CONDIVIDI

Live report FLAMING LIPS + Georgia @ Alcatraz, Milano - 30 gennaio 2017

Report a cura di Fabrizio Conte

 

Gran soirée all’Alcatraz di Milano per il ritorno in Italia (unica data) dei Flaming Lips, da Oklahoma City – e anche dagli anelli esterni di Saturno, come capiremo non appena il loro concerto avrà inizio.

 

La venue è piena per i suoi buoni ¾, e tra il pubblico si riconosce una buona percentuale di hipsters, mista a “regolari”, indie kids – magari non troppo kids a dire il vero – e a qualche psychedelic fan più avanti con la carta d’identità, più alcuni hardcore fan en travesti – rigorosamente con colori sgargianti, tutone in competizione col Gabibbo e lampadine (accese) in testa, che varranno il titolo di “Real Santa Claus” (Wayne Coyne dixit) al loro fortunato inventore/possessore.

 

Aggiungete qualche rockstar nostrana in libera uscita, shakerate il tutto ed eccovi il variegato pubblico di questa fantasmagorica serata.

 

Ad aprire le musiche sono (le?) Georgia, un duo all-female tastiere (synth e campioni) e batteria, suonata con grinta e precisione per l’appunto dalla poco più che teenager che dà il nome alla band, che canta pure. Il loro set di 40 minuti propone al pubblico – che apprezza - 40 minuti di una versione più rock delle Cibo Matto: synth-pop-rock tirato il giusto, con qualche motivetto subito memorizzabile. Divertente anche il siparietto che vede Wayne Coyne salire sul palco e, smartphone alla mano, le filma dalle spalle, con la batterista che ride divertita.

 

Terminato il set delle Georgia, alle 22:00, puntuali, salgono finalmente sul palco i Flaming Lips, ed è immediatamente un’esplosione di follia.

 

Al termine di un breve brano introduttivo in stile pseudo-orchestrale il pubblico viene immediatamente bersagliato con palloni gonfiabili grossi e leggeri, che in un delirio di luci e coriandoli e stelle filanti rimbalzano sulla folla per tutta la durata dell’opener "Race for the Price".

Terminata la canzone, i nostri si giocano subito un altro asso, l’ormai classica "Yoshimi Battles the Pink Robots – Part 1".

Coyne lancia sul pubblico una scritta cromata gonfiabile (again) che recita Fuck Yeah Milan, prontamente disintegrata dalle prime file, che si avventano fameliche, mentre compaiono tre grossi pupazzoni che stazionano sul palco dimenandosi fino alla fine del brano.

Durante il brano successivo - "There Should Be Unicorns" – Coyne compare a cavallo di (indovinate?) un Unicorno Luminescente col quale fende la folla mentre canta.

 

Siamo solo al terzo brano e abbiamo già visto tutto questo: come andrà a finire?

 

In realtà, ovviamente, dal quarto pezzo in poi le trovate sceniche si diradano, ma di certo non scompaiono: grossi bulbi oculari, che ricordano tanto i Residents, si materializzano sul palco durante un altro brano, e mentre i nostri eseguono un sentito omaggio a David Bowie – "Space Oddity" – Coyne naviga sul pubblico all’interno di una bolla trasparente, uno dei leitmotiv dei loro show ormai da anni.

“E’ una canzone che ogni sera ci domandiamo se eseguire, ma poi lo facciamo sempre. Anzi, vorremmo essere addirittura l’ultima band al mondo che continua a suonarla” spiega il cantante.

Così come prima di "The Castle" ci dice che è “una canzone che ci rende tristi, e che potrebbe rendere tristi anche voi, mentre noi invece vogliamo che voi siate più felici possibili, nei modi LEGALMENTE permessi a Milano”.

Ogni allusione ai trascorsi (?) tossici della band non è puramente casuale.

 

Il set continua per concludersi, dopo 15 brani compresi i due bis "Waiting for a Superman" e "Do You Realize?", dopo quasi due ore di concerto, con una luminosa scritta LOVE che campeggia sullo sfondo del palco.

 

E la musica?

Quelle che superficialmente sembrano solo stralunate filastrocche psichedeliche, fintamente semplici, sono in realtà canzoni complesse che i sette (7!) Flaming Lips eseguono con precisione ed accuratezza, mentre i suoni prodotti, che siano distorti, acustici o saturi, sono tutti conformi agli arrangiamenti originali e hanno una resa live davvero notevole.

 

In definitiva un grande concerto, divertente e spettacolare, che supera con un solo balzo le perplessità talvolta suscitate dalle recenti uscite discografiche.

 

Insomma, un 8 pieno.

 

Per finire un sentito ringraziamento va, ancora una volta, a Barley Arts, che per l’ennesima volta ha portato al pubblico italiano una grande band in una location perfetta, per dimensioni e ambiente, ad uno spettacolo come quello che i Flaming Lips ci hanno fatto vedere.

 

#noalsecondaryticketing