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gio

23

feb

2017

Live Report KREATOR + SEPULTURA + SOILWORK + ABORTED @ Live Club, Trezzo sull'Adda (MI) - 21 febbraio 2017

Report a cura di Andrea Evolti

 

Sepultura - Foto di Silvia Belloni
Sepultura - Foto di Silvia Belloni

Nulla è più aggraziato della violenza nell'arte. Nulla è più devastante dell'arte che si compie nella violenza. Per sapere che non sono deliri di un personaggio di Games of Thrones, basta essere stati presenti all'unica data italiana del tour delle divinità teutone del thrash, i Kreator, al Live Club, supportati da una bill di band che definire meri opener, sarebbe un insulto. Ma oltre ai nomi c'è stata la sostanza di uno show di altissimo livello ed intensità, che può essere messo già nelle nomination come best live act del 2017. Andiamo, violentemente, con ordine, però.

 

Da anni sulla scena e sui palchi di tutto il mondo, portabandiera di un intransigente ma anche virtuoso e peculiare death metal, con grandi intuizioni e personalità, i belgi Aborted aprono le danze di guerra e lo fanno nel modo migliore, nonostante dei suoni non perfetti, specie ad inizio esibizione. Il quintetto belga, che basa la sua scaletta sull'ultimo lavoro, 'Retrogore', mostra tutte quelle che sono le caratteristiche che li hanno resi unici (anche se molto sottovalutati) nel panorama death: ferocia spietata, sound lacerante, velocità, tecnica ed un gusto per gli assoli, opera della coppia Jekelis/de Leij, unico, che dona finestre di melodia in mezzo ai massacri gore narrati dalla dilaniante voce di de Caluwé. 45 minuti per essere travolti dalla furia e creatività di una band in grandissima forma, che piazza una prestazione di alto livello e dimostra che 22 anni e 9 album non si raggiungono a caso. Estasi e massacro.

 

I Soilwork sono un oggetto metal di grande valore e peculiarità, ricchi di talento e coraggio, anche in scelte (in passato) non sempre felici; quando si tratta di salire sul palco, però, resta solo la grandiosità di una formazione tra le più importanti dell'ultima decade, per talento e creatività, che questa sera scelgono una scaletta estremamente varia e non basata unicamente sull'ultimo (grandioso) 'The Ride Majestic'. Speed Strid e compagni aprono le danze pirotecniche (giochi di luci straordinari per tutte le band, in questa serata) proprio con 'The Ride Majestic', per poi passare a 'Nerve' e 'Rise Above the Sentiment', passando attraverso il periodo centrale e più 'meditativo' della loro discografia ma, attenzione, non certo per risparmiarsi. Fin dall'inizio, infatti, il six-piece svedese sfodererà quella che è stata la miglior prestazione assieme a quella dei Kreator, per qualità ed intensità artistica. Le chitarre della coppia Gutierrez/Andersson sono in primo piano, con le ritmiche fluide ed elaborate ed i fantasiosi virtuosismi solistici che illuminano le oscure visioni futuriste della band, dai tradizionali 'The Chainheart Machine' e 'Bastard Chain' ai più recenti 'The Living Infinite I', supportati sempre dal lavoro di drumming del bravissimo Thusgaard. Leggermente sacrificate le tastiere di Karlsson, mentre dalla prima all'ultima nota, Speed Strid dilania ed evoca, passando da harsh, growl e puliti con grande naturalezza, fino alla conclusione di 'The Stabbing Drama', brano che suggella uno spettacolo grandioso, anche dal punto di vista del coinvolgimento di un pubblico nutrito e scatenato. L'oggetto misterioso Soilwork continua ad incendiare palchi ed animi metallici.

 

Il tempo passa, molte cose, persone ed anche il mondo (a volte) fanno lo stesso e non si dovrebbero fare paragoni eccessivi con il passato ma, per quel che riguarda una band come i Sepultura, che ha segnato profondamente tutta la storia del metal, è veramente difficile esimersi dal fare confronti, specie quando si parla di live, uno dei loro punti di forza. La band vista al Live di Trezzo è, forse, quella maggiormente in forma dell'era post-Cavalera, grazie anche ad un album, 'Machine Messiah', che si eleva al di sopra di quella stanca mediocrità in cui erano entrati fin dalla pubblicazione di 'Against'. Con un Kisser in ottima forma, un Green più che accettabile (rispetto a molte performance del passato) ed un batterista come Eloy Casagrande, vero protagonista della serata ed instancabile cuore della formazione sudamericana, i Sepultura, fin dalle note di 'I am the Enemy', 'Phantom Self' e 'Choke', mostrano di voler dare il tutto per tutto ed il pubblico se ne accorge. Purtroppo, ci si accorge anche che l'impatto, seppur notevole, rimane sempre su livelli buoni ma distanti da quell'esplosione di potenza tribale che ci si aspetterebbe dalla band brasiliana; questo si vede in maniera palese quando arrivano pezzi storici come 'Desperate Cry', 'Inner Self' e, soprattutto, 'Refuse/Resist' (un petardo al posto di un ordigno atomico). Sentire questo brano, con la voce di Green effettata e priva di quella lacerante rabbia che era di Max Cavalera, o anche semplicemente ascoltare 'Arise', derubata di una chitarra, con il solo Kisser a tener alto un livello che, inesorabilmente, si assesta, anche con prove più che discrete da parte di tutti (anche se Paulo Jr sembrava fin troppo placido), come 'Ratamahatta', sul piano di un buon concerto, carico di energia, ma assolutamente imparagonabile rispetto a quello delle altre tre band. Anche la conclusiva 'Roots Bloody Roots', è apparsa rilassata e incapace di generare quel turbine emotivo ed energetico che ci aspetta (forse ancora ostinandosi a fare paragoni con il passato). Un buono dal sapore insipido.

 

L'apocalisse e l'oscurità non hanno mai brillato così tanto di energia ed entusiasmo. Non ci riferiamo, parlando così, solo agli stupendi effetti scenici (grandiosi i filmati proiettati di fondali copri-amplificatori, oltre alla scenografia) che hanno incendiato il pubblico pronto ad assaltare le prime linee della tricnea dei Kreator: Petrozza e soci, ancora una volta, hanno rischiato e dato il tutto per tutto, senza doversene minimamente pentire. Pubblico dedito ad assalti kamikaze ed a rispondere agli ordini di Mille a parte, la band di Francoforte ha inanellato i primi otto pezzi sensa una pausa, partendo dall'assalto all'arma bianca di 'Hordes of Chaos', per passare a brani mid-tempo schiacciasassi come il singolo 'Satan i Real' dell'ultimo 'Gods of Violence', per lanciarsi ancora negli assalti della title-track dell'ultimo lavoro e negli anthem storici come 'People of the Lie' e 'Total Death'. Petrozza sugli scudi per la dilaniante voce che non perde mai un colpo nel cantare gli apocalittici e distruttivi scenari del nostro mondo, Ventor tra i migliori, con un prestazione che è cresciuta di brano in brano e la 6-corde di Sami Yli-Sirniö pronta a cesellare assoli thrash eseguiti con la naturalità di un guitar player hard-rock. Dopo l'ennesimo assalto frontale in cui il pubblico si distingue per beluina passione per il Wall of Death, caratterizzato da 'Phantom Antichrist' (pezzo tra i migliori dell'ultimo periodo e della serata), si passa a 'Fallen Brother', dedicata ai grandi musicisti scomparsi, con un tocco di classe nella proiezioni di immagini di questi durante il brano, a rendere il tutto ancora più viscerali. Ventor non lo tiene più nessuno e 'War World Now' o 'Civilization Collapse' ne sono la devastante prova, mentre il bassista Giesler macina note e chilometri sulle passerelle del palco, dopo che i Kreator hanno tributato il loro attaccamento ai fan con le immagini di queste prese durante il tour, con il pezzo 'Hail to thr Hordes'. Ritornano a tuonare battaglia le asce di Petrozza e Yli-Sirniö nella devastante tetralogia finale di 'Violent Revolution', 'Flag of Hate', 'Under the Guillotine' e l'insanguinato marchio finale, che conclude questa stupenda guerra dei mondi, di 'Pleasure to Kill'.

Una macchina in forma smagliante per una gig che non ha fatto prigionieri. Il mondo è sull'orlo del baratro, ma i Kreator (ed anche il loro pubblico) sono pronti per affrontarlo. Thrash 'till Death!

 

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Kreator - Foto di Silvia Belloni
Kreator - Foto di Silvia Belloni