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2016

Live report KILLING JOKE @ Live Club, Trezzo Sull'Adda (MI) – 13 novembre 2016

Report a cura di Luca Casella

 

Foto di Silvia Belloni
Foto di Silvia Belloni

Novembre, forse, è il mese migliore per un concerto dei Killing Joke, esponenti del post-punk, di quella New Wave di qualità cresciuta dopo l’esplosione Punk di metà anni settanta. Capitanati dall’eclettico Jaz Coleman, la band Inglese nasce nel 1979 e non smette mai di calcare i palchi portando in giro il loro suono cupo, ipnotico, dark. Hanno influenzato diverse band, dal Metal al Grunge (vedi la somiglianza di “Eighties” con “Come as you are” dei Nirvana), ma non hanno ricevuto l’attenzione ed il successo che meritavano al contrario dei coetanei -sia come età sia come sonorità- Joy Division e Ultravox.

 

Precedenti impegni mi impediscono di assistere all’esibizione delle due band di supporto (Death Valley High e gli italiani Siveral), ma la nostra fotografa Silvia Belloni  li ha fotografati durante le loro rispettive esibizioni (guarda la gallery).  Al mio arrivo il Live Club di Trezzo è pieno per metà, e l’età dei presenti rispecchia la lunga carriera dei Killing Joke.

 

Quasi con precisione svizzera si spengono le luci e una musichetta Horror introduce l’entrata dei musicisti sul palco. Sono passati i tempi dell’eleganza dark per dare spazio ad un look più casual, l’unico vestito di nero resta Jaz con i suo capelli presumibilmente tinti ed un cappotto che sembra uscito da un vecchio baule dimenticato in soffitta. Le sonorità dark ci assalgono fin dalle prime note; la scaletta prevede subito cavalli di battaglia intramontabili come “Love Like Blood" e “Eighties”.  Non una parola solo musica, un pezzo dietro l’altro, non un assolo di chitarra, Geordie Walker non li ama, come mi dice un amico di vecchia data incontrato al concerto: "gli assoli li abbiamo lasciati alla generazione precedente a noi bastano tre accordi ripetuti in loop."

 

Il pubblico li incita, canta i ritornelli; pochi telefonini che riprendono o fotografano, non è un pubblico digitale ma analogico, da vinile. Non perdono colpi hanno un tiro costante, la sezione ritmica conduce il gioco insieme al tappeto musicale creato dalle tastiere. Le canzoni non risentono dell’età, restano ancora attuali e comprendi quanti gruppi nati ora attingono a piene mani dai suoni creati da Coleman e soci. Dopo una quindicina di pezzi tra cui “Change” , “Complications”, “Wardance” e la recente “New Cold War”, il frontman ci concede un sorriso nei saluti finali.

 

Il pubblico è soddisfatto della performance e ad un orario decente, ci avviamo verso l’uscita. Grazie al Live Club per l’accoglienza.

 

GUARDA LA GALLERY FOTO