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Recensione SEPULTURA - "Machine Messiah"

SEPULTURA

Machine Messiah

Nuclear Blast Records/Warner

Data pubblicazione: 13 Gennaio 2017

 

 

 

Nuovo anno e nuovo album di una band che ha vissuto due esistenze: quella con e quella senza la presenza di due dei componenti fondatori, i fratelli Cavalera. Ovviamente non è una band come tante, perchè parliamo di quei Sepultura che, tra la fine degli '80s e per quasi tutta la durata dei '90s, portarono il death metal (e la scena metal brasiliana in generale) a livelli di popolarità e qualità (assieme agli Angra), mai visti prima di allora.

 

Dopo lo split con Max e, successivamente con Igor e da allora (parere personale dello scriba di turno) un declino inesorabile e nemmeno tanto lento, per quanto riguarda la qualità, nel limbo del metal/core/groove moderno insipido, vuoi anche per la presenza di un cantante, Derrick Green, che non hai mai convinto, specie nel dover raccogliere l'eredità di un musicista come Max Cavalera.

 

In sostanza, però, che cosa ci porta questo 'Machine Messiah', di nuovo? Ad essere onesti, questo lavoro della formazione brasiliana può essere visto come il migliore di tutta la seconda fase della carriera, inaugurata con l'anonimo 'Against' e, pur senza essere un gran disco, anzi un disco abbastanza convenzionale e derivativo, riesce a dare alcuni momenti di buona musica. Di certo non bisogna fermarsi ai primi brani, perchè l'opener e title-track è quanto di più scialbo e noioso si possa sentire oggi: una specie di groove/metal con molto Black Sabbath-sound e poche emozioni, con l'anonima voce di Green che riesce ad essere ignava anche quando canta in pulito. Non migliorano molto le cose con la successiva 'I am the Enemy', pur con il tentativo ri reintrodurre sonorità tribali del bellissimo 'Roots', unito ad una song death/core che sembra presa dagli scarti dell'altra gemma di nome 'Chaos A.D.'; oppure la track numero 3 'Phantom Self', che mostra campionamenti orchestrali quasi alla Angra, abbastanza ben utilizzati ma in un brano privo di personalità, nonostante il bell'operato di Kisser e del batterista Casagrande.

 

Quando tutto sembra condannato alla mediocrità, però, arriva un brano come 'Alethea' e, da qui in avanti, passando per 'Sworn Oath' o 'Resistant Parasites', si può ascoltare del buon death/thrash con forti influenze atmosferiche dei Machine Head, che riesce a portare in questo disco, l'energia e la freschezza di riff del periodo 'Arise' e 'Beneath The Remains', ma con un tocco più cupo, alla Black Sabbath, appunto. Il merito è, principalmente, di Kisser, in ottima forma sia sui riff che negli assoli (il livello di appeal è quasi quello del periodo 'Arise') ed in grado di dare una sferzata di fuoco e gusto compositivo negli episodi di 'Iceberg Dances' o 'Vandals Nest'. Gran merito va riconosciuto alla alla dinamica e spumeggiante prova, dietro le pelli, del drummer Eloy Casagrande, bravissimo nel comprendere quanto il batterista sia, per i Seps, la spina dorsale del loro sound (ed Igor lo sapeva....). Non parliamo di pezzi memorabili o di uno smalto ritrovato in pieno, anche perchè c'è stata una forte omologazione della band verso una matrice di thrash possente e dalle tinte cupe sviluppato, in questi anni, dai MH di Rob Flynn (che Green cerca di imitare, con risultati discutibili, per usare un eufemismo), ma di una formazione che sta ritrovando il mestiere perduto e riesce a sfornare ancora discreti brani. Il problema principale, oltre all'assenza dell'anima compositiva dei Seps (Cavalera Bros.), è l'incapacità di rinnovarsi e trovare una nuova identità....e Derrick Green.

 

A costo di passare per persecutore del singer dell'Ohio, non si può non sottolineare, ancora, la sua assenza di personalità, tecnica e potenza nei growl ed harsh e la resa (molto anonima e piatta) di alcuni passaggi puliti che cadono nell'anonimato. Di sicuro, con un altro singer, questo disco avrebbe preso mezzo voto in più ma, stando così le cose, questo 'Machine Messiah' riesce ad ottenere fin troppo, vista una formazione in perenne ricerca di un'identità perduta.....o di una nuova. Aurea Mediocritas.

 

Andrea Evolti

 

Tracklist:

1. Machine Messiah

2. I Am The Enemy

3. Phantom Self

4. Alethea

5. Iceberg Dances

6. Sworn Oath

7. Resistant Parasites

8. Silent Violence

9. Vandals Nest

10. Cyber God

 

Line Up: 

Andreas Kisser - chitarra

Derrick Green - voce

Eloy Casagrande - batteria

Paulo Jr. - basso

 

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