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Live Report ANTHRAX "Among the Living 30th Anniversary Tour" + The Raven Age  @ Live Club Trezzo d'Adda (MI), 14 Marzo 2017

Report a cura di Andrea Evolti

 

Foto di Silvia Belloni
Foto di Silvia Belloni

Se c'è sempre un Randal Flagg in mezzo a noi, pronto a seminare la distruzione, allora ci saranno sempre quattro 'giullari combattenti' (da New York City) pronti a contrastarlo. Non è follia, ma l'esaltazione che si prova ad assistere ad un live degli Anthrax come quello per la celebrazione del trentennale dell'uscita del monumentale 'Among The Living', che si è tenuto al Live Club di Trezzo d'Adda (unica data italiana del tour) il 14 Marzo, in un locale gremito di fan, ai livelli del sold-out, che hanno generato una delle più devastanti mosh-storm che si siano mai viste nel club milanese.

 

Foto di Silvia Belloni
Foto di Silvia Belloni

FoPrima della battaglia campale, sul palco, salgono a riscaldare il pubblico (già abbastanza carburato e carico) i britannici The Raven Age, formazione all'esordio discografico proprio quest'anno con il debutto 'The Darkness Will Rise', famosa, finora, per essere la band in cui milita George Harris, il secondo genito del bassista degli Iron Maiden. Il quintetto londinese propone un groove-metal/heavy-rock dalla forte componente melodica di estrazione americana, sulla scia di formazioni quali i Bush e quello che colpisce il pubblico, che sembra apprezzare molto la proposta dei musicisti albionici, è l'affiatamento e la coesione live, oltre all'ottima voce del front-man Michael Burrough. 40 minuti di buon e robusto hard&heavy pieno di melodie e visceralità, ottimo prima di gettarsi nell'impeto della battaglia che sta sopraggiungendo.

 

 

La tempesta non può essere più divertente! Il messaggio, da 30 anni a questa parte, che gli Anthrax riescono a trasmettere a tutti i loro metalhead in giro per il mondo, attraverso live devastanti e ricchi di energia ed entusiasmo, è proprio questo. C'è un terribile nemico da combattere nel mondo, un Randall Flagg (il villain del romanzo The Stand – L'Ombra dello Scorpione, di Stephen King, immortalato proprio sulla cover di 'Among.....') che vuole sottomissione e silenzio da parte nostra, ma la musica, ed il thrash metal in particolare, sono l'arma che il combo della Grande Mela ha sempre usato per attaccare e dissacrare il mondo e le sue assurdità.

 

Staserà, però, sono qui per celebrare i 30 anni di 'Among The Living', disco simbolo del combo americano e quale miglior modo se non quello di suonare per esteso l'album che ha consacrato il loro stile unico. Dopo l'intro 'I Can't Turn You Loose' partono le prime note della title-track.....e qui potremmo smettere di scrivere e sintetizzare la serata con la parola mosh: esplode il Live Club ed il centro della sala si trasforma in un gorgo umano degno della forza degli elementi. Alla propulsione del drugster Anthrax, purtroppo, non c'è Benante, ancora sotto terapia per la tendinite che lo assilla da un paio d'anni, ma viene splendidamente sostituito da John Dette, batterista funambolico che sospinge con furia e varietà i due cesellatori di riff Scott Ian e Jonathan Donais, che fanno brillare le cariche di quell'ordigno atomico di 'Caught in a Mosh', per l'ennesimo assalto portato dal pubblico. Suoni incredibili, potenti e definiti, che permettono di gustare gli splendidi assoli del 'new kid' Donais, dei cori di Ian e Bello e, soprattutto, della voce tagliente e squillante di dell'inarrestabile folletto Joey Belladonna, che mostra un forma vocale ottima nell'esecuzione di track come 'One World' o l'anthem per eccellenza, acclamato fin dal riff iniziale di Ian, 'I Am the Law': se Flagg è il male, Judge Dredd è la cura.

 

L'energia, la pulizia esecutiva e l'affiatamento della band sono a livelli stellari ed ogni brano è un nuovo ordigno che esplode, crea reazioni a catena e vittime, passando da 'Skeleton in a Closet', 'N.F.L.', prima dell'intermezzo dell'assolo di Donais, che non doveva, comunque, dimostrare nulla a nessuno, essendo palesi le sue capacità di shredder di alto livello. Si riparte con 'A.D.I.' e non c'è sosta: tuonano i cori di Ian e del martello delle frequenze basse Bello, le due asce scolpiscono melodie e riff con l'epica 'Indians', fino ad arrivare alla conclusiva 'Imitation of Life'. Fine della prima parte, ma si respira poco perchè gli Anthrax hanno ancora energie per scatenare altri mosh-pit fra il pubblico. 'Fight'Em 'Til You Can't' da 'Worship Music', accompagnata da un comparto luci che è stato adeguato ed incisivo per tutta la serata, preme ancora sull'acceleratore del motore Anthrax, prima di tornare con 'Breathing Ligthning' allo splendido 'For All Kings'. Un passo indietro, però, per una delle più divertenti track del five-piece di NYC, che ha sancito il loro stile unico: 'Madhouse'.

 

 

A questo punto, dopo l'ennesimo assalto tutti, tranne gli Anthrax, sono provati, ma pronti per l'ultima corsa contro il muro, sempre in ambito 'For...', con 'Blood Eagle Wings' e 'Be All, End All' e, lo slancio finale, la battuta metallica conclusiva degli abrasivi 'comedian' del thrash: 'Antisocial', dei francesi Trust, mette la parola fine su macerie fumanti e combattenti che si danno ai festeggiamenti, perchè Randall Flagg è stato scacciato ancora, ma ad aspettarlo ci sono sempre 5, inarrestabili e spassosissimi combattenti di nome Anthrax, con una semplice parola d'ordine: mosh!!!! Tutto il resto è secondario.