CONDIVIDI

Recensione ASTROLABIO - "I Paralumi della Ragione"

ASTROLABIO

I Paralumi della Ragione

Andromeda Relix/Lizard Records

Data pubblicazione: 17 Gennaio 2017

 

 

 

Ci sono album per i quali, onestamente e senza ipocrisia, dispiace sottolineare dei difetti, non poter loro dare voti molto più alti ma, soprattutto, non riuscire a vedere e sentire realizzato tutto il grande potenziale di un disco.

 

Gli Astrolabio, quartetto veronese dedito a quel glorioso genere che ha dato tanto all'Italia ed alla musica tra i '60s e '70s, il rock-progressive di matrice sinfonica, sono una formazione ricca di talento e magia e questo loro secondo lavoro 'I Paralumi della Ragione', dal titolo e copertina fortemente surreali, ne è la dimostrazione, fin dall'intro 'Dormiveglia #1', sognante, persa in un tempo che mai fu e mai sarà, ma che cammina accanto al presente, per poi sfociare in 'Nuovo Evo', brano che mostra tutte le splendide caratteristiche del prog italiano, rivisitate con buona personalità. 'Una Cosa' ed 'Arte (Fatto)', mostrano tutta la bellezza delle partiture di tastiere ad opera di Massimo Babbi, punto di forza di questo album, assieme alla sessione ritmica Iemmi/Pontone (basso e batteria). Chitarre, flauti e voce, invece, sono eseguite da Michele Antonelli che, come si evince mettendo a confronto brani come 'Una Cosa' ed 'Otto Oche Ottuse', è croce e delizia dell'album e della band.

 

Una bellissima voce, dal timbro deciso ed espressivo, una chitarra stimolante e sempre in vena di ricerca, si scontra con una scelta suoni della sei-corde poco definita e leggermente 'agée', che mostra troppo un legame con un periodo storico ormai trascorso. A questo, si affianca l'altro grande difetto di questo disco, soprattutto per le prime tre tracce: una costruzione di linee melodiche troppo forzate e poco amalgamate con l'atmosfera onirica dei brani e dei testi che, oltre a rendere un po' zoppicante e limitata metrica ed espressività lirica, appaiono troppo marcatamente ed apertamente rivolte alla critica sociale e non trasfigurate da quel surrealismo onirico che traspare dalla musica e dalla copertina.

 

Cerchiamo di essere chiari: il prog-rock italiano è sempre stato una sorta di giullare, di fanciullo virtuoso che grida 'Il Re è Nudo', ma lo ha sempre fatto con una poetica ed un lirismo che rendeva senza tempo l'argomento, non condannandolo alla mera canzone di protesta. Gli Astrolabio e, nello specifico, Michele Antonelli, riescono solo nella seconda parte a trovare quell'armonia che rende più incisivo di ogni canto politico, l'affresco grottesco della nostra società italiana, proprio grazie alle due bellissime track finali 'La Casa di Davide' e 'Sui Muri', seguite dalla chiosa 'Dormiveglia #2', dove veramente si compie il miracolo artistico del prog che, con il puro sogno, colpisce duramente la realtà, senza abbassarsi al suo livello.

 

Un'occasione non colta appieno ma che ci offre molta musica da apprezzare ed una band sulla quale sperare per il futuro, in una nuova era di cantastorie del sogno, gli unici che possano svegliarci da un grigio e piatto torpore vivente.

 

 

Andrea Evolti

 

Tracklist:

1.Dormiveglia #1 (Black)

2.Nuovo Evo

3.Una Cosa

4.Pubblico Impiego

5.Arte(Fatto)

6.Otto Oche Ottuse

7.La Casa di Davide

8.Sui Muri

9.Dormiveglia #2 (Bird)

 

 

Line-up:

Michele Antonelli – voce, chitarra, flauto traverso

Alessandro Pontone – batteria

Paolo Iemmi – voce, basso

Massimo Babbi – tastiere

 

Link:

www.astrosito.it

www.facebook.com/AstrolabioRDI