che ritrae band e fan, gli Alcest si congedano diligentemente e a noi non resta che aspettare un nuovo appuntamento dal vivo per godere ancora una volta di immensa maestria e magia.

 

Scaletta:

Onyx

Kodama

Je suisd'ailleurs

Écailles de lune - Part 1

Autre temps

Oiseaux de proie

L'eveilDes Muses

Eclosion

Percées De Lumière

Délivrance