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Live Report CHILDREN OF BODOM + Forever Still + ONI @ Live Club, Trezzo Sull'Adda (MI) -  22 Marzo 2017

A cura di Andrea Evolti

 

Foto di Arianna Govoni
Foto di Arianna Govoni

Una splendida festa di sangue, l'avrebbe chiamata S. King, usando il primo titolo del racconto da cui nacque Shining, dato che, oltre ai 20 anni di onorata carriera degli 'Squartatori di Bodom' e del loro seminale 'Somthing Wild', la serata ci ha offerto anche l'impatto con la virtuosa 'next big killing thing' canadese ONI: un programma per una serata di gala rosso sangue.

 

Ouverture per virtuosismo ed eccidio spaziale ad opera dei canadesi ONI (nome giapponesi per indicare sia demoni che angeli), al debutto discografico l'anno scorso con 'Ironshore' e, nonostante il Live si stia ancora riempiendo, il pubblico s'innesca come una supernova. Cynic, Death, Periphery, Meshuggah, Obscura, Gnostic, Atheist, Nocturnus.....e tanta originalità, sono le armi di questo six-piece nordamericano guidato dalla duttile voce e dall'imponente stazza del singer Jake, accompagnato dai due viaggiatori stellari delle 7-corde Andres e White, danzatori siderali dello sweep e della scuola fusion che creano costellazioni tanto violente, quanto aggraziate. A tessere galassie c'è lo splendido basso di Chase Bryant, spinto dalla pulsar delle pelli di Greulich e, per finire, la chicca dello xilofonista digitale Johnny De Angelis, che tesse trame sonore uniche, la vera voce delle stelle, una sorta di tastiera che sembra suonata da gocce di pioggia. Incredibili, distruttivi come i Morbid Angel, epici come i Death, mistici come gli Obscura....ed unici come gli ONI.

 

Il confronto era duro e, benchè i danesi Forever Still abbiano suonato bene, con grinta, tenuti in piedi dalla bella voce e dalla carica della singer Maja Shining (curiosa coincidenza di citazione.....), il fatto di avere solo un EP all'attivo, 'Breaking Free', e di suonare un genere che molto deve a Evanescence, Lacuna Coil delle origini e molti stilemi del modern-rock con voce femminile, non ha certo reso indimenticabile la loro performance. I 4 danesi appaiono ben affiatati, energici, precisi e Maja è di certo il loro asso nella manica, ma il punto è proprio la scarsissima identità musicale che li rende una band dalla buona esecuzione, con un elemento di spicco ma scarsamente coinvolgente e presto dimenticabile. Sono all'inizi ma, per ora, nel limbo del senza infamia e senza lode...ma con molta noia.

 

 

Accorrete signori, accorrete: i sarcastici mietitori di Espoo sono tornati, per celebrare il rito di 'Something Wild', venti ere dopo la notte della loro rivelazione e con un pubblico nutrito e scatenato (anche se si poteva ipotizzare qualche decina in più di presenti) pronto ad immolarsi ai alle virtuose falci elettriche dei Children of Bodom!

Laiho e compagni non perdono tempo e, per il sanguigno anniversario delle loro nascita musicale piazzano 'Deadnight Warriors' ed 'Into the Shadows' con la spietata energia di una falciatrice meccanica di anime (già intente al mosh selvaggio), con precisione chirurgica e forza dirompente, dove spicca il drumming da corsa selvaggia di Raatikainen ma dove i riff di Laiho e Freyberg appariranno, all'inizio un po' troppo secchi nell'audio, prima di scaldarsi bene per meglio dissezionare dalla metà in avanti del concerto. Balzi in avanti con 'Needled 24/7', urto di potenza e poi la melodia assassina di 'Black Widow', dove le tastiere di Warman la fanno da padrone, sia in trame che in assoli. La guerra dei virtuosi si scalda con l'antemica 'Lake Bodom', l'opening-theme perfetto per un massacro in un campeggio di adolescenti e con la maestosa e spietata sinfonia da Joker impazzito di 'Warheart', con Laiho e Warman che si scontrano all'ultimo e letale assolo, spinti dal basso di Blacksmith.

Oltre alla forza, al talento ed allo spettacolo (contenuto ma efficace e coinvolgente il comparto luci), i COB mostrano che l'affiatamento, l'armonia e la coesione, anche nelle più feroci esecuzioni, li rende una delle band più originali ed influenti di queste due decadi, specie quando 'Angels don't Kill', l'inquietante mid-tempo da 'Hate Crew Deathroll', e 'Red Light In My Eyes Part II' fanno riesplodere il pubblico, stavolta con dei suoni di chitarra più pieni ed allineati con l'alta qualità degli altri strumenti.

Laiho, dal canto suo, oltre ad essere primo violino sicario di altissimo livello (ennesima gran performance), mostra una scelta vocale duttile, che attraversa tutti gli album, dall'impronta death di 'Downfall', altra song-apice della serata, a quella più aspra e thrasheggiante di 'Hate Crew Deathroll', sempre restando su standard vocali altissimi. Il glorioso passato di 'Bed Of Razors' da 'Hatebreed' e 'Children of Decadence' dal capitolo 'Follow the Reaper' (quello più debole, per chi vi scrive), chiudono la prima parte del concerto, per poi introdurci subito ai bis, dove i due capitoli delle feroce origini del five-piece finnico, lasciano il segno definitivo e mietono le ultime vittime: 'The Nail' (con relativo intro tratto da 'Ben-Hur') e 'Towards the Dead End', anche se, alla fine di questa letale rasoiata metal che è stato il concerto dei COB, con un Laiho sempre compostamente entusiasta ma prodigo di incitamenti al pubblico, ci sembra che per i massacratori di Bodom il futuro sia tutto, tranne che una strada senza uscita. Meravigliosamente spietati.

 

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Foto di Arianna Govoni
Foto di Arianna Govoni
Foto di Arianna Govoni
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