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sab

05

nov

2016

Live Report ENTOMBED A.D. + VOIVOD @ Dagda Live Club, Borgo Priolo (PV) - 3 Novembre 2016

Report a cura di Andrea Evolti

Dalle oscure stelle dei deserti transgalattici, alle putride cantine infestate da zombie e revenant di quale paesino nelle paludi della Lousiana. L'occasione di vedere due band iconiche, sia per la musica da loro prodotte che per l'impatto sull'immaginario cinematografico di ogni ascoltatore metal, è quella da non lasciarsi scappare: Entombed A.D. e Voivod (preceduti da altri gruppi come Traktor e Lord Dying, che per motivi tecnici non siamo riusciti a seguire e, per questo, ce ne scusiamo con band e fan), di scena al Dagda di Borgo Priolo, in un locale adeguatamente affollato, ha dato la prova che certe band hanno veramente quel qualcosa in più che le rende eterne, sempre avanti e, quel qualcosa, è l'amalgama live.

                                                                                        

L'astronave degli invasori mutanti, degli alieni con bio-armi senzienti, atterra per conquistare la Terra....e salvarla dalla razza umana. Da Montreal, Quebec, i Voivod fanno il loro ingresso, guidati da un Denis 'Snake' Belangier in forma smagliante, sia come frontman che come araldo dalla stupenda voce psicotica e xenofonica. L'attacco alla Terra è di quelli che non lasciano scampo: 'Killing Technology', 'Tribal Convinctions' ed 'Inner Combustion' generano il pogo delirante nella prima fila, come in una comunità di fronte ad un'invasione dei Borg: 'Noi siamo Borg. Sarete assimilati. Ogni resistenza è inutile'. La formazione canadese è in stato di grazia, con Away a dettare ritmi forsennati, destabilizzanti ed a volte ipnotici, Rocky ad inviare messaggi a pulsazioni di basso nel subspazio e Chewy a costruire veloci ed intricate trame di thrash asimmetrico, unito ad assoli incendiari, su accelerazioni improvvise e che non lasciano altre opzioni ai pogatori professionisti, se non quella di lanciarsi a velocità curvatura. La compattezza del combo nordamericano, l'assoluto affiatamento nel suonare 'Order of the Blackguards' o 'Korgüll the Exterminator', unisce la perfezione del disco all'esplosione di energia al plasma del live, dove la musica appare fluida, perfetta, naturale, entusiasmante (grazie, anche, a degli ottimi suoni), soprattutto quando si raggiunge il gran finale dell'uno-due 'Chaosmöngers' e 'Voivod', sigillo per una prestazione così aliena, da farci sentire a casa nostra. Ha ragione Away: gli invasori non sono tra noi: gli invasori siamo noi. Oltre il Continuum!

 

 

La Galassia, per loro, è un posto troppo grande: gli Entombed A.D. preferiscono muoversi tra cimiteri ed incubi, ma sempre con il nobile intento di distruggere i noiosissimi umani. La rinata formazione svedese (con nuovo nome, sempre per le famose beghe legali), pioniera del sound Made in Stockholm, sale sul palco guidata dal quel condottiero dalle corde vocali di ghisa e dalla faccia da orso simpatico che è Lars Petrov, per lanciare in faccia al pubblico tutta la loro brutale e accuratamente grezza violenza death old school, partendo con la più recente 'Midas In Reverse', ma passando, subito  dopo, ai classici del 'terrore', 'Stranger Aeons' ed 'Eyemaster'. Qualche problema di calibrazione suono tra le due chitarre macina-cadaveri di Elgstrand e Miranda ed il volume della voce del buon Petrov, che si risolve nel giro di qualche brano, non inficiano molto l'effetto devastante che, sul pubblico, hanno i pezzi storici della formazione scandinava, come 'Living Dead' e 'Chief Rebel Angel', affiancati dalle produzioni più recenti, come quelle uscite dell'ultimo 'Dead Dawn', dal eseguono proprio la title-track. Pesantezza, velocità, ferocia, brutalità, meravigliosa brutalità, resa con la faccia dell'orco gentile Petrov e con la superba prestazione deitro le pelli (di qualche manager che li ha fatti arrabbiare?) fornita dal torturatore ritmico Olle Dahlstedt. Lars dialoga amabilmente con il pubblico, tra una carneficina di pogo e l'altra, prima di ordinare ai due allegri mietitori chitarristici Miranda e Elgstrand di ricominciare a falciare e duellare su assoli sanguigni del trittico 'Revel In Flesh', 'Wolverine Blues' e la colossale 'Left Hand Path'; ma è solo l'inizio, non la fine. La band decide di dare l'ultimo assalto da non-morti al centro commerciale dove si rintanano i poveri umani, con un'altra triade di grezze gemme d'annata: 'Night of the Vampire' terrorizza, 'Supposed to Rot' mostra l'inevitabile fine e 'Serpent Speech' ci comunica che non c'è resa o trattativa, ma solo un massacro, un massacro felicemente annunciato da un Petrov che dopo i primi due brani di riscaldamento, è salito in cattedra per concludere alla grande....banchettando con i presenti che si sono frollati in un pogo ferocissimo. Non c'era più posto all'Inferno ed i morti hanno suonato sulla terra.

 

Alla prossima doppia invasione di queste due band fuoriclasse, che annientano l'80% di quello che si può ascoltare live, in giro, attualmente. Always bang your Heads!